Intervista al Zoé Wittock che parla del suo film d'esordio Jumbo (2020)

Zoé Wittock parla del film Jumbo (2020)

Jumbo (2020) è il primo lungometraggio della regista Zoé Wittock presentato in anteprima mondiale al Sundance Film Festival. In Italia il film è stato presentato al pubblico grazie al Trieste Science+Fiction Festival. Di seguito sono riportate delle dichiarazioni da parte della regista che ha discusso del film con gli addetti stampa

Jumbo prende ispirazione dal nome vero dell’elefante che è morto nel 1800 in circostanze tragiche, quindi volevo sapere se c’è questa correlazione tra il nome dell’attrazione e l’elefante

Si, gioco anche con questa analogia sul nome Jumbo. Principalmente il nome che ho voluto dare all’attrazione Jumbo è, più che altro, perché sono cresciuta in Africa e Jumbo è una maniera con cui ci si saluta. Poi dopo ho anche realizzato che questo è anche il nome del famoso elefante e io adoro gli elefanti, quindi ho voluto mantenere questi accenni e omaggio pensando anche alla figura di Jumbo, l’elefante morto nel 19 secolo, che è stato un martire e un personaggio del regno animale che continua a ispirarci.

Come è nata questa storia?

Il copione è cresciuto da solo, semplicemente ho voluto scrivere il più possibile la purezza di una semplice storia d’amore e come sapete è basato sulla storia vera di Erika Eiffel, che si è innamorata e sposata sulla Torre Eiffel. Quando ho scoperto questa storia l’ho trovata esilarante, poi ho voluto indagare se ci fossero dei risvolti psichiatrici di questa storia studiando questa l’oggettofilia e poi ho deciso di incontrare Eika Eiffel che mi ha stupito per la sua semplicità perchè afferma che questa è una storia d’amore, tutto qua. Quindi ho compreso che non era tanto dover sviluppare chi sa quale viaggio nei meandri della mente di una persona che si innamora di una cosa, ma solamente di rendere questo amore il più possibile tangibile, empatico e realistico ma nello stesso tempo magico. La mia principale sfida è come dare vita a questo amore, dà una parte la fisicità del contatto tra Jeanne e Jumbo e dall’altra come equilibrare gli aspetti realistici con quelli magici. Abbiamo nel film due registi narrativi: uno in cui non ho voluto dare nessun giudizio sulla ragazza con un aspetto molto realistico, dall’altra quella magica, quasi surrealista che è la parte che mi stava più a cuore, in cui vediamo gli eventi direttamente dal cuore di Jeanne.

Come è stato il processo del casting per individuare l’attore protagonista del film?

Il processo è stato molto regolare, diciamo che la sfida era trovare l’attrice giusta per il personaggio di Jeanne perchè il ruolo è molto tecnico e non potevo lasciarlo in mano ad un attore non professionale. Ciò che mi metteva ansia era di non riuscire a trovare un attrice così versatile da svolgere questo ruolo così complesso. Quindi ho fatto diversi provini a Parigi di attori francesi e mi sono imbattuta in Noémie Merlant, che la prima volta mi è sembrata un pò troppo dura, forse troppo forte per il personaggio così inizialmente non lo richiamata, puoi inseguito, riguardando i provini ho deciso di richiamarla per un secondo provino e qui è riuscita a trasmettere la dolcezza e la fragilità del personaggio.

E’ stata usata tanta CGI, perché il film sembra molto realistico?

Ho voluto usare quanto più possibile gli effetti pratici anche per il bilanciamento tra realismo e magia favolesca, quindi per rendere ciò ho voluto girare quasi tutto nella maniera più pratica possibile. La maggior parte di ciò che si vede è fatto interamente sul set. L’interazione stessa tra la protagonista e la macchina è stata fatta interamente sul set, anche grazie al fumo, l’olio che si vede in queste scene. Non credo che la performance di Noemi sarebbe stata la solita se le avesse dovuto interagire con uno sfondo verde. Solo in tre momenti ho deciso di usare la CGI: la prima è quella del primo orgasmo nel bianco infinito e l’olio, la seconda è dove ci vede l’esplosione di luci.

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