Porco rosso recensione film

Porco Rosso: certi ideali non possono tramontare.

Locandina Porco Rosso

Porco Rosso

Titolo originale: Kurenai no buta

Anno: 1992

Paese: Giappone

Genere: Animazione, storico, fantastico

Produzione: Studio Ghibli

Distribuzione: Lucky Red

Prodotto da: Toshio Suzuki

Durata: 92 minuti

Regia: Hayao Miyazaki

Sceneggiatura: Hayao Miyazaki

Fotografia: Atsushi Okui

Montaggio: Hayao Miyazaki

Colonna sonora: Joe Hisaishi, Tokiko Kato (per la canzone Toki ni wa Mukashi no Hanashi o)

Art director: Yoshitsu Hisamura

Animatori: Megumi Kagawa, Toshio Kawaguchi

Trailer del film Porco Rosso

Porco Rosso è il sesto film dello Studio Ghibli (se si esclude Nausicaä della Valle del Vento uscito due anni prima la fondazione ufficiale dello Studio). Il film, scritto e diretto da Miyazaki, è liberamente tratto da un suo manga: Hikotei jidai, pubblicato in Giappone tre anni prima. Nel 1993 è il vincitore del premio Cristal al Festival internazionale d’animazione di Annecy (uno fra i festival più prestigiosi per questo settore) e nel 2020, sempre in questa kermesse, è votato via internet quale miglior film nella storia del festival che ha toccato l’anno scorso la sessantesima edizione.   

Trama estesa di Porco Rosso

Siamo in una calda estate adriatica al tramonto degli anni 30 del Novecento e all’alba di una seconda, disastrosa guerra mondiale. Su una piccola isola poco lontano dalle coste della Dalmazia vive Marco Pagot, celebre asso della Regia Aeronautica ormai ritiratosi a vita privata. Nell’ultima missione prima del suo congedo, Marco rimane vittima di un incantesimo e si ritrova i connotati cambiati: il suo viso da quel momento in poi sarà quello di un maiale. Marco quindi, si ritira sull’isolotto abbandonando la mondanità, e con questa anche la storia d’amore con Madame Gina, proprietaria dell’Hotel Adriano situato su di un isolotto dell’Adriatico, con la quale ha in sospeso una scommessa.

Quello di Marco all’isola dalmata è tutt’altro che un “buen retiro”. Sul suo idrovolante completamente verniciato di rosso, Porco Rosso (questo il nome con cui è ormai da tutti conosciuto) dà la caccia ai pirati dell’aria, che infestano i cieli sopra quelle acque, per riscuoterne la taglia. Per liberarsi di Porco, i pirati assoldano l’asso americano Donald Curtis il quale, dopo avergli teso un’imboscata, riesce apparentemente ad abbatterlo a causa di un’avaria al motore, occorsa all’idrovolante mentre il nostro protagonista si trovava in viaggio per Milano, proprio per rimettere a nuovo il suo mezzo.

Sopravvissuto allo scontro, Pagot si reca quindi alla Piccolo S.p.A. a Milano per riparare il suo aereo; l’azienda, ancora gestita dal capofamiglia, ha ora nelle donne della famiglia Piccolo la mano d’opera (a causa dell’emigrazione in America dei membri maschi della famiglia). A progettare la nuova messa a punto dell’aereo è Fio, la più giovane che, pur incontrando le iniziali resistenze di Porco, riesce a rimettergli a nuovo il velivolo e in seguito lo costringe a partire con lui.

Dopo una rocambolesca fuga dalla polizia fascista che lo stava cercando, Porco Rosso raggiunge la sua isola insieme a Fio per prepararsi alla rivincita. Il riposo però è breve; i due sono raggiunti dai pirati dell’aria e da Curtis, intenzionati a dare il colpo di grazia al Rosso. A fermare il linciaggio è Fio, che convince Curtis a sfidare Porco Rosso l’indomani con una posta in gioco alta; se sarà Porco Rosso a vincere, Curtis dovrà coprirne i debiti contratti con la ditta Piccolo, se la vittoria dovesse arridere all’americano, la giovane lo sposerà.

È la mattina del duello e i due contendenti si sfidano senza esclusione di colpi. Lo scontro si articola in tre round non previsti: il primo a suon delle mitragliatrici dei propri aerei, il secondo è un confuso lancio di ogni possibile parte degli stessi ormai inservibili, il terzo (causa forzato ammaraggio) vede la sua fine a suon di pugni. Il duello è vinto in extremis da uno sfigurato Porco Rosso, ma non c’è tempo per i festeggiamenti: Gina informa i contendenti e il folto pubblico accorso all’evento, che la Regia Aeronautica sta raggiungendo il luogo della disputa, ed è tempo di defilarsi. Porco Rosso affida Fio a Gina che lo saluta con un bacio, e poi decolla con Curtis per distrarre l’aeronautica.

