Kathy Bates è Annie Wilkes

Misery non deve morire: Rob Reiner dirige il cult movie tratto dal romanzo di Stephen King

Locandina del film

Misery non deve morire

Titolo originale: Misery

Anno: 1990

Paese di produzione: Stati Uniti d’America

Genere: thriller

Durata: 107 minuti

Produzione: Nelson Entertainment, Castle Rock Entertainment

Distribuzione: Penta Film

Regista: Rob Reiner

Sceneggiatura: William Goldman

Montaggio: Robert Leighton

Fotografia: Barry Sonnenfeld

Attori: Kathy Bates, James Caan, Richard Farnsworth, Lauren Bacall, Frances Sternhagen

Recensione di Misery non deve morire

Tratto dal celebre romanzo del Re dell’Horror Stephen King, Misery non deve morire è un thriller perfettamente congeniato e divenuto, sin dalla sua uscita nelle sale americane nel 1990, un cult movie per i cinefili di tutto il mondo. Regista della pellicola è Rob Reiner, già noto alla schiera di lettori di King per aver diretto il film Stand by me – Ricordo di un’estate, celeberrimo riadattamento cinematografico del racconto Il corpo tratto dalla raccolta Stagioni Diverse (1982); fondatore, inoltre, della casa di produzione Castle Rock, ispirata all’immaginaria town nata dalla penna kinghiana, Reiner riesce a far sortire dalla pellicola tutto lo spirito del romanzo del Re dell’Horror, infondendo allo spettatore una costante tensione e un lacerante malessere.

Trama di Misery non deve morire

Paul Sheldon (James Caan) è il noto scrittore divenuto celebre per la serie di romanzi dedicati alla sua eroina Misery Chastain. Nutrendo il desiderio di potersi dedicare alla stesura di testi più elaborati, si ritira in un albergo fra le montagne innevate del Colorado per scrivere l’ultimo libro dedicato alla serie, Il figlio di Misery, nel quale decide deliberatamente di uccidere la protagonista. A romanzo concluso, si mette in viaggio alla volta di New York per consegnare il manoscritto alla sua agente (Lauren Bacall): ma una bufera di neve lo coglie all’improvviso e Sheldon esce fuori strada. Tuttavia, lo scrittore viene portato in salvo dall’infermiera Annie Wilkes (Kathy Bates) che lo porta nella sua isolata fattoria col proposito di curarlo. Immediatamente la donna si dichiara come la sua ammiratrice numero uno, ma solo dopo svariati giorni d’isolamento Paul Sheldon inizia a intravedere la natura maligna e perversa della giovane donna.

Analisi di Misery non deve morire

Andrà tutto bene. Penserò io a curarti. Io sono la tua ammiratrice numero uno.

– Annie Wilkes (Kathy Bates) in una scena del film

Cosa accadrebbe se uno scrittore di fama internazionale incontrasse la sua lettrice più devota? È la domanda che Stephen King, universalmente noto come l’autore dell’orrore nella quotidianità, si pone nel 1987, quando inizia a scrivere il romanzo Misery. Ed è anche l’interrogativo che il regista Rob Reiner si domanda, allorché proprio King concede i diritti d’autore per la realizzazione dell’opera solo in virtù della presenza del cineasta dietro la macchina da presa. Il risultato è una brillante commistione di dialoghi serrati, situazioni angosciose e momenti di altissima tensione. E, soprattutto, la presenza in scena di due eccellenti interpreti.

James Caan, ben noto per aver ricoperto il ruolo di Santino Corleone ne Il padrino (F. F. Coppola, 1972) e di Jonathan E. in Rollerball (N. Jewison, 1975), veste i panni dello scrittore Paul Sheldon, idealmente alter ego di Stephen King, che a causa di un incidente automobilistico si ritrova a dover convivere con la sua lettrice più fedele. Un’interpretazione, quella di Caan, che riflette la vasta sfumatura di emozioni provate dal personaggio vittima delle angherie della sadica infermiera, capace di penetrare l’interiorità dello spettatore che vive, insieme a Paul Sheldon, il costante terrore della convivenza forzata.

Tuttavia, è sicuramente la prova di Kathy Bates a rendere il film un vero e proprio cult movie fra i cinefili; un’interpretazione a dir poco eccezionale che è valsa il Premio Oscar alla miglior attrice protagonista nell’edizione 1991 degli Academy Awards. Straordinaria in ogni sequenza, la Bates restituisce appieno la condizione psichica del personaggio, incarnando una Annie Wilkes che pare uscita proprio dalle pagine del romanzo kinghiano: indimenticabili le scene in cui alla dolcezza della donna, platonicamente infatuata dello scrittore, succede un’alterazione umorale dai tratti schizofrenici sino al raggiungimento dei momenti più cruenti; sequenze, come quella principale, che, da quanto si evince dalle testimonianze sul set, provocarono una reazione di pianto da parte di Kathy Bates, decisamente provata dalla dose di veemenza delle scene.

Misery non deve morire è una pietra miliare del genere thriller postmoderno, capace d’intrattenere e coinvolgere lo spettatore nonostante la concentrazione della maggior parte delle sequenze nella casa dell’infermiera: una qualità dovuta evidentemente dalla grande capacità di Rob Reiner di alternare sapientemente primi piani, soggettive, piani americani e sequenze connotate dal montaggio alternato. Ottima la scelta dell’ambientazione – le montagne innevate del Colorado – che restituiscono, al pari del romanzo, la sensazione d’isolamento nel quale si ritrova a dover vivere lo scrittore Paul Sheldon. Ma è soprattutto l’aderenza al romanzo a rendere la pellicola di Reiner un cult movie indimenticabile: l’idea che uno scrittore possa incontrare il proprio fan numero uno che non accetta la morte del suo beniamino letterario tanto da imporre all’autore di farlo resuscitare risulta essere assolutamente geniale e priva di precedenti. Soprattutto se la scrittura diventa l’unico mezzo per riuscire a sopravvivere.

Note positive

  • L’eccezionale interpretazione di Kathy Bates nei panni dell’infermiera Annie Wilkes
  • L’aderenza al romanzo di Stephen King, sia sul fronte contenutistico sia sulla restituzione dello spirito dell’opera
  • La sceneggiatura colma di tensione e angoscia in sintonia col senso di isolamento dovuto alla lontananza della casa dell’infermiera dal centro abitato

Note negative

  • L’assenza di una colonna sonora incisiva e memorabile

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