Roma

Anno: 2018

Paese: Messicano

Lingua: Inglese, spagnolo

Genere: drammatico

CAST TECNICO

Regia Alfonso Cuarón

Sceneggiatura Alfonso Cuarón

Montaggio Alfonso Cuarón, Adam Gough

Dop  Alfonso Cuarón, Galo Olivares

Casa di Produzione: Esperanto Filmoj, Participant Media

Durata: 2h 15m

Formato: ARRIRAW (6.5K) (source format)
Digital Intermediate (4K) (master format)

Aspect ractio:2.35 : 1

Camera: ARRI Rental ALEXA 65, Prime 65 Lenses

CAST ARTISTICO

Yalitza Aparicio

Marina de Tavira

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Il Regista parla al pubblico

O5/12/2018. Teatro comunale di Pietrasanta (LU).  Il regista Alfonso Cuarón, vincitore  del premio oscar alla regia nel 2014 con Gravity,  decide di aprirsi al pubblico e alle loro domande in un piccolo teatro di paese, strapieno di appassionati.  Realizzando un momento, un’atmosfera che solo il vero cinema, le vere persone e i grandi registi riescono a creare.  Un cinema che crea comunità e discussione attiva.

“Sono contentissimo di questa proiezione a Pietrasanta che è una casa di fatto di Roma, dato che una parte del montaggio è stata fatta qui. Credo che il posto naturale del cinema è la sala del cinema, come centro di comunità” (cit. Cuarón)

Alfonso Cuarón ascoltava e rispondeva con grande umiltà al suo pubblico affermando che il cinema deve essere riletto tramite l’esperienza dello spettatore; lui ha sua visione filmica ma ognuno di noi leggerà quella storia con sfumature divergenti.

Parlando del film

Roma è un film del 2018 scritto e interamente realizzato da Cuarón, che si è occupato della direzione della fotografia, del montaggio e dell’aspetto registico del film, uscito vincitore del Leone d’oro alla 75esima edizione della Mostra Internazionale d’arte cinematografica a Venezia, oltre ad essere candidato come film messicano ai premi oscar per il miglior film straniero

L’opera filmica non ha una storia avvincente, epica, piena di azione e di eventi importanti ma si parla del cuore, della semplicità dell’animo umano, e delle piccole cose che accadono nella vita di tutti i giorni, in una normalissima famiglia, in un’estenuante routine.

I dialoghi arricchiscono solamente la storia, la rendono più vicina al nostro mondo, ma sono le immagini ad aggiungere potenza ai personaggi,  mostrandoci la loro forza e fragilità. Le parole sono sono un mero supporto alla storia. Tutto il film ruota intorno a due personaggi femminili, Cleo e la signora Sofia, mentre la figura maschile passa in secondo piano. Tutti gli uomini presenti nella storia non si comportano educatamente con le rispettive donne.

Perché il tredicesimo film di Cuaron si intitola “Roma”?

Roma è il quartiere della città del messico, questo è il mistero! In verità, quando ho scritto la sceneggiatura l’ho chiamato “Senza Titolo”. Era un progetto senza titolo anche durante la produzione. Per le strade sognavo un titolo. Il personale di produzione l’ha chiamato Roma, perché tutta la location del film è stata il quartiere di Roma. Io l’ho chiamato così, allora”

Roma è un film drammatico che in parte si ispira alla stessa vita del regista, anch’esso vissuto a Roma, quartiere di Città del Messico, negli anni in cui la storia è ambientata.

Trama

Siamo nel 1970, a Città del Messico. Cleo è una domestica nella casa di una famiglia benestante. Si occupa di pulire la casa, di togliere dal vialetto gli escrementi del cane e bada ai bambini della signora Sofia, senza aver quasi tempo per pensare a sé stessa.

Nel tempo libero esce dedicandosi alla spensieratezza. Va al parco e al cinema con il fidanzato Fermin. Tutto pare trascorrere serenamente fino a quando lei non rimane incinta. Lo dice al suo uomo, che decide di scappare, scaricandola.

Da questo istante vediamo l’evolversi della vita di Cleo, immersa tra i suoi problemi interiori e i suoi doveri di domestica in una famiglia che non la vede solo per il lavoro che svolge ma la considera come una persona.

