Clark Gable e Vivien Leigh in Via col vento (1939)

Via col vento: Un’indimenticabile storia d’amore nel drammatico scenario della Guerra Civile Americana

Trailer italiano di Via col vento

Manifesto dell’epoca d’oro di Hollywood, Via col vento è diretto dal regista californiano Victor Fleming, conosciuto anche per Il Mago di Oz (1939), film capace di vincere due Oscar nel 1940. Il produttore indipendente David O. Selznick, affascinato dal romanzo di Margaret Mitchell (pubblicato nel 1936, vincitore del Pulitzer 1937), decide di finanziare l’adattamento cinematografico con l’obiettivo di passare alla storia per aver realizzato il miglior lungometraggio di tutti i tempi. Attraverso la sua società di produzione fondata nel 1936, la Selznick International Pictures con sede ai Culver Studios (location di svariate scene di Via col vento, primo film ad essere girato in Technicolor), organizza un set impressionante, scritturando un mito del cinema come Clark Gable, oltre a Leslie Howard, Olivia de Havilland, Hattie McDaniel e Vivien Leigh, attrice inglese scelta dopo un lungo casting. Sceneggiato da Sidney Howard, primo scrittore ad aver vinto Oscar e Pulitzer, musicato da Max Steiner (vincitore di 3 Oscar), e curato dal direttore della fotografia Ernest Haller (candidato 7 volte all’Academy), la pellicola ha ricevuto 13 nomination all’Oscar 1940, vincendone 10 (tra cui miglior film), record assoluto per l’epoca. Da ricordare il premio ottenuto da Victor Fleming (migliore regia), Sidney Howard (migliore sceneggiatura), Vivien Leigh (miglior attrice protagonista) e Hattie McDaniel (miglior attrice non protagonista e prima afroamericana a vincere un Premio Oscar).

Trama (con spoiler) di Via col vento

Sebbene sia avvolta da un clima sempre più bellicoso, data l’ormai prossima Guerra Civile, Rossella O’Hara (Vivien Leigh) di Tara conserva la spensieratezza di una serena ragazza del Sud, preoccupata solo di conquistare il bel Ashley Wilkes (Leslie Howard). Tuttavia, quando scopre che il suo amato intende annunciare l’intenzione di sposare Melania Hamilton (Olivia de Havilland) alla piantagione delle Dodici Querce, viene colta da un profondo sconforto, capace di allontanare ogni altro evento. Ma nella sfarzosa proprietà dei Wilkes, Rossella incontra Rhett Butler (Clark Gable), cinico commerciante che non lesina di sentenziare come una causa persa la volontà della Confederazione. I due si incontrano anche dopo la scomparsa di Carlo Hamilton (Rand Brooks), il fratello di Melania che Rossella ha deciso di sposare e, a seguito del suo trasferimento, in una assediata Atlanta, laddove Rhett decide di aiutare la primogenita degli O’Hara, Melania e suo figlio Beau (Mickey Kuhn), conducendoli verso Tara. A metà strada, però, Butler decide di lasciare il gruppetto, volenteroso di arruolarsi nell’Esercito Sudista. Al suo ritorno, Rossella ritrova Mami (Hattie McDaniel), la storica domestica di casa O’Hara, ma anche una famiglia ormai distrutta. La povertà incombe anche su Tara, saccheggiata più volte dai Nordisti, e le terribili condizioni dei terreni color porpora, tanto amati da Rossella, mostrano le conseguenze di estenuanti marce militari. La fine, avverte la primogenita degli O’Hara, è ormai vicina, ma un’impavida voglia di rivalsa la spinge a ritornare ad Atlanta con l’intenzione di chiedere a Rhett Butler un prestito di denaro per mantenere la proprietà della sua cara piantagione. Una scelta che la conduce verso nuovi scenari, con esiti tanto imprevedibili quanto quel commerciante incontrato durante un assolato ricevimento alle Dodici Querce.

