Shira Haas in Unorthodox

Unorthodox: la tossicità del fondamentalismo religioso

Recensione della miniserie Netflix Unorthodox tratta dal romanzo biografico di Deborah Feldman
poster di unhorthodox

Unorthodox

Anno: 2020

Paese di produzione: Germania, Stati Uniti d’America

Genere: Drammatico, Biografico

Produzione: Studio Airlift, Real Film Berlin Gmbh

Ideatore:Anna Winger, Alexa Karolinski, Daniel Hendler

Stagione: 1

Puntate: 4

Distribuzione: Netflix

Attori: Shira Haas, Amit Rahav, Jeff Wilbusch

Trailer italiano di Unorthodox

Recensione di Unorthodox

Questa nuova perla che arricchisce il catalogo di serie televisive di Netflix è tratta da una storia vera e, in particolare dal romanzo in cui la scrittrice/protagonista narra la sua sua vita. Il libro è stato pubblicato in Italia con il medesimo titolo Ex ortodossa. Il rifiuto scandaloso delle mie radici chassidiche ed è scritto da Deborah Feldman. Lo show è stato pubblicato in quattro puntate il 26 marzo 2020.

Trama di Unorthodox

Esty è una ragazza diciannovenne che vive a New York, ma la sua vita non è come quella delle sue coetanee, infatti è costretta a passare il suo tempo a badare alla casa dove vive con il suo marito, nella convinzione che tutti i divertimenti del mondo esterno l’avrebbero uccisa. Fa infatti parte della comunità ebrea ultra ortodossa di Williamsburg (Brooklyn) Questa situazione inizia però a starle stretta e decide dunque di fuggire a Berlino, seguendo l’esempio di sua madre. Qui inizia a rifarsi una vita, facendo nuove amicizie e approfondendo la sua passione per la musica, ma non sa che suo marito e il di questi cugino sono sulle sue tracce per riportarla a casa.

Analisi di Unorthodox

Unorthodox  è un piccolo gioiello possedendo quella qualità tecnica visiva che si avvicina al quella del grande cinema, sia per la messa in scena che per la profondità dei personaggi e l’approfondimento tematico di cui la storia si fa portavoce. Se siete è abbonati a Netflix è una serie che non potete assolutamente perdere anche se, è giusto premettere, Unorthodox  non è un prodotto d’intrattenimento e di facile seguito andando, non lasciando spazio all’immaginazione, nel mostrare in maniera palese la sofferenza interiore della protagonista, anche grazie al grandissimo lavoro fatto da Shira Haas. La giovane attrice si trova qui al suo primo grande ruolo internazionale, infatti aveva prima lavorato solamente a delle produzioni in Israele, il suo paese natale; con questo ruolo ha però acquisito fama a livello internazionale e sono sicuro che la rivedremo presto in prossime grandi produzioni, sia grazie alle sue doti interpretative che al suo viso estremamente particolare e riconoscibile.

Perchè Unorthodox andrebbe assolutamente vista?

Penso che dilungarsi troppo sul lato tecnico di questa serie sia poco importante. La regia, la fotografia, il montaggio, le interpretazioni e via dicendo… è tutto assolutamente eccellente e ben calibrato e crea una confezione perfetta, oltre che per la storia della protagonista, per il messaggio che lo spettatore può cogliere.

La componente femminista all’interno di Unorthodox è molto forte, il racconto infatti, se ridotto all’osso, è quello classico di una ragazza che vuole liberarsi dall’oppressione e dagli schemi che il mondo intorno a lei le impone. Tematica che purtroppo ancora oggi è molto attuale, con la parità dei sessi che sembra essere ancora un’utopia, anche nelle società più democratiche, ma in Unorthodox c’è molto più di questo, in fatti Esty, la protagonista, viene da una società ebrea ultra ortodossa, che definiremmo estremismo come estremista. Società che esistono anche in mezzo a noi (mondo occidentale) e che vedono nella donna solo uno strumento per fare figli. Società chiuse al resto del mondo per paura di essere contaminate e orgoglio di essere migliori, ma che finiscono per rendere la vita al loro interno estremamente complicata per tutti, ma in particolare per le donne. Apprezzabile la scelta di ambientare la miniserie in una comunità di estremisti ebrei, che raramente vengono nominati e che dunque permette di conoscere una società quasi sconosciuta e di indubbio interesse narrativo.

La serie non indica buoni o cattivi, sta allo spettatore decretarlo, presenta due mondi che vengono in contatto e, inevitabilmente, in contrasto ricordandoci che queste situazioni esistono ancora oggi, ma c’è chi in esse è felice (nonna e marito, ad esempio) e chi in esse non si vede e non si troverà mai, come la protagonista. A fronte di ciò l’ultimo messaggio che si voleva passasse era quello del diritto al realizzare i propri sogni, di evadere dalla propria società per trovarne di altre, che non per forza saranno migliori.

Note positive

  • Comparto tecnico eccellente
  • Recitazione della protagonista piena di emozioni
  • Forte messaggio

Note negative

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