Totò al Giro d’Italia: La cultura pop italiana

Totò al giro d'Italia la locandina del film

Totò al Giro d’Italia

Anno: 1948

Paese: Italia

Genere: Commedia

Casa di Produzione: E.N.I.C., Peg Produzioni Film

Distribuzione: E.N.I.C

Durata: 88 minuti

Regia: Mario Mattoli

Sceneggiatura: Vittorio Metz, Marcello Marchesi, Steno

Montaggio: Giuliana Attenni

Fotografia: Tino Santoni

Musiche: Nino Rota

Attori: Totò, Isa Barzizza, Giuditta Rissone, Fulvia Franco, Alda Mangini, Carlo Ninchi, Luigi Catoni

Recensione di Totò al Giro d’Italia

Di produzione E.N.I.C e Peg Produzioni Film con regista Mario Mottoli, Totò al Giro d’Italia, uscito nelle sale il 30 dicembre del 1948, riesce a coniugare all’interno dell’opera cinematografica due grandi manifestazioni popolari dell’epoca che continuano a esistere ancora oggi: Il Giro d’Italia (che nel 1948 era alla sua trentunesima edizione) e il concorso per bellezze femminili di Miss Italia, che all’epoca era alla sua nona edizione. La vincitrice del concorso di quell’anno fu la bella triestina Fulvia Franco (nel film interpreta Gisella) che, proprio grazie al suo successo come “Regina d’Italia” viene lanciata come attrice nel mondo del cinema debuttando proprio in Totò al Giro D’Italia; anche nel film, così come nella realtà, è lei la vincitrice e analogamente anche Totò fa parte della giuria perfino nella finzione scenica.

Trama di Totò al Giro d’Italia

Il professor Casamandrei, insegnante in un liceo bresciano, per conquistare il cuore di colei che ama è costretto a partecipare al giro d’Italia, ma a causa della sua poca atleticità per riuscire nel suo intento è costretto a vendere l’anima al diavolo, che gli permetterà di vincere il Tour d’Italia, ma dietro si nasconde una terribile verità.

Analisi di Totò al Giro d’Italia

Il film comincia con un prologo in cui vediamo la scritta in maiuscolo sul pavimento “Lasciate ogni speranza voi che entrate”, ovvero la stessa frase che troviamo nella porta d’ingresso dell’inferno, descritta da Dante Alighieri nella Divina Commedia. Un grande portone si spalanca da solo e tra il fumo bianco fuoriesce un personaggio vestito con camicia candida, giacca e pantaloni neri che si mette un cappello del medesimo colore. Si sta recando in missione e con un inchino porge un saluto a Dante Alighieri (Carlo Ninchi), apprestandosi poi a salire delle scale bianche dall’estetica espressionista (tema espressivo che ricorda il mondo iconografico di Metropolis di Fritz Lang del 1927 e di Frankenstein di James Whale del 1931).

Nell’incipit c’è anche la presenza di Nerone (Luigi Catoni), che si saluta con Dante con una stretta di mano aspettando con lui l’arrivo negli inferi di Totò. Divertente e geniale la scena quando i due, sulla parte sinistra dello schermo, commentano le didascalie del cast tecnico e degli attori del film sulla destra (moltissimi sono i veri ciclisti del Giro d’Italia che si sono prestati come attori a interpretare se stessi, tra cui Bartali, Coppi, Bobet, Magni), per mostrare l’attenzione agli spettatori di quanto l’opera audiovisiva sia un prodotto culturale e artistico in grado di riunire tantissime maestranze, tra cui anche la presenza dell’architetto e di chi si occupa dell’arredamento. Da una balaustra di un tempio romano collocato sopra alle nuvole Dante e Nerone vedono l’universo, il pianeta Terra, l’Italia e il luogo dove si sta svolgendo il concorso nazionale di bellezza, ovvero nel comune piemontese di Stresa. Totò è un professore con bastone, barba e baffi che, seduto al tavolo con gli altri giurati (tra cui Walter Chiari che interpreta Bruno), si è invaghito della sorella bionda di Gisella, Doriana (Isa Barzizza), anch’essa nel ruolo di giudice esaminatrice, che scopriremo nel corso dell’opera essere una giornalista della Rai. Il professore del liceo di Brescia ha fatto di tutto per eleggere Gisella Miss Italia e tramite una lettera vorrebbe unirsi in matrimonio con sua sorella Doriana. Lo spettatore, seppur non li veda nella scena, sa della venuta di Coppi e Bartali nella sede del concorso, ma Totò Casamandrei, ignorante in materia ciclistica, non li conosce. Doriana accetta la proposta di sposarsi in matrimonio con Totò, a una condizione che lei ovviamente ritiene assurda da raggiungere per il professore: Si sposerà con lui solo se egli riuscirà a vincere il Giro d’Italia. Lo stupore di questa esclamazione fa fuoriuscire l’abilità tecnica e performativa dell’attore che consiste nel movimento veloce degli occhi (tecnica che si ritrova eseguita in modo strabiliante nel lungometraggio L’allegro fantasma del 1943).