Recensione di Via col vento

Come l’imprenditore visionario Howard Robard Hughes Jr. e l’inventivo Walt Disney, anche il produttore David O. Selznick aveva un sogno. Dopo aver letto l’eccelso romanzo di Margaret Mitchell, Selznick ritenne che la trasposizione cinematografica di Via col vento potesse rappresentare la migliore pellicola di ogni tempo. Le ragioni erano certamente legate alla bravura con cui la Mitchell aveva descritto un’epoca ormai scomparsa, inserendo una travolgente storia d’amore in un contesto dominato dalla guerra di Secessione americana. Selznick scritturò alcuni dei più bravi attori di Hollywood, a partire da Clark Gable (vincitore dell’Oscar come miglior attore protagonista nel 1935), Leslie Howard, Hattie McDaniel, Olivia de Havilland e infine Vivien Leigh, considerata perfetta per il ruolo di Rossella forse per quel “quasi commovente lampo di dignità che c’era in lei” (Lord Laurence Olivier, 1983).

La pellicola, proiettata in anteprima il 15 dicembre 1939 ad Atlanta, fu fin da subito un successo, con migliaia di persone accorse per le strade della capitale della Georgia. Successivamente, Via col vento riuscì a stabilire il record di 60 milioni di biglietti venduti negli Stati Uniti d’America su una popolazione che allora contava 120 milioni di persone: un irripetibile risultato per la Selznick International Pictures e meritata ricompensa per uno sforzo produttivo immane. Il film conta infatti ben tre registi (Victor Fleming è l’unico riconosciuto), con una sceneggiatura più volte riscritta anche nel corso delle riprese. Ma nonostante le difficoltà, David O. Selznick continuò a credere nel suo sogno, riguardando ogni sera le sequenze girate e dando prova della sua genialità. Un esempio è la scena dell’incendio di Atlanta da parte di Sherman, realizzata il 10 dicembre 1938 (con Vivian Leigh non ancora scritturata) bruciando alcuni studi della RKO Pictures utilizzati per il set di King Kong (Merian C. Cooper, Ernest B. Schoedsack, 1933). Un gesto che denota l’encomiabile e quasi ossessiva volontà di Selznick nel produrre un lungometraggio capace di stravolgere il tempo, provando anche a riscattarsi nei confronti di quelle major che aveva anticipato ottenendo i diritti cinematografici del romanzo.

Perché Via col vento, nostalgica ricostruzione di una società che non c’è più, è anche un film che oppone modelli e personalità, raffigurando due contrastanti stili di vita chiaramente espressi nel conflitto tra Stati Uniti d’America e Stati Confederati d’America. La stessa Rossella O’Hara, aristocratica, passionale e manipolatrice, si scosta da quell’Ashley che lei ama: perfetto simbolo dello spirito Sudista, votato a difendere il proprio mondo con ogni mezzo a sua disposizione. Gli stessi che il cinico e opportunista Rhett Butler reputa non adatti per sconfiggere gli Unionisti, a suo parere molto più preparati a sostenere un conflitto bellico di tale importanza. La ragione è principalmente la notevole industrializzazione del Nord, caratterizzato da una politica di espansione fortemente in contrasto con la tradizione espressa dalla Confederazione degli Stati del Sud, in cui il cotone viene considerato come oro bianco per la sua capacità di creare un giro d’affari maggiore di quello generato da ferrovie e banche.

Ed è in tale scenario, drammaticamente contraddistinto anche dalla schiavitù (in contraddizione con l’idea di primo Paese democratico), che si stabilisce il legame tra Rossella e Rhett, persone simili per la loro acuta razionalità, ma al tempo stesso notevolmente distanti. La primogenita degli O’Hara è infatti profondamente legata a Tara, terra dal color porpora che però non interessa a Rhett; il quale preferisce contrabbandare merce per i Confederati oppure stipulare contratti addirittura con gli Unionisti. Una logica capitalistica che si oppone (ancora una volta) alla visione più classica di Rossella, desiderosa di abitare nella piantagione di famiglia con un marito di buon nome. Sogni che inevitabilmente si infrangono con la dura realtà avviata dal presidente Abramo Lincoln, concretizzata il 21 aprile 1861 con la prima battaglia di Bull Run. Sebbene in quel caso i Confederati avessero riportato una vittoria, lo stile di vita sudista cominciò ad avviarsi inesorabilmente verso il crepuscolo, trascinando con sé le esistenze di migliaia di persone.

