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Waves – Le onde della vita: Il family-drama sul potere del perdono

Recensione e scheda film di Waves - il terzo film del regista 31enne Trey Edward Shults è un maestoso family-dr ama sulla ritrovata fragilità maschile.
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Waves – Le onde della vita

Titolo originale: Waves

 Anno: 2019

 Paese di produzione: Stati Uniti d’AmericaCanada

Genere: drammatico

Produzione:A24

Distribuzione: Focus Features

Regia: Trey Edward Shults

Sceneggiatura: Trey Edward Shults

Montaggio: Isaac Hagy, Trey Edward Shults

Dop: Drew Daniels

Attori: Sterling K. Brown, Taylor Russell, Kelvin Harrison Jr., Alexa DemieLucas Hedges, Renée Elise Goldsberry

Trailer inglese di Waves

Recensione di Waves – Le onde della vita

All we have is now

 cit. Waves

Presentato lo scorso anno al Telluride Film Festival e successivamente al Toronto Film FestivalWawes propone  il perdono e la fragilità come contraltare al moderno machismo nocivo che non ammette fragilità e riflette sulle conseguenze delle aspettative martellanti e oppressive dei padri verso i figli.  In Italia l’uscita nelle sale  è prevista per il prossimo Maggio.

Trama di Waves – Le onde della vita

Tyler (Kelvin Harrison Jr.), 18enne studente afroamericano, trascorre la sua adolescenza tra scuola, allenamenti nella sua squadra di wrestling e serate con gli amici e l’amatissima fidanzata Alexis (Alexa Demie). La possibilità d’interrompere la sua carriera nello sport e la pressione imposta dal padre autoritario e pragmatico, lo getteranno in una spirale di frustrazione e autodistruzione. Nella seconda parte del film, la sorella minore Emily (Taylor Russell), tenterà di ricucire i pezzi della sua famiglia riscoprendosi attraverso l’amore per Luke (Lucas Hedges).

Analisi di Waves – Le onde della vita   

Dopo il brillante esordio alla regia nel 2015 con Krisha, drama familiare dalle tinte thriller sul ritorno a casa di una donna appena uscita dal rehab, e la parentesi horror con It Comes At Night nel 2017, Trey Edward Shults torna ad indagare e a sviscerare ciò che evidentemente gli interessa di più nel suo cinema: ovvero le dinamiche e gli equilibri precari che reggono in piedi una famiglia. Ma se in Krisha l’elemento di distanza e di reclusione della protagonista rispetto al resto dei parenti erano al centro del racconto, in Waves la famiglia è una forza apparentemente coesa.

Ronald (Sterling K. Brown) è il tipico self-made man americano dal fisico nerboruto e dal carattere ruvido che non perde occasione per ricordare al figlio la durezza della vita riponendo (soprattutto) in Tyler le aspettative e le possibilità di vittoria che a lui sono mancate. La madre Catharine (Renée Elise Goldsberry) tenta di veicolare la mancata comunicazione tra i due, mentre (ancora nella prima parte) da sfondo rimane Emily, sorella minore più introversa e riservata.

La famiglia come possibile microcosmo che rispecchia la società dunque,allora perché non convergere all’interno del racconto familiare un’infinità di temi e di riflessioni sulla società americana moderna (la droga, i diritti delle donne, la giustizia)?.  Waves non si fa manifesto politico, né racconto di denuncia sociale. Benché la famiglia è afroamericana e il regista è un bianco che si fa portavoce delle vite nei neri nell’America di Trump, il film va oltre e trova la sua vera forza nel mostrare la forma mutante e mutevole dell’animo umano.

La sceneggiatura (scritta interamente da Shults)  è costruita non solo su un crescendo di emozioni, ma anche sulla percezione costante che qualcosa di tragico sta per accadere.  Il montaggio, prima concitato e nervoso, poi dal respiro più ampio e introspettivo nella seconda parte, è assieme alla colonna sonora originale di Trent Reznor e Atticus Ross la cornice che contribuisce a rappresentare appieno la parabola emotiva dei protagonisti.

Con il coetaneo Xavier Dolan il regista americano condivide la capacità nell’usare una colonna sonora che coniuga il presente (Tyler The Creator, Frank Ocean, Kendrik Lamar, Kanye West, Animal Collective) e il passato (Glenn Miller, Dinah Washington).

Sults guarda all’eleganza sentimentale di Wong Kar-wai, usa espedienti fotografici e ispirazioni prese dal videoclip, per passare al racconto diviso in due parti viste nel Moonlight di Jenkins, ai colori fluo dei fratelli Safdie, fino al lirismo e la ricercatezza del cinema di Malick.

Seppur a tratti il film sembra perdere la sua direzione e scivola in dialoghi e scene drama che ricordano quelle della reality tv, i 135 minuti sono sostenuti da performance di grande rilevanza, soprattutto quelle di Kelvin Harrison Jr e di Sterling K. Brown. Fra di loro spicca ancora una volta Lucas Hedges, che interpreta con delicatezza la vulnerabilità di ragazzo dai modi gentili che ritrova e perdona un padre assente e ora in fin di vita. In Waves le figure maschili, declinate in figure paterne e in figli, diventano centrali perché ribaltano sé stesse attraverso la forza rivoluzionaria di una ritrovata fragilità.

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