Analisi filmica

“E’ un film messicano, spagnolo, in bianco e nero, con attori sconosciuti. Un film pensato per fare il cinema in 65mm in surround” (cit. Cuaron)

Attraverso uno stile biografico, in un bianco e nero scarno e freddo, entriamo nel mondo di Cleo, fatto di classi sociali, in cui la divisione tra ricchi e poveri è evidente. In una vita priva di una reale felicità ma basata su piccoli gesti e attività che si ripetono ogni giorno in una estenuante routine.

Il personaggio di Cleo non appare mai pienamente felice, viaggiando tra un’ apparente serenità e una tristezza interiore e preoccupazione per il futuro, che verrà accentuata dal trascorrere degli eventi.  Possiamo dire che la sua storia è interamente statica. Cleo non sa come muoversi in un mondo crudele e spaventoso, in fondo lei ha un cuore di una bambina, innocente e puro come viene dimostrato nella scena del Karate, dove è l’unica che riesce a fare una mossa che solo i puri di cuore possono fare.

La staticità delle emozioni viene accentuata dall’uso diligente della macchina da presa. Ogni inquadratura è un piccolo quadro, ogni singolo piano è quasi completamente statico. Non un macchina a mano durante l’intera narrazione filmica e pochissimi primi piani, usati anch’essi con parsimonia.

L’attenzione del film è posta sull’ambiente, sulle situazioni di vita e solamente dopo sui personaggi.  Non a caso le location del film vengono sempre mostrate attraverso delle panoramiche che vanno a descrivere l’intera ambientazione con un suono che descrive in maniera ottimale il posizionamento degli attori. Onestamente non ho mai sentito così distintamente il suono fuoriuscire dalla cassa di destra, per poi accentrarsi in simbiosi a ciò che vedevamo all’interno dell’opera.

Cleo, come afferma Cuaron ” è una seconda madre” per lo spettatore. Lei vive una situazione di apparente solitudine, dove tutto ciò che le capita è una sua scelta. Accanto a sé non c’è nessuno su cui aprirsi e confidarsi, tutto ciò che prova è rinchiuso dentro di lei. E’ una donna forte che deve combattere per vivere.

” Io sono un pessimista, credo che l’esistenza umana sia di solitudine. Io veramente non credo che la vita abbia un senso, penso che non c’è nessun senso. La verità è che in tutto ciò che scegliamo siamo da soli. L’unica possibilità di trovare un senso a questa vita vuota è la relazione affettiva” (cit. Cuaron).

Lo stile registico fa apparire l’opera quasi realistica, come fosse un documentario. Abbiamo un costante uso di long take, che a volte diventano dei veri piani – sequenza. Lo spettatore non è mai distratto dalla macchina da presa, non è invadente, ma semplicemente al servizio del film.

Sotto vari punti di vista possiamo avvicinarlo alla nouvelle vague francese, piucché quella italiana. La storia non ha un apparente senso, per molti punti di vista sembra non sapere dove andare. La storia racconta degli spezzoni di vita: i problemi delle donne messicane, la povertà e la ricchezza con una grande vena.

Come è stato girato il film?

“Tutto il film è stato girato in ordine cronologico. L’unica persona che aveva la sceneggiatura ero io. Gli attori non la conoscevano. In questo modo abbiamo girato il finale”

La scelta degli attori?

“La questione del casting è stato un processo durato un anno e poteva essere un attore professionale o non professionale, l’importante è che quella persona sembrasse il personaggio originale [….] spiritualmente, fisicamente, emozionalmente. Girando tra un paese e l’altro abbiamo scoperto Yalitza Aparicio (Cleo)”

Note positive

  • Il film è d’autore in ogni sua scelta
  • Gli attori che pur non essendo professionali sono di una bravura unica
  • Ogni scena è utile per comprendere i personaggi
  • Le ambientazioni sono fondamentali al fine di poter girare il film nel modo deciso dal regista. Queste fanno 2/3 del film.
  • Citazione del film Gravity

Note negative

  • Il suono pur essendo di ottima fattura in qualche momento distrae