Reese Witherspoon in Wild (2014)

Wild: Seguendo i passi di Cheryl Strayed

Wild: Seguendo i passi di Cheryl Strayed 1

I contenuti dell'articolo

Wild

Titolo originale: Wild

Anno: 2014

Paese: Stati Uniti d’America

Genere: drammatico

Produzione: Fox Searchlight Pictures, Pacific Standard

Distribuzione: 20th Century Fox

Durata: 115 min.

Regia: Jean-Marc Vallée

Sceneggiatura: Nick Hornby

Fotografia: Fernand Belanger

Montaggio: Martin Pensa, Jean-Marc Vallée

Musiche:

Attori: Reese Witherspoon, Laura Dern, Michiel Huisman, Gaby Hoffmann, Charles Baker, Kevin Rankin, Thomas Sadoski, Keene McRae, William Earl Brown

Trailer italiano di Wild

Il regista canadese Jean-Marc Vallée, già apprezzato per Dallas Buyers Club (2013), premiato con 6 candidature agli Oscar (di cui 3 vinti), realizza un lungometraggio basato sull’autobiografia Wild, una storia selvaggia di avventura e rinascita (2012) scritto da Cheryl Strayed. La scrittrice del libro, che descrive la sua escursione lungo il famoso Pacific Crest Trail, è interpretata da Reese Witherspoon, candidata all’Oscar 2015 proprio per il suo ruolo in Wild. A completare il cast vi è anche Laura Dern, vincitrice dell’Oscar con il film Netflix Storia di un matrimonio (Noah Baumbach, 2019).

Trama di Wild

La vita di Cheryl Strayed (Reese Witherspoon) sta assumendo una sempre più sconvolgente declinazione. Del resto, dopo la perdita della madre Bobbi (Laura Dern) e i continui tradimenti che hanno portato al divorzio con Paul (Thomas Sadoski), ogni possibilità di risalita sembra preclusa. Tuttavia, la scoperta del Pacific Crest Trail, il sentiero escursionistico più celebre della costa occidentale, stimola la ragazza a intraprendere un viaggio lungo 4.270 km, in cui mettere alla prova non solo il suo fisico, ma soprattutto il suo coraggio, che Cheryl reputa l’unica possibilità per superare i dolori del passato e, magari, ricominciare a vivere.  

Recensione di Wild

L’elaborazione di una perdita è sempre stato un tema ampiamente trattato nella storia del cinema. Ed è in tale scenario che il canadese Jean-Marc Vallée (anche regista dell’interessante Demolition – Amare e vivere con Jake Gyllenhaal, Naomi Watts e Chris Cooper) realizza la struttura di Wild, film potente che riesce a scuotere, commuovere e far riflettere lo spettatore, rendendolo un caleidoscopio di significati. Perché la prova in cui si cimenta Cheryl Strayed, interpretata da una ottima Reese Witherspoon, non si riduce certo a una competizione fisica, bensì ad un lungo cammino nella meditazione, dove l’obiettivo non è esclusivamente la sopravvivenza in un ambiente impervio, ma piuttosto in quel campo morale e spirituale che tenta di allontanare la tristezza provocata dal passato.

In tal senso, Vallée, similmente ad altri lungometraggi on the road (per esempio, Una storia vera – The Straight Story, David Lynch, 1999) ricrea un “contatto” tra il viaggio fisico (comprese le persone incontrate durante il cammino) e quello mentale della protagonista, sottolineando, attraverso un montaggio curatissimo (realizzato insieme a Martin Pensa), le vicende, dolorose o meno, che hanno condotto Cheryl ad intraprendere il difficoltoso Pacific Crest Trail. La bellissima fotografia di Fernand Belanger, capace di catturare la straordinaria ampiezza del paesaggio, così come i cadenzati flashback del passato, straordinariamente inseriti proprio da Jean-Marc Vallée e Martin Pensa, trasmettono le emozioni di Cheryl che, lungo il cammino, dovrà affrontare ogni sua paura. La stessa paura simboleggiata da quel fischietto di emergenza che la ragazza porta con sé, e utilizzato non tanto per un reale pericolo ma, al contrario, per allontanare un doloroso ricordo risalente a qualche anno prima. O forse, riflettendoci meglio, risalente a quella vita da cui Cheryl intende distaccarsi. Una vita alla deriva, caratterizzata da un divorzio, da conoscenze sbagliate, da una gravidanza con un padre sconosciuto, dalla terribile scomparsa di Bobbi, e da quella neve di Minneapolis che continua ad accumularsi e a bloccare la sua possibile risalita.

In questo contesto, il Pacific Crest Trial stabilisce un percorso di redenzione della protagonista, creando un’atmosfera zen che permette l’identificazione di alcuni soggetti centrali. L’incontro con Frank (William Earl Brown), la prima persona che Cheryl incrocia sul suo cammino, denota una transizione della prospettiva capace di sorprendere la ragazza, sottolineando quel concetto di “famiglia” che lei stessa poteva costruire con Paul. Ma è anche la conferma che al mondo non ci sono solo persone “devianti”, e che un favore può rendere felici, in quel senso profondo, più volte comunicato dalla madre. Ruolo, quest’ultimo, assunto da una eccellente Laura Dern (candidata all’Oscar come la Witherspoon), in grado, attraverso calibrati sguardi e gesti, di ricreare il delicato personaggio di Bobbi, sempre intenta a rinsaldare il rapporto tra sorella (Cheryl) e fratello (Leif, interpretato da Keene McRae), ma anche a tentare di riprendere in mano la propria vita, cercando di essere davvero se stessa e raggiungendo il privilegio di decidere almeno qualcosa. Perché le decisioni, come sostenuto anche da Frank, sono una concessione importante della vita, e in Wild Cheryl scova la forza di perseguire quelle più ardue, proseguendo su un terreno impervio ed esultando ad ogni piccolo successo, che sia il superamento di un corso d’acqua o di un masso che blocca il sentiero. Così facendo, il personaggio interpretato da Reese Witherspoon ripercorre ogni passo della sua vita, ed è straordinario assistere a come cerca di migliorarsi di ostacolo in ostacolo. Superando i conflitti del passato e tornando ad essere la ragazza che era, senza badare agli stereotipi e abbracciando quello che sua madre aveva cercato di raggiungere con tutte le forze. Ovvero la vita. Quella vera.

Note positive

  • Le interpretazioni di Reese Witherspoon e Laura Dern
  • Il montaggio
  • La fotografia

Note negative

  • Nessuna da segnalare

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