Russell Crowe in American Gangster (2007)

American Gangster: La discesa scottiana nel sottobosco criminale di Harlem

Recensione e trailer di American Gangster, il gangster movie diretto da Ridley Scott con Russell Crowe e Denzel Washington.
locandina di American Gangster (2007)

American Gangster

Anno: 2007

Paese: Stati Uniti d’America

Genere: Thriller, Drammatico, Storico

Casa di produzione: Universal Pictures, Imagine Entertainment, Scott Free Productions

Prodotto da: Brian Grazer, Ridley Scott, Nicolas Pileggi

Durata: 2 hr 37 m

Regia: Ridley Scott

Sceneggiatura: Steven Zaillian

Montaggio: Pietro Scalia

Dop: Harris Savides

Musica: Marc Steintenfeld

Attori: Russell Crowe, Denzel Washington, Chiwetel Ejiofor, Josh Brolin, Cuba Gooding Jr., John Ortiz, Common, Ruby Dee, John Hawkes, Lymari Nadal, Ted Levine, Carla Gugino, Idris Elba.

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Recensione American Gangster

Il più chiassoso della stanza è il più debole nella stanza.

Cit. American Gangster

Da sempre associato principalmente alla magniloquenza visiva di grandi film di fantascienza quali AlienBlade Runner, o per le imponenti architetture di kolossal storici come Il Gladiatore e Le CrociateRidley Scott è per prima cosa un regista camaleonte trasversale, tra i pochi autori della Nuova Hollywood che abbia davvero saputo cambiare genere con spigliata versatilità nel corso della sua lunga carriera. E così, dopo aver abbracciato la commedia sentimentale ambientata sotto il sole della Provenza Un’ottima annata, il regista inglese passa al gangster movie, analizzando il sottobosco criminale afroamericano della comunità di Harlem negli anni Settanta, poco conosciuto ai più ma capace di segnare la storia del crimine newyorkese per ben trent’anni.

Trama di American Gangster

Frank Lucas è l’uomo più pericoloso in circolazione in questa città: corruzione, estorsione,
omicidio, associazione a delinquere…

cit. American Gangster

New York, primi anni Settanta. L’autista criminale Frank Lucas (Washington) diventa il più ricco e
pericoloso narcotrafficante afroamericano della città dopo aver scoperto come importare la droga dal Vietnam, eliminando gli intermediari. A tentare di far crollare il suo impero multi-milionario fondato su un rigoroso e spietato codice etico, l’integerrimo Richie Roberts (Crowe), sbirro tanto ligio al dovere quanto inaffidabile nei rapporti personali, le cui indagini vengono continuamente intralciate dalla rete di poliziotti corrotti del detective Trupo (Josh Brolin).

Analisi di American Gangster

Tu pensi davvero che mettere me dietro le sbarre cambierà qualcosa per le strade? I tossici continueranno a farsi, ruberanno per farsi e poi moriranno. Mettermi dentro o lasciarmi fuori non cambierà niente.

Cit. American Gangster

La prima cosa che balza all’occhio di American Gangster è la sua sobrietà anti-epica. Se il cinema di Ridley Scott era stato fino a questo momento sinonimo di grandeur e immagini dal dirompente impatto visivo, qui il maestro inglese sceglie di archiviare il suo tono possente a favore di un tocco registico quasi documentaristico nell’esposizione dei fatti storici su cui il film si basa. Lo script di Zaillian è ugualmente misurato, dovendo per l’appunto tener fede alla cronaca, e per quanto personaggi e risvolti narrativi possano anche sapere di già visto (il dualismo criminale freddo ma romantico/poliziotto incorruttibile ma sentimentalmente fallace era stato abbondantemente sviscerato nel già citato Heat di Mann; la lotta alla corruzione nel dipartimento di polizia ricorda tanto quella vista in Serpico di Sydney Lumet), caratterizzazioni e dialoghi rendono sempre il racconto interessante e mai banale.

Tuttavia lo stile puro di Scott in American Gangster salta fuori più volte nelle oltre due ore e mezza di proiezione a imprimere il suo marchio di fabbrica. Lo si nota nella cura maniacale per il dettaglio scenografico, nelle luci tagliate, nella secchezza della violenza che esplode in raptus folli raggelati, nella frenesia infusa alle poche scene d’azione (il magnifico raid finale è cinema scottiano ai massimi livelli) dal montaggio del fedele Pietro Scalia, già autore dei portentosi combattimenti nell’arena di Il Gladiatore. Ma dove la mano del regista inglese è davvero riconoscibile è nella sempre eccezionale direzione degli attori: se il carismatico Washington e l’energico Crowe offrono tra le loro migliori prove di sempre, è solo grazie alla smisurata capacità di Ridley Scott di valorizzare l’espressività dei suoi interpreti, ponendo l’accento anche sui silenzi significativi e sulle micro-espressioni ai limiti del subliminale, e cogliendo così l’anima dei personaggi.

La ricostruzione storica (che palleggia tra gli oscuri ambienti urbani e la bellezza selvaggia della giungla vietnamita devastata dalla guerra) è impeccabile e tiene sempre l’attenzione elevata, e pur non mancando qualche rallentamento di ritmo nella parte centrale, nulla nuoce alla convinzione di aver assistito a una delle pellicole più belle e complete di Ridley Scott, e un atipico film di mafia (l’atto finale, proprio per la voluta mancanza di un climax adrenalinico, è geniale) che forse non raggiunge i livelli di capolavori scorsesianicoppoliani, ma ci va davvero molto vicino.

Lati positivi

  • Il regista Ridley Scott e lo sceneggiatore Steven Zaillian collaborano a stretto contatto per curare nei minimi dettagli la ricostruzione filologica di atmosfera e fatti storici.
  • La regia stessa di Scott limita al minimo sindacale azione e virtuosismi per rimanere attaccata al reale.
  • Russell Crowe e Denzel Washington
    dipingono alla perfezione il dualismo che caratterizza i loro due personaggi.
  • La colonna sonora curata da Marc
    Streitenfeld
     si adegua al clima fosco di una New York degli anni Settanta completamente soggiogata dalla droga e dalla corruzione.

Lati negativi

  • Nella parte centrale si ravvisano alcuni rallentamenti di ritmo, ma nulla che
    faccia calare l’attenzione.

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