Recandosi nel bar degli sportivi, Totò incontra Renato Stella; lo paga “un sacco”, ovvero mille lire, così ha il diritto di effettuare la sua prima lezione di bicicletta della sua vita. Nella sua primissima discesa in campagna, tempo una manciata di secondi, e Totò è a terra con la bici fracassata. Rialzatosi, rivela a Renato che il suo obiettivo è quello di vincere il Giro d’Italia, ricevendo come consiglio che l’unica maniera per potercela fare è quella di “vendere l’anima al diavolo”. In voce over, giunto nel corridoio tetro del suo palazzo, risuonano nella sua testa le voci di colei che ama e del suo maestro di bici. Il film pur essendo comico e grottesco ha dei tratti sia a livello stilistico che di colonna sonora extradiegetica, piena di archi dal suono stridente e tonalità minori, che rimandano al genere macabro e orrorifico. Dopo una cantata lirica davanti al suo maggiordomo, in cui Totò in playback canta miracolosamente e divinamente “Il barbiere di Siviglia” passando da un registro baritonale di uomo a quello femminile di soprano, con tutta la sua forza facciale mimica, espressiva e caricaturale, si reca da solo nella sua stanza, dicendo ad altra voce in maniera sicura l’intenzione di vendere la sua anima al diavolo per conquistare la donna amata. E’ qui che scopriamo che il personaggio dell’incipit vestito con giacca nera è il diavolo dal nome Filippo Cosmedin (Carlo Micheluzzi), che parla con accento veneziano; è in grado tra i suoi molteplici super poteri di compiere sparizioni, apparizioni e di mutare forma, cosi come è stato rappresentato nei film dedicati a Mefisto dal regista e mago francese George Méliès (interessante notare anche una certa somiglianza estetica tra il personaggio barbuto di Totò e il regista francese). Queste tecniche illusionistiche sono rese possibili tramite stacchi di montaggio, cambi di costume e la presenza di fumata bianca dal sapore di zolfo quando il diavolo si volatilizza per poi ricomparire in un altro angolo della stanza. Il diavolo riesce ad affabulare il professore tramite la visione della ragazza di cui è pazzamente innamorato e riesce a convincerlo a firmare, col proprio sangue estrapolato tramite una penna, il perfido contratto dal retrogusto mortale. Il patto rivela a Totò della sua vittoria al Giro d’Italia, ma il diavolo in cambio si prenderà la sua anima. Casamandrei, ingenuo, non ha quindi compreso il rischio che sta correndo.

L’influsso del diavolo lo percepiamo fin da subito; Totò con il movimento in testa del suo cappello riesce a far condurre a sé una bicicletta posizionata da un ragazzo sul muro di un palazzo, che quindi cammina verso di lui da sola, per poi andare a compiere salendoci sopra, sotto lo sguardo incredulo di tre bambini, delle piroette circensi che fanno avvicinare l’attore napoletano al grande attore e comico londinese Charlie Chaplin. Totò al Giro d’Italia quindi prosegue in maniera parodica e comica ribaltando gli stilemi con il professore che, pur non essendo dotato fisicamente e senza alcuna esperienza sia da ciclista che da spettatore di ciclismo, riuscirà a vincere facilmente e brillantemente senza sudore e fatica una tappa dietro l’altra, mettendo in crisi tutti i vari campioni del ciclismo dell’epoca, come lo scalatore Fausto Coppi e Gino Bartali.

Totò al Giro d’Italia è godibile con il protagonista che si scinde quindi in molte caratterizzazioni del personaggio, passando dal professore di liceo viziato e bambinone servito e riverito, ad abile cantante lirico, alle competenze tipiche della macchietta che fanno parte del repertorio tecnico di Totò attore. Le protagoniste femminili invece sono poco sviluppate a livello caratteriale, così come i veri ciclisti prestati al film che fanno solo da contorno alla stravagante e surreale storia. Formidabile la scena in cui tutti i “girini” fumano sigari ritenendo che sia quella l’arma segreta per battere Casamandrei, con Fausto Coppi che si fuma un mega-sigaro perché ci terrebbe moltissimo alla vittoria. Nell’operazione filmica è interessare sottolineare che alcune scene riguardanti sia il concorso di Miss Italia che quelle rappresentanti le tappe del Giro sono veritiere, rappresentando veramente la realtà degli eventi, con il pubblico ad applaudire e a sostenere i propri beniamini. Il film come ambientazioni, soprattutto nei percorsi delle tappe, si concentra soprattutto sugli esterni tra Lecco e la via Cassia di Roma, mentre gli interni si svolgono negli studi di Cinecittà. La bellezza di questo film di grande successo al botteghino, anche per via dei tantissimi sportivi e celebrità del momento, è quella di riuscire a dare brio e comicità allo spettatore in un’Italia che era uscita da pochi anni dall’ecatombe della tragedia della II guerra mondiale, avendo voglia di un sano intrattenimento per ricominciare a sognare. Il cinema quindi si pone con questa commedia in un’intersecazione di materiali di archivio (Found Footage) e finzione scenica, contemporaneità e tradizione letteraria, grandi attori e sportivi, per ricostruire l’identità collettiva di un popolo che era passato recentemente dalla monarchia alla repubblica democratica.   

Note positive

  • La brillantezza e bravura di Totò
  • L’interpretazione del diavolo
  • La presenza di Dante Alighieri e Nerone nell’inferno

Note negative

  • Poco caratterizzate Gisella e Doriana
  • Poco avvincenti per problemi tecnici le scene in cui Totò in bicicletta è primo nelle tappe

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