Blade Runner 2049: Quando il rischio diventa arte

Recensione di Blade Runner 2049, sequel del cult movie di fantascienza Blade Runner con Harrison Ford

Blade Runner 2049

Anno: 2017

Paese: Stati Uniti d’America

Genere: Fantascienza / Noir / Drammatico

Casa di produzione: Alcon Entertainment, Columbia Pictures, Scott Free Production

Prodotto da: Ridley Scott, Cynthia S. Yorkin, Bud Yorkin, Broderick Johnson, Andrew A. Kosove

Durata: 2 hr e 43 min (163 min)

Regia: Denis Villeneuve

Sceneggiatura: Hampton Fancher, Michael Green

Montaggio: Joe Walker

Dop: Roger Deakins

Musiche: Hans Zimmer, Benjamin Wallfisch

Attori: Ryan Gosling, Ana de Armas, Harrison Ford, Sylvia Hoeks, Jared Leto, Robin Wright, Mackenzie Davis, Dave Bautista, Sean Young, Lennie James, Edward James Olmos

Trailer italiano di Blade Runner 2049

RECENSIONE DI BLADE RUNNER 2049

Ogni progresso della civiltà è stato costruito sulle spalle di una mano d’opera sacrificabile, non abbiamo più lo stomaco per gli schiavi… a meno che non siano artificiali…

CIT. WALLACE (JARED LETO) – Blade Runner 2049

Nell’occasione più importante e rischiosa della sua carriera, il regista canadese Denis Villeneuve (ArrivalSicario) sforna una pura esperienza visiva e concettuale a cui è impossibile resistere rimanendo indifferenti, dando una dirompente dignità alla non sempre riuscita operazione del sequel fuori tempo massimo di grandi classici della cinematografia.

A partire da un soggetto intrigante, in cui il genio e le tematiche (alienazione, percezione reale e indotta, dipendenza dalla tecnologia) di un grande scrittore come Philip K. Dick prendono vita nel migliore dei modi possibile, Blade Runner 2049 è costruito su una sceneggiatura che tratteggia con magistrale solidità la psicologia noir dei personaggi, e al contempo amplia i sottotesti filosofici e le sfumature distopiche del fu capolavoro di Ridley Scott (qui nelle vesti di produttore) del 1982.

TRAMA DI BLADE RUNNER 2049

Ho un po’ di ricordi, ma… sono innesti, non sono reali.

CIT. AGENTE K (RYAN GOSLING) – BLADE RUNNER 2049

K (Ryan Gosling) è un blade runner – cacciatore di androidi – in forza alla polizia della Los Angeles del futuro e preposto al ritiro di una serie di replicanti senza data di scadenza fuggiti dall’esercito. Riesce a rintracciarne uno (Dave Bautista), ma nel farlo scopre anche un segreto che potrebbe gettare la società del 2049 nel caos.

Ryan Gosling in Blade Runner 2049
Una scena di Blade Runner 2049

ANALISI FILMICA DI BLADE RUNNER 2049

A volte se ami una persona, devi diventare un estraneo.

CIT. DECKARD (HARRISON FORD)

Villeneuve, come già accadde con Sicario, resiste alla tentazione di buttarla sull’action liberatorio e, anzi, preferisce prendersi i suoi tempi, centellinando le scene d’azione e lasciando l’opportunità allo spettatore di ammirare e riflettere sulle tante cose bellissime che ci vengono mostrate per oltre due ore e quaranta di una sconcertante fluidità.

Avvalendosi della magistrale fotografia da Oscar di un Roger Deakins allo stato d’arte, Villeneuve fa suo l’impianto visivo del predecessore scottiano pur mantenendo l’impronta registica estremamente personale, e accentua la cupezza delle immagini caricando delle atmosfere rarefatte davvero inquietanti e difficili da dimenticare.

Certo, non siamo ai livelli del Blade Runner del 1982, una pellicola allora come oggi spettacolare e profonda per estetica, ambiguità del sottotesto e immaginario, ma Villeneuve ha compiuto un meraviglioso omaggio al classico del passato, spingendone addirittura oltre le sublimazioni filosofiche.

Per cogliere tutte le sfumature di una trama così lineare ma densa sono altamente consigliate almeno due visioni, utili pure come scusa per (ri)gustare più volte il cupo spettacolo cyberpunk del primo film portato alle sue estreme conseguenze: variopinta e paranoide ambientazione notturna cittadina con le sue piogge acide e i suoi colori al neon, polverosi e rossi deserti radioattivi, campagne spettrali e paesaggi innevati… ogni dettaglio è catturato dalla mdp di Villeneuve con un gusto pittorico quasi rinascimentale.

Per quanto riguarda il cast, i vari attori coinvolti non tradiscono le attese e firmano tra le interpretazioni più riuscite delle loro carriere: Ryan Gosling è una scelta perfetta per il ruolo di K, meraviglioso personaggio in cerca di uno scopo e di una realtà palpabile per cui lottare; ad affiancarlo troviamo un Harrison Ford che conferma il proprio carisma hollywoodiano di alta qualità, dimostrando di possedere ancora a oltre settant’anni una prestanza fisica giovanile davvero invidiabile, e una dolcissima Ana de Armas nei panni dell’emanazione perfetta di tutto l’universo femminile di cui il protagonista ha bisogno (impossibile non ripensare a Her di Spike Jonze).

Ana de Armas in Blade Runner 2049
Harrison Ford in Blade Runner 2049

Le uniche due note stonate di questa meravigliosa sinfonia che si fa carne nei synth oscuri e ringhianti di Hans Zimmer (chiamato a riproporre il sound new age della memorabile colonna sonora che il compositore greco Vangelis scrisse per il film di Scott) sono l’insapore personaggio del comunque bravo Jared Leto e una inutile sottotrama che apre la rischiosa possibilità di un ulteriore sequel soffocata nella culla dall’insuccesso al botteghino del film.

Un paragrafo a parte lo merita la gestione dell’impatto emozionale, fatto carburare con il trascorrere del tempo fino agli ultimi venti minuti che ben si attestano a chiusura perfetta di un intreccio drammatico affascinante e coinvolgente e a summa totale di tutte quelle anime e componenti che ci fanno amare il cinema. Grazie Denis, ancora una volta non ci hai deluso!

NOTE POSITIVE

  • Sceneggiatura che tratteggia con magistrale solidità la psicologia noir dei personaggi e amplia i sottotesti filosofici del capolavoro di Ridley Scott.
  • Denis Villeneuve sceglie un approccio poco action alla fantascienza per costruire una distopia riflessiva e inquietante.
  • Roger Deakins dota il film di un impatto visivo memorabile con una fotografia da Oscar.
  • Attori principali in stato di grazia.
  • La colonna sonora oscura e ringhiante di Hans Zimmer.

NOTE NEGATIVE

  • Una sottotrama inutile che sembra voler “dare il la” a un ulteriore sequel.
  • Il personaggio interpretato da Jared Leto non sa né di carne né di pesce.

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