La conclusione della storia è affidata a Fio che racconta di come siano proseguiti gli eventi dopo il buio periodo del ventennio fascista in Italia e della Seconda Guerra Mondiale, lasciando in sospeso, almeno a parole, l’epilogo della scommessa fra Madame Gina e Marco Pagot.

Recensione di Porco Rosso

In questo film sembra di assistere a un tramonto; come in tutti i migliori tramonti, infatti, prima di lasciare spazio al buio della notte, esplodono i colori più caldi e corposi. Porco Rosso di Miyazaki è questo (lo è almeno per chi scrive): tutta la vicenda che si dipana davanti agli occhi è un continuo ribadire la cosa. La colonna sonora, i dialoghi, e alcune battute particolari ci riportano a questa immagine: siamo al tramonto di un’epoca che sta lentamente volgendo al termine e non tornerà. Il maestro dell’animazione giapponese ci mostra il tutto in una bellezza crepuscolare, quasi malinconica, senza alcuna tristezza ma lasciando spazio a piccoli guizzi di comicità.

Nei novantadue minuti del film, vediamo che tutti i personaggi sono portatori di valori e ideali, tutto sommato nobili, destinati a subire un duro colpo a causa degli eventi storici che accadranno di lì a poco. Pensiamo alla nobiltà d’animo dei pirati dell’aria “Mamma aiuto”, così ligi a rispettare e far rispettare l’etichetta (un preciso e quasi cavalleresco codice di comportamento), a Donald Curtis anche lui portatore di un’etica che nemmeno il suo essere uno sbruffone e uno sfacciato può sopire, a Madame Gina che apre le porte del suo hotel in mezzo al mare a chiunque ne abbia bisogno, siano essi pirati o cacciatori di taglie, e infine pensiamo al protagonista Marco Porco Rosso Pagot e alla sua battuta più conosciuta: “Piuttosto che essere un fascista, meglio essere un maiale!” che racchiude il senso ultimo di questa storia: invece di cedere alla barbarie, a un potere che rifiuta tutti quegli ideali di cui sopra, è preferibile rimanere fedeli a sé stessi, tenendosi perfino una faccia mostruosa, piuttosto di svendersi a un potere oppressivo e distruttivo. Un potere però che dopo la sua dissoluzione, come notiamo alla fine del film, non riesce a sopprimere alcune vestigia di un’epoca ormai passata: una scommessa e un hotel su un’isola in mezzo al mare, con un idrovolante rosso attraccato al suo porticciolo.

Porco Rosso: certi ideali non possono tramontare. 3
Fotogramma dal film Porco Rosso

Uno sguardo alla regia di Porco Rosso

Con Porco Rosso, Hayao Miyazaki continua ad approfondire il suo discorso su alcuni dei temi a lui più cari (il volo, la guerra, la figura femminile) e che lo porterà, ben diciannove anni dopo – nel 2013 – a quella massima sintesi che è: Si alza il vento (Kaze tachinu), a oggi l’ultimo lavoro del senpai di Tokyo.

Per raccontare questi “luoghi” a lui cari, il regista tiene fede a un modello di narrazione riscontrabile in molte, se non tutte, le sue opere: fluidità nel dipanare gli eventi, pochi e rapidi colpi di scena per mantenere viva la concentrazione dello spettatore su una storia che, altrimenti procederebbe con una pacatezza singolare. Ciò che più colpisce in Porco Rosso è la grande abilità di gestire più storie all’interno di un solo macro racconto, dando a ogni personaggio principale e non solo a Marco Porco Rosso Pagot, uno spazio da protagonista. Il sesto film dello Studio Ghibli è quasi un film corale in cui agiscono non personaggi in contrapposizione, Donald Curtis e la banda Mamma aiuto sono antagonisti praticamente innocui, ma personaggi complementari senza la presenza di un “cattivo” classico (figura quasi totalmente assente nell’opera omnia Miyazakiana); l’unico vero e proprio nemico del film, se si volesse soddisfare una curiosità di questo tipo, non è una persona ma è la dittatura fascista.

Note positive

  • Una storia di fantasia che si innesta su un periodo storico reale.
  • Un personaggio diventato iconico.
  • Un uso sapiente della colonna sonora.
  • La sola canzone Toki ni wa Mukashi no Hanashi o descrive perfettamente l’intero sottotesto del film.

Note negative

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