Hanna – Scheda Serie tv

Stagione: 1

Anno: 2019

Paese: Stati Uniti D’America

Lingua: Inglese

Genere:Azione, drammatico

Network: Amazon Prime Video

Ideata: David Farr

Regia: Sarah Adina Smith

Sceneggiatura: David Farr

Aspect ratio: 16:9 HD

Cast Artistico Principale

Esme Creed-Miles

Mireille Enos

Joel Kinnaman

Hanna – Recensione serie tv

Dopo aver diretto Il Solista (2009), Joe Wright decide di dare un cambio netto al proprio stile registico e narrativo a partire proprio dalla storia, non più legata al clima della letteratura classica; così nel 2011 il regista portò sul grande schermo Hanna, una vicenda dai contorni d’azione mischiata a tematiche fantascientifiche che trovò, anche se in maniera non molto calorosa, un giudizio  positivo da parte della critica cinematografica.

La storia poco tempo dopo passò sotto le mani di Amazon che nel 2017 annunciò di aver ordinato una serie televisiva liberamente tratta dal lavoro di Wrigh, che vide la definitiva luce sul servizio on demaind Amazon Prime Video, in anteprima, il 3 febbraio 2019.

Il nuovo Hanna si distacca da quello cinematografico sotto molteplici aspetti; gli stessi personaggi cambiano personalità e viene dedicato maggiori minuti all’aspetto interiore della protagonista, elemento quasi del tutto assente nel film che è più che altro una storia d’azione e di vendetta. Anche le location sono divergenti; se nell’originale siamo in Svezia, all’inizio della storia nel prodotto di Amazon ci troviamo in una foresta della Polonia e le vicende si spostano su più paesi, dal Marocco fino alla Romania.

Entrambi i prodotti però non brillano di originalità ma vanno a ricalcare un genere cinematografico che sta prendendo sempre più piega nella cultura occidentale e orientale d’oggi: una donna (spesso una ragazza), con incredibile forza fisica, che è costretta, per salvarsi la vita, a diventare una crudele e spietata omicida a sangue freddo mantenendo in sé però un briciolo di umanità e pietà. Tale tema è stato al centro del film del 1990 di Luc Besson, Nikita, il primo film che aveva mostrato come l’essere femminile in giovane età può commettere le stesse crudeli azioni degli uomini adulti privi di pietà e bontà. Tale concetto è ribadito da un altro film di Besson, Lucy in cui assistiamo alla protagonista indifesa, interpretata da Scarlett Johansson, essere costretta a scopririsi omicida a sangue freddo per sopravvivere. Possiamo ricoleggare tale nascità di questo filone narrativo al primissimo Ghost in the Shell (1995) che benchè tratti tematiche divergenti immette nel cinema la figura femminile come essere combattente al pari di quelli maschili.

La serie è state rinnovata per una seconda stagione.

Esme Creed-Miles in Hanna (2019)

Trama

Foresta Polacca. Hanna, una ragazzina di quindici anni vive lontana dal mondo e sopratutto dalle persone con cui non ha nessun contatto. L’unico individuo che conosce è Erick, l’uomo che dice di essere suo padre e che l’ha cresciuta, addestrandola a combattere nel caso che qualcuno la trovi e provi a farle del male.

Hanna però, vogliosa di scoprire il mondo, commetterà un errore venendo avvistata e poi scoperta dalla CIA, l’organizzazione che da quindici anni li sta cercando. Le truppe dell’esercito scovano la caverna dimora di Erick e Hanna, fino a catturare quest’ultima.

Ben presto scopriamo che Hanna da bambina faceva parte di un esperimento militare e che sua Madre e Erick, l’uomo che reclutava le bambine per l’associazione UTRAX, l’hanno rapita per evitarle di vivere una vita rinchiusa in un laboratorio e priva d’amore.

Colei che darà la caccia a Erick e alla sua figliastra è Marissa Wiegler, che vuole portare a termine il suo lavoro: uccidere Hanna e chiudere definitivamente il progetto UTRAX.

Joel Kinnaman in Hanna (2019)

Analisi serie tv

Fin dalle sue prime inquadrature della storia  vediamo; un uomo, Erick, derubare una bambina da un laboratorio scientifico insieme ad una donna, la madre di Hanna, e alla successiva sparatoria di un aereoplano contro la macchina guidata dai due per non farli scappare, fino al banale incidente dell’autovettura che va a schiantarsi contro degli alberi uccidendo la mamma di Hanna e alla fuga, nascosta, di Erick con la bambina in bracio per una foresta.

Da tale inizio capiamo già molti elementi che saranno messi in gioco nell’intero arco narrativo della prima stagione. Sappiamo subito che Hanna è il frutto di un esperimento scientifico militare e che tutta la storia è basata su una continua fuga dei due dagli agenti dell’ULTRAX fino ad arrivare ad un probabile scontro finale.

