Z la formica: Nevrosi alleniana in un microcosmo di formiche

Recensione e trailer di Z la formica, il primo film animazione in digitale della DreamWorks
Z la formica: Nevrosi alleniana in un microcosmo di formiche 1

Z la formica

Titolo originale: Antz

Anno: 1998

Genere: Animazione

Casa di produzione: DreamWorks Animation

Prodotto da: Brad Lewis, Aron Warner, Patty Wooton

Durata: 1 hr e 23 min (83 min)

Regia: Eric Darnell, Tim Johnson

Sceneggiatura: Chris Weitz, Paul Weitz, Todd Alcott

Montaggio: Stan Webb

Musica: Harry Gregson-Williams, John Powell

Doppiatori: Woody Allen, Sharon Stone, Dan Aykroyd, Jennifer Lopez, Sylvester Stallone, Gene Hackman, Christopher Walken, Anne Bancroft, Danny Glover, Oreste Lionello, Cristiana Lionello, Oliviero Dinelli, Ilaria Stagni, Ferruccio Amendola, Sergio Fiorentini, Massimo Lodolo, Sonia Scotti, Maurizio Mattioli

RECENSIONE DI Z LA FORMICA

Per… per tutta la vita ho sempre vissuto e lavorato in una grande città. Perché? Oh, ora che ci penso è piuttosto imbarazzante, sì, si perché ho… ho questa paura degli spazi chiusi. Sì, t-tutto mi fa sentire in trappola, in continuazione. Sì, mi… mi dico sempre che ci deve essere qualcosa di meglio là fuori, ma, f-forse penso troppo, e io credo che risalga al fatto che ho avuto un’infanzia molto ansiosa.

CIT. Z (WOODY ALLEN) – Z LA FORMICA

Primo lungometraggio animato targato DreamWorks, casa di produzione fondata da Steven Spielberg e dall’ex dirigente della Disney Jeffrey Katzenberg, Z la formica fu al centro di una vivace polemica poiché la Casa del Topo accusò Katzenberg di aver rubato il soggetto di A Bug’s Life, cartone Pixar molto simile che uscì più o meno nello stesso periodo.

Controversie a parte, Z la formica è un film molto più riuscito e maturo rispetto alla controparte disneyana, soprattutto per la sua scrittura sofisticata e colta (in apertura si omaggia addirittura certo Cinema alto come Metropolis di Fritz Lang), attenta sia agli aspetti più politici del racconto che al ripiego su un tipo di comicità indirizzata maggiormente agli adulti che non ai loro pargoli (i quali, comunque, troveranno modo di divertirsi in alcuni frangenti).

Imbastendo il più classico dei racconti d’avventura, i registi Eric Darnell e Tim Johnson fanno buon uso dell’eccellenza tecnica, divertendosi con le dimensioni gigantesche di un mondo “in miniatura” e compiendo un non indifferente lavoro di world building dove trovano terreno fertile alcune intuizioni visive geniali (la fortezza delle termiti all’interno di un gigantesco tronco abbattuto da un fulmine; la sequenza ormai iconica delle scarpe).

Trama di Z La formica

Non fare il mio sbaglio ragazzo… Non eseguire gli ordini tutta la vita… Pensa con la tua testa…

CIT. BARBATUS (DANNY GLOVER)

Z (Woody Allen) è uno degli operai di una gigantesca colonia di formiche, perennemente in preda all’ansia e fin troppo occupato lamentarsi continuamente della propria vita. Dopo anni di sedute psicanalitiche, Z decide di dare una svolta alla sua vita quando si innamora della principessa della colonia, Bala (Sharon Stone) e scambia il posto di minatore con l’amico e soldato Weaver (Sylvester Stallone) giusto poco prima che scoppi una guerra contro le termiti.

Sopravvissuto ai combattimenti, Z scopre che l’inflessibile Generale Mandibola (Gene Hackman) sta cospirando per distruggere il formicaio e far sopravvivere solo le formiche-soldato.

ANALISI DI Z LA FORMICA

Ci sono tutti gli operai della colonia. Ehi, un momento, quello mi deve dei soldi!

CIT. Z (WOODY ALLEN) – Z La Formica

Il dialogo frizzante e graffiante (unito alla descrizione della nevrosi del singolo inglobato in un microcosmo assuefatto dal lavoro a cottimo che sfiora l’automazione) tradisce l’influenza che il cinema di Woody Allen ha su Z la formica; e non è un caso, forse, che sia proprio il regista di Manhattan dare voce alle insicurezze del protagonista (in italiano, giustamente, abbiamo invece Oreste Lionello, doppiatore storico di Allen). Così come non è un caso che la scelta di far impersonare a Stallone/Amendola il ruolo di Weaver sia un’altrettanto azzecata intuizione.

Per quanto la tecnica digitale con cui sono stati realizzati sfondi e personaggi mostri tutti i suoi anni, Z la formica fa sfoggio di tutte le potenzialità della tecnologia con un’inventiva di certo non inferiore a quella dei lavori Pixar, aprendo così la strada alla perfezione stilistica dei successivi Shrek e Madagascar. Per altro l’introduzione della computer graphic coincide con l’apertura dell’animazione americana a un pubblico ben più ampio rispetto a quello infantile; quindi a fare da contraltare alla buffoneria nei confronti della psicanalisi troviamo un maggior coraggio nella messa in scena, come testimoniato dalle scene di battaglia in cui morte e sangue non vengono censurate.

Dotato di un ritmo avvicente e di scene ad alto tasso di maestosità spettacolare, Z la formica in egual misura è spassoso e mozzafiato, e il merito della sua riuscita va dato anche all’ottimo commento musicale di Harry Gregson-Williams e John Powell. Un piccolo gioiello d’animazione, spesso dimenticato, che soddisfa e intrattiene in grande stile.

NOTE POSITIVE

  • I registi fanno buon uso delle tecniche animate digitali, mettendole al servizio di un racconto sfaccettato e ben orchestrato nel ritmo.
  • La scelta dei doppiatori è azzeccata.
  • La sceneggiatura capace di alternare avventura e commedia, concedendo spazio anche a incursioni su terreni più adulti.
  • Le efficaci musiche di Harry Gregson-Williams e John Powell.

NOTE NEGATIVE

  • La tecnica digitale mostra un po’ i suoi anni.

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