E Rossella O’Hara, fiera proprietaria terriera, rappresenta proprio questo, analizzando il “retroscena” di una guerra che sarebbe durata oltre ogni previsione. La straordinaria Vivien Leigh, attraverso il suo personaggio (e il suo carattere), rimarca una delle pagine più tragiche della storia, manifestando il contrasto tra la spensieratezza ante-1861 e la risolutezza, alimentata solo dallo scopo di sopravvivere, post-Guerra di Secessione. Un cambiamento che, come scritto poc’anzi, manifesta la distruzione di un mondo e l’ascesa di un altro. Il capitalismo (emblema anche di Butler) trionfa, la tradizione pur drammatica del Sud sprofonda, alimentando allo stesso tempo amarezza, contraddizioni e rabbia; producendo conseguenze capaci di giungere fino all’età contemporanea. Ed ecco un altro pregio di Via col vento, ovvero analizzare dal punto di vista di Rossella, tenace e caparbia donna del Sud, una società in continua evoluzione, che però ricalca molte Storie avvenute in seguito. Perché di guerre civili ce ne sono state tante, e spesso l’esito è stato commisurato solo con i profitti ottenuti “dal decadimento di una civiltà”, come sosteneva Rhett. In tale logica, Atlanta, storica roccaforte Sudista, diviene il simbolo di quel post-1866; città che appare come l’ombra di se stessa (almeno nei ricordi di Rossella), continuamente “abusata”, secondo la protagonista, da profittatori come i Carpetbaggers.

Ma è avvincente notare quanto poi la stessa O’Hara si avvicini a quel mondo, lo stesso dell’ex capitano Butler, lo stesso detestato dai Sudisti nel quale inizia a ribollire la collera. Valori come onore, orgoglio e rispettabilità vengono messi in disparte, soppiantati da nuove esigenze come la ricchezza (nello stretto senso imprenditoriale), la volontà di acquisire nuove proprietà, il commercio dominato dalla scaltrezza. Ciò rende Via col vento un interessante rappresentazione del passaggio verso una nuova era. Il Sud agricolo che si avvicina al Nord industriale. L’obbligata adattabilità richiesta alle persone per sopravvivere. L’abolizione della schiavitù. Tutte ragioni che rendono straordinario il film di Victor Fleming, abile nell’inserire anche una travolgente storia d’amore. Ma tale sentimentalismo, che poi ha reso la pellicola così popolare, raffigura allo stesso tempo la criticità di una parte del “nuovo mondo”.

“Cerco la pace. Vedrò se la vita può darmi ancora un po’ di serenità e di dolcezza.”

Cit. Rhett Butler (Clark Gable)

Rhett infatti comprende quanto il progressismo della moderna società sia spesso esclusivamente votato al pragmatismo; un aspetto che certamente contraddistingue lo stesso Butler, pur tuttavia sottolineando la sua fragilità a seguito di un drammatico evento. Del resto, Rhett non è come Rossella, e in qualche sequenza appare quasi come se lui intendesse salvarla da quell’ossessiva voglia di denaro. Una causa che sembra perduta come quella della Confederazione. Ma che inevitabilmente attrae il carismatico Butler. Lo stesso che, avviandosi verso una fitta nebbia, comunica figurativamente la scomparsa di un “modo di essere” che, ampliando il concetto, può interessare la stessa Hollywood. Perché Via col vento cala il sipario anche su un’era irripetibile, l’epoca d’oro degli Studios californiani che, seppur non senza polemiche (anche attuali), hanno saputo regalare classici senza tempo. In fondo, quando venne proiettato per la prima volta in una sala di Atlanta, gli anni Trenta stavano per concludersi e la Seconda Guerra Mondiale era alle porte. Eppure, nonostante i grandi (e tragici) cambiamenti ormai vicini, Clark Gable e Vivien Leigh seppero donare alla storia del cinema personaggi indimenticabili, realizzando non soltanto il più grande sogno di David O. Selznick, ma anche un intramontabile capolavoro che sarà sempre capace di emozionare.

Note positive

  • La ricostruzione di un periodo della storia americana
  • La straordinaria interpretazione corale del cast (da ricordare Clark Gable, Vivien Leigh, Olivia de Havilland e Hattie McDaniel)
  • La regia di Victor Fleming
  • La sceneggiatura di Sidney Howard, capace di adattare il difficile romanzo di Margaret Mitchell
  • La fotografia e la colonna sonora, ormai un classico della storia del cinema

Note negative

  • Nessuna da segnalare

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