La fortuna della serie non risiede tanto nelle scelte stilistiche, registiche e di scrittura ma dall’onestà dell’opera audiovisiva che non si prende mai toltamente sul serio, credendosi un capolavoro, con ogni puntata che trascorre in maniera semplice e senza eccessive acrobazione tecniche e di colpi di scena. La storia viene raccontata in maniera lineare senza creare scompigli nel suo spettatore. Ecco, se possiamo affermare un pregio di questa serie è che non crea aspettative ma la si vede solo per il gusto di vedere la storia e di come andrà a finire.

La regia non ha uno spessore autorale, come può averlo Mr Robot o lo stesso Trono di Spade, ma è puramente al servizio della storia con scelte d’inquadrature classiche e quasi accademiche, gli stessi movimenti di macchina e il montaggio audio e visivo non catturano l’attenzione e sembrano non essere presenti: ogni aspetto tecnico è quasi invisibile ma tutto serve al fine del racconto e della comprensione narrativa. L’ elemento tecnico più autorale è nella fotografia che fa un viaggio interiore con il percorso evolutivo della sua protagonista: da immagini fredde e tonalità blu si passa man mano ad un colore caldo, in special modo nelle puntate maggiormente legate ai temi adolescenziali. L’aspetto visivo più interesante l’abbiamo nell’ultima puntata nello scontro con l’Ultrax dove una luce arrancione/rossa crea uno stato di tensione all’interno degli eventi.

Hanna, all’apertura della serie tv, è un individuo apatico, incapace di comprendere il mondo che la circonda e di sviluppare un rapporto con gli altri individui a causa della sua vita in totale solitudine da tutti e tutto. All’apertura del racconto la troviamo volenterosa di scoprire il mondo a lei vietato e allo stesso tempo di scoprire la verità su di lei e su quelle persone che le vogliono fare del male. L’intera serie del resto si basa su questa ricerca di verità e sulla fiducia non completa nella sua falsa figura paterna Erick che non ledice mai la verità più profonda ma la ricopre sempre di mezze falsità. Il tema del concetto di famiglia entra prepotentemente nell’opera.

Nell’arco narrativo seriale Hanna fa scoperta del sè interiore grazie all’incontro prima con un ragazzino in Polonia e sopratutto con una ragazzina, conosciuta in Marocco, assia festaiola e piena di problemi legati all’insicurezza e alla sua famiglia in crisi.  Da tale incontro Hanna cambia fin troppo rapidamente immergendosi senza grandi problemi nella nuova vita sociale. Lei pare non avere nessuna paura dal mondo e nello scoprirlo non prova mai curiosità o stupore, sembrando quasi di conoscerlo già. In pochissimo tempo fa la scoperta della sessualità, dell’alcool, dell’Amore e dell’amicizia più pura, senza avere reali problemi benchè lei sia una ragazzina apatica e semi-inemotiva, almeno dall’interpretazione facciale dataci da Esme Miles. Gli unici problemi con il mondo esterno sono legati alla sua forza fisica che tende a fare del male involontariamente a chi le sta vicino e quando lei colpisce qualche ragazzo nessuno sembra prendersela con lei, fatto che non ha senso.

Se la prima parte della storia è un action fantascientifico, in molteplici episodi si cade in un coming-of-age drama per adolescenti dai toni frivoli e prevedibili con elementi che seppur interesanti avvengono nei termini sbagliati: la scoperta della sessualità avviene in maniera troppo repentina e il litigio d’amore (che poi non sembra amore) per la fiamma della sua nuova e unica amica è imbarazzante e fin troppo adolescenziale. Interessante però l’aspetto più sensoriale della scoperta della musica da parte di Hanna, da cui comprendiamo che il suo modo di ascoltare è diverso dal nostro e la musica sembra penetrarle dentro l’anima.

Esme Creed-Miles and Rhianne Barreto in Hanna (2019)

La serie tende a riprendersi nella parte finale in cui avvengono le prime scoperte che lasciano di stucco lo spettatore. Altro tassello interessante è l’assenza di un vero e proprio nemico, poichè ogni personaggio ha un suo spessore tridimensionale e la stessa Marissa Wiegler passa dall’essere una crudele donna ad un amica di Hanna.

La nota più negativa riguarda il personaggio di Erick, interessante per la prima parte ma alla fine lo vediamo sempre sofferente e in punto di morte: noi non aspettiamo altro che il momento in cui farà l’ultimo respiro, l’ultimo istante di vita che avverrà solo alla fine.

Le stesse interpretazioni degli attori sono in linea con il resto: credibili ma prive di pathos.

Note positive

  • Un prodotto mediocre senza pecche
  • L’aspetto sensoriale della musica

Note negative

  • L’essere caduti in varie puntate in un teen drama
  • Interpretazioni non degne di nota