Ultras (2020) recensione

Ultras: Un racconto di amicizia, fraternità e lotta generazionale

Recensione del film Ultras, opera prima del regista italiano Francesco Lettieri. Un racconto di amicizia, fraternità e lotta generazionale
ultras locandina film

Ultras

Anno:2020
Paese di produzione: Italia
Genere: drammatico
Casa di produzione: Netflix, Mediaset, Indigo Film
Distribuzione: Netflix, Mediaset
Durata
: 108 minuti
Regia: Francesco Lettieri
Sceneggiatura: Francesco Lettieri
Montaggio: Mauro Rodella
Dop: Gianluca Palma

Musica: Liberato
Attori: Aniello Arena, Ciro Nacca, Simone Borrelli, Daniele Victorito, Salvatore Pelliccia, Antonia Truppo

Guarda il film su Netflix

Trailer del film Netflix Ultras

Recensione del film Ultras

Dopo numerosi anni dietro la cinepresa per realizzare video musicali, Francesco Lettieri esordisce alla regia di un lungometraggio e ci racconta uno degli aspetti più violenti del mondo dello sport, quello degli Ultras, senza però toccare direttamente le loro azioni e vite all’interno del campo sportivo ma concentrandosi maggiormente sulla loro vita all’esterno del calcio. Il regista porta sullo schermo tematiche universali dell’esistenza umana come la lotta tra le varie generazioni oltre al rapporto padre – figlio.

Ultras sarebbe dovuto uscire nelle sale cinematografiche il 9-10-11 marzo 2020 ma a causa dell’epidemia di COVID, è sbarcato direttamente sulla piattaforma di streaming Netflix ottenendo immediatamente un discreto successo tra i suoi abbonati fino ad arrivare, in maniera costante, nella top 10 dei prodotti più visti all’interno del canale streaming.

Il film ottiene anche la collaborazione del misterioso artista napoletano Liberato, con cui Lettieri ha realizzato vari videoclip, che ha firmato la colonna sonora We Come From Napoli

Trama di Ultras

Il cinquantenne napoletano Sandro è il leader degli Apache, il gruppo di ultras con il quale ha passato tutta la sua vita, oltre a esserne il fondatore insieme ad alcuni suoi amici. L’uomo ha una vita trascorso allo stadio, tra violenza e passione, una esistenza dedita a quel mondo e alla propria squadra del cuore. Il lungometraggio si apre con il nostro protagonista che è ormai impossibilitato, a causa di una restrizione legislativa, a recarsi allo stadio ma è obbligato, ogni qualvolta si tenga una partita, ad andare in questura. Questa costrizione fa vacillare i valori in cui ha creduto per tutta la vita e inizia a ricercarne un nuovo senso. L’incontro con Terry accenderà ancora di più la sua voglia di tranquillità.

Nella sua vita c’è anche Angelo, un ragazzino sedicenne che vede negli apache la sua famiglia e in Sandro il padre che non ha mai conosciuto e il fratello ucciso durante uno scontro con una tifoseria rivale durante una trasferta. Ci vengono raccontate le ultime giornate di un campionato che vede la squadra di Napoli in testa e gli apache estremamente agitati per questo motivo, il tutto non potrà che sfociare in una serie di violenze interne ed esterne al gruppo.

Analisi di Ultras

Francesco Lettieri ci mostra con estrema cura la città in cui è cresciuto, dimostrando di essere diventato un maestro, grazie ai suoi numerosi videoclip, nella ripresa dei sobborghi delle grandi città italiane, sapendolo ricreare nel dettaglio più piccolo e facendoci calare perfettamente in quelle atmosfere, aiutato anche da Gianluca Palma, suo collaboratore di fiducia per quanto riguarda la fotografia. Ed è in questi stretti vicoli e ampie zone portuali che egli decide di ambientare la sua storia di Ultras. Aniello Arena ci regala una bellissima interpretazione per il protagonista Sandro che qui si trova a dover lottare tra il mondo della sua gioventù e il suo futuro, deve decidere se lasciarsi quel mondo di violenza alle spalle o prendere di nuovo le redini del gruppo. Nonostante sembri sempre di più intenzionato ad allontanarsene viene ogni volta risucchiato e coinvolto in quelle azioni spregiudicate compiute dalle nuove giovani leve del gruppo. Quel gruppo che, nonostante tutto resta la sua famiglia, perché da solo non è nulla come tifoso, anche se ne riconosce gli sbagli.

Angelo invece è una figura opposta, sedici anni, vive solo con la madre, il padre è scomparso e il fratello è morto in uno scontro, ma vuole a tutti i costi entrare a fare parte degli Apache, anche lui alla ricerca disperata di una famiglia che lo accolga. Se nel gruppo vede il senso di famiglia in Sandro ritrova una figura paterna, quel genitore che non ha mai avuto e di cui seguire nella vita le sue orme. Sandro farà di tutto per impedirgli di percorrere quella strada sapendo che non è un bel mondo quello che lui ha partecipato a costruite.

In Ultras il gruppo è una famiglia per tutti, soprattutto in quei quartieri in cui la vita è difficile e vince la legge del branco. Il regista si focalizza poco sulle loro azioni in campo o fuori dagli stadi (se non nella sequenza finale, con un ottimo montaggio), preferisce mostrarci la loro quotidianità, il prima e dopo le partita, il rapporto con le loro, se ci sono, famiglie. Rapporti famigliari che vengono inevitabilmente deteriorati da un mondo che richiede la tua dedizione anima e corpo come quello degli ultras. Viene anche accennato il tema della lotta generazionale con i “vecchi” che non vogliono rendersi conto che il loro tempo è finito e lasciare spazio ai giovani e questi ultimi che disdegnano i loro predecessori, rifiutandosi di ascoltare qualsiasi loro consiglio. Tutto ciò non può far altro che condurre a quello scontro che porterà inevitabilmente danni ad entrambi le parti, ma che nonostante tutto non collaboreranno per costruire un qualcosa di migliore.

Il film nel complesso è decisamente buono, con una regia particolare e ben caratterizzata, una colonna sonora molto azzeccata e una recitazione ben studiata. Il suo unico problema è che a inserirsi in quel mondo di film ben fatti, ma non eccezionali, che parlano dei sobborghi di Napoli e vi resta invischiato, senza riuscire ad emergerne, diventando così un prodotto quasi anonimo sull’intero panorama. La sua unica fortuna è quella di essere stato prodotto da Netflix il che, in questo periodo, porta certamente una buona quantità di visibilità. Il buon lavoro del regista però mi fa ben sperare, dopotutto siamo solo al suo primo lavoro, e in un futuro sono sicuro che ci regalerà delle grandi sorprese.

Note positive

  • Tematiche
  • Montaggio nella scena finale
  • Attori

Note negative

  • Regia leggermente immatura

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