The Truman Show: spettatori e attori della propria vita

Recensione della commedia drammatico di The Truman Show, con uno strepitoso Jim Carrey

The Truman Show

Titolo originale: The Truman Show

Anno: 1998

Paese: Stati Uniti

Genere: Drammatico

Casa di produzione: Paramount Pictures

Distribuzione: U.I.P.

Durata: 103 min.

Regia: Peter Weir

Sceneggiatura: Andrew Niccol

Montaggio: William M. Anderson, Lee Smith

Musiche: Philip Glass, Burkhard von Dallwitz

Attori: Jim Carrey, Ed Harris, Laura Linney, Noah Emmerich, Natascha McElhone, Holland Taylor, Brian Delate

Trailer italiano di The Truman Show

Recensione di The Truman Show

The Truman Show uscì al cinema nel 1998 con la tagline “In onda. Senza saperlo.” Con queste quattro parole si riassume la vita di Truman Burbank, interpretato da un magistrale Jim Carrey che finalmente si libera dai ruoli più demenziali e dimostra al mondo intero di che pasta è fatto. The Truman Show è una satira fantascientifica, una parodia dei reality show e del loro paradossale modo di rappresentare la realtà. E’ una presa in giro di quel format televisivo che pretende di spacciare come vero un quotidiano fittizio, una vita esposta al mondo intero e trascorsa davanti alle telecamere.  Ma The Truman Show è anche un film che denuncia quella mania di voler spiare continuamente la vita altrui, quella mania iniziata col Grande Fratello di George Orwell e arrivata fino a oggi con l’omonimo reality show. Seppur non abbia collezionato nessun Oscar, The Truman Show è uno dei migliori film del secolo scorso e la pellicola che lancia Jim Carrey anche come ottimo attore drammatico.

Trama di The Truman Show

Truman Burbank è un assicuratore trentenne che conduce una vita anonima, circondato da longevi affetti stabili. Ma in un giorno iniziato col solito motto di Truman “Buongiorno e se non dovessi rivedervi buon pomeriggio, buona sera e buona notte” una serie di fatti insoliti insospettisce Truman, che improvvisamente inizia a dubitare della sua esistenza. Un faretto che cade dal cielo e una violentissima ma mirata cascata di pioggia che bagna solo lui sono fatti strani, ma sua moglie Meryl che gli presenta una marca di caffè come se dovesse pubblicizzarla al mondo intero lo è ancora di più. Allarmato da questi comportamenti, Truman scopre così una terribile verità: tutta la sua vita è un’immensa messinscena. Truman è infatti il protagonista di uno show televisivo in onda dal giorno della sua nascita, anch’essa ripresa dalle telecamere in diretta mondiale. Una vita esposta al mondo intero da sempre, a sua insaputa.

30 anni trascorsi a Seaheaven, un paese su un isolotto inventato e creato artificialmente dagli autori del Truman Show e abitato da un cast di attori eccellenti. Quella che crede essere sua moglie è un’attrice pagata per interpretare il ruolo, quello che pare essere il suo miglior amico da una vita è soltanto un attore al quale vengono suggerite le migliori parole di conforto e i suoi educatissimi vicini di casa sono solo delle comparse. E così dopo aver scoperto l’inganno Truman tenta la fuga dall’unico luogo che conosce, l’unica vita che conosce e dalle uniche persone che fino a un attimo prima credeva di conoscere ma che gli si mostrano adesso come persone pagate per volergli bene. Ma come si fugge da una “gabbia dorata” costruita ad hoc per te, da 30 anni l’unico mondo conosciuto?

Analisi di The Truman Show

“Non troverai più verità là fuori di quella che hai trovato qua dentro”

Christof a Truman nella scena finale di The Truman Show

Così Christof, l’autore del Truman Show e interpretato da Ed Harris, descrive a Truman il mondo al di fuori dello show. Christof vede Truman come un figlio da proteggere dai pericoli del mondo, lo avverte che il mondo reale non è migliore di quello artificiale, né tantomeno più autentico. Ma per un uomo che non ha mai vissuto nel mondo vero, che in 30 anni non ha mai incontrato nessuno che gli volesse bene sul serio o che lo conoscesse davvero e non solo per nome grazie a uno show televisivo, il mondo là fuori è un sogno. Un sogno costretto a trasformarsi in utopia quando capisce che da quell’ambiente costruito ad hoc per lui non c’è via di scampo.

Ed è proprio in questo momento che lo spettatore del Truman Show inizia a fare il tifo per lui. La delusione di Truman nello scoprire che pure il mare è finto e l’orizzonte fatto di cartongesso coincide con la delusione dello spettatore. Il film denuncia il voyeurismo del Ventunesimo secolo, quello di cui tutti siamo vittime, noi spettatori del Truman Show da una sala cinematografica e noi spettatori del Truman Show dal piccolo schermo televisivo. Truman Burbank è un protagonista inconsapevole e ingenuo ma tremendamente autentico. Truman è l’unica cosa vera e autentica dello show (“true man” come richiama il nome), l’unico attore più convincente degli attori stessi. La pellicola diretta da Peter Weir (regista del celeberrimo L’attimo fuggente) e scritta da Andrew Niccol riproduce in forma metaforica le contraddizioni del reale che in The Truman Show si manifesta nel doppio binario sul quale scorre il flusso narrativo: una storia costruita all’interno di un’altra storia. Il passaggio della soglia che porta da una storia all’altra, dal mondo fittizio a quello reale, è un vero e proprio passaggio fisico, rappresentato dalla porticina nel cielo di cartongesso. E l’uscita di scena di Truman, accompagnata dal suo motto e da un inchino, è una vera e propria uscita da star. E la riverenza finale non è solo la riverenza di Truman, ma anche quella di un Jim Carrey consapevole del proprio talento artistico che lascia da star la pellicola che lo consacra al grande pubblico. E lo stesso spettatore che esulta e applaude il coraggio di Truman esulta anche per la prestazione superba dell’attore.

NOTE POSITIVE

  • Jim Carrey
  • L’attualità della storia e il suo messaggio
  • Montaggio: Lee Smith è un maestro

NOTE NEGATIVE

  • E se Truman fossimo noi?

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