Dakota Fanning in Please Stand By - Tutto ciò che voglio

Tutto ciò che voglio – Please Stand By: la forza di combattere

Recensione del lungometraggio Tutto ciò che voglio - Please Stand By che tratta il tema dell'autismo con grande leggerezza e delicatezza.
tutto ciò che voglio locandina film

Tutto ciò che voglio – Please Stand By

Titolo originale: Please Stand By

Anno: 2017

Paese di produzione: Stati Uniti d’America

Genere: commedia

Casa di produzione: Allegiance Theater, 2929 Productions

Durata: 93 min

Regia: Ben Lewin

Sceneggiatura: Michael Golamco

Fotografia: Geoffrey Simpson

Musiche: Heitor Pereira

Attori: Dakota Fanning, Toni Collette, Alice Eve

Trailer italiano di Tutto ciò che voglio

Distribuito in Italia con il titolo Tutto ciò che voglio, Please Stand By ( ovvero Per favore, fermati) è un lungometraggio diretto dall’australiano Ben Lewin che va a trattare della tematica dell’autismo attraverso uno stile alquanto leggero da commedia con un cast di tutto livello. Il film è stato presentato in anteprima mondiale alla Festa del cinema di Roma nel 2017 nella sezione Alice nella città.

Trama di Tutto ciò che voglio

Wendy è una ragazza di ventun anni affetta da una leggera sindrome di autismo che la porta ad avere alcuni attacchi di nervi nei momenti di maggior stress emotivo. Le sue giornate, all’interno della casa di cura in cui vive, sono segnate da azioni meccaniche ed eventi che si ripetono ogni giorno uguali agli altri sempre nel medesimo modo; lei si alza, si lava, va a lavoro per la medesima strada e guarda il suo programma preferito Star Trek appassionandosi al personaggio di Spock e nel tempo libero scrive per un concorso della Paramount Pictures che ricerca una sceneggiatura per un film della sua saga più amata. Le sue giornate però trascorrono interamente all’interno del suo mondo non ricercando ed evitando un reale contatto visivo e fisico con il resto del pianeta, a esclusione del suo cagnolino, vestito con una tutina tratta da Star Trek.

Il sogno della giovane è quello di conoscere il suo nipotino appena nata e di riandare a vivere con sua sorella maggiore e suo marito, ma la sorella ha paura che la malattia di Wendy possa danneggiare la sua vita privata e il suo piccolo bambino. Dopo un litigio con questa la giovane ragazza affetta da autismo decide di scappare dall’istituto e di recarsi nella lontana Los Angeles per consegnare alla Paramount, di persona, il suo scritto dato che nessuno sembra prenderla sul serio e ormai, attraverso la posta non riuscirà ad inviare il suo manoscritto. Da sola insieme al suo amato cagnolino affronterà la sua prima avventura conoscendo il mondo, quando, fino ad allora, non era mai uscita dal suo piccolo ecosistema.

Analisi di Tutto ciò che voglio

Il titolo italiano Tutto ciò che voglio e quello americano Per favore, Fermati racchiude l’essenza e la dualità tematica del film, da un lato abbiamo la protagonista ben interpretata da Dakota Fanning che vuole perseguire a tutti i costi i suoi obbiettivi pur rischiano in alcuni istanti la sua stessa salute fisica, dall’altro rintracciamo la sorella e della caregiver (Toni Collette), e di tanto in tanto anche lo spettatore, che chiedono alla giovane di rallentare e di fermarsi comprendendo la sua situazione mentale e capendo tutto ciò che può e che non è in grado di fare. Wendy vuole vivere fuori nel mondo insieme alla sua famiglia ma è in grado di prendersene cura e di non danneggiarli con la sua malattia? Questo è il dibatto su cui ruota intorno il film oltre la domanda che alla fine si porrà la giovane ragazza alla fine del suo viaggio da classico road movie in cui fa conoscenza di nuovi individui non sempre educati e buoni nei suoi confronti, elementi tipici in una storia di formazione.

La forza primaria di Tutto ciò che voglio sta nell’attenta regia posta da Ben Lewin che va a creare uno stile narrativo molto dolce e delicato privo di momenti veramente drammatici che lo fanno assomigliare per certi versi, sopratutto nella struttura filmica, al cult Little Miss Sunshine senza però possedere quell’ironia amara e divertente che una commedia di questo stampo dovrebbe avere e va sottolineato che se il montaggio e la regia funzionano ciò non può essere detto della sceneggiatura che presenta dei buchi di trama a causa di alcuni passaggi alquanto inverosimili pensando soprattutto dalla sua fuga dalla casa in cui è cura e nel modo in cui è riuscita a prendere il pullman pur senza soldi. Per quanto riguarda i dialoghi manca quella punta di umorismo necessaria per far ridere e commuovere realmente lo spettatore che però riesce a seguire, senza annoiarsi, la vicenda provando quel poco di emozione che una storia del genere basata sulla ricerca di rivalsa possiede di natura in sé. Tutto ciò che voglio si appoggia pienamente sulle spalle della sua protagonista che va detto risulta altamente tridimensionale e ben caratterizzata ma se il suo carattere inizialmente è ben descritto e difficile comprendere e individuare nell’arco della storia quei momenti che la portano a evolvere realmente ma sembra piuttosto che lei è in grado di compiere tutto ciò che fa già all’inizio del film avendo in sé una grande forza nel perseguire il suo