Fuocoammare – La vita a Siracusa

 

“Lo abbiamo ammazzato, basta.” (cit. Fuocoammare)

 

Non amo molto i documentari, ne i film ispirati ad eventi reali. Ritengo che il cinema deva, innanzitutto, far fantasticare lo spettatore con storie fantasiose e verosimili. Non è possibile narrare realmente un evento storico o la vita di un personaggi famoso in un film: quindi perché farlo? Non è meglio creare – sul medesimo tema – una storia originale e fuoriuscita solo dalla mente dello sceneggiatore?

Detto ciò, asserisco che ho guardato il documentario Fuocoammare solo per estrema curiosità e per il suo ottimo palmares di premi vinti: l’Orso d’Oro; miglior film al festival di Berlino, rappresentate dei film Italiani al premio oscar 2016/17 come miglior film straniero.

Non poca roba… uno si aspetta che sia un ottimo documentario!

Le cose non sono assolutamente così! (almeno secondo la mia opinione)

Fuocoammare - La vita a Siracusa

Gianfranco Rosi, in Fuocoammare, decide di descrivere la terra di Lampedusa in un periodo storico (attuale) molto particolare: lo sbarco degli migranti, ovvero il grandissimo fenomeno – causato dalle guerra in Africa – dello spostamento sull’isola Italiana di un grandissimo numero di individui.

Idea buonissima, idea con cui è stato premiato con molti riconoscimenti, poiché credo che se lui non avesse mostrato effettivamente i migranti, beh… il film non avrebbe vinto un bel nulla!

 

Rosi però non fa un film che parli realmente dell’immigrazione, né cerca di spiegarla né di trattarla sporcandosi le mani. Il regista sfrutta questo avvenimento per raccontare un pezzo di vita di un bambino siracusano ( Samuele Caruana) che trascorre la sua “fanciullezza” con la fionda e giocando alla guerra. Viene mostrato come la sua vita è già stabilita, benché lui sia ancora un piccolo uomo. Samuele dovrà vivere di pesce, dovrà saper usare la barca e saper pescare… il fanciullo tenta di imparare tutto ciò, ma notiamo che non è “probabilmente” portato per quella vita. Lui soffre di mal di mare e non sa condurre una barca. Chissà se imparerà con il tempo quel mestiere.

Va detto che il bambino è di un immensa simpatia, ed è una delle più grandi fortune del film! E’ il bambino che riesce a tenere a galla il documentario.

L’opera cinematografica è così divisibile:

  1. C’è una cornice: gli sbarchi, le storie dei sopravvissuti al mare, i loro dolori e i racconti commoventi del dottor Pietro Bartolo.
  2. La vita dei siracusani, in un isola desertica rimasta indietro negli anni. Un isola che sembra essere situata fuori dal mondo e dell’Italia stessa. Qui, sembra d’essere in un altro spazio temporale. Udiamo la trasmissione radiofonica del paesino, vediamo i componenti della famiglia Caruana nelle più semplici mansioni di vita. Notiamo la semplice monotonia della vita siracusana in contrapposizione – forse – a quella che gli migrati hanno avuto fino ad allora: esistenza insicura e turbolenta.

Onestamente le riprese, il montaggio e la regia stessa sono ben fatte; non gli si può dire nulla, ma – a mio modo di vedere – c’è un piccolo ma:

Un film deve dire qualcosa, non può rimanere nel mostrare eventi senza dare un senso all’opera. Il film non mostra nulla, spiega poca roba e non dà nessuna conclusione, né prende posizione d’avanti ai fatti.

Uno sceneggiatore deve innanzitutto porsi una domanda ” Che cosa voglio raccontare e che messaggio intendo trasmettere al pubblico?” e poi, dopo un accurata risposta, può procedere alla scrittura avendo nella sua testa un filo conduttore.  Qui ci vuole parlare della vita normale di un bambino e si sfrutta l’evento per creare un film sull’immigrazione.

La parti più interessanti sono proprio quelle che mostra la vita dei migranti, ma parte a loro dedicata è solo di una mezzora su 106 minuti, quindi poca roba.

Consiglio di vederlo, ma non è assolutamente un film sul tema dell’immigrazione ma tratta della vita di un bambino sull’isola di Lampedusa. Unica pecca è che può risultare a tratti un po’ noioso! Ripeto il film si salva solo per alcuni pezzi sugli immigranti – molto belli – e sull’incredibile simpatia comica di Samuele.

Note positive:

  • La scenografia “naturale” – il panorama è veramente incantevole
  • La simpatia del bambino
  • Alcune scene sono interessanti

Note negative:

  • Il regista non ha saputo dare un tema al film, sicuramente è più un film sui Siracusani che non sugli immigrati
  • La sceneggiatura poteva essere svolta meglio
  • Il Montaggio rende il film noioso

Stefano Del Giudice

 

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L'occhio del cineasta

Un pensiero riguardo “Fuocoammare – La vita a Siracusa

  • ottobre 7, 2016 in 6:08 am
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    Non l’ho visto e non so se lo vedrò, come te non amo particolarmente questo tipo di documentari. Sulla vita sull’isola di Lampedusa consiglio “Respiro” di Crialese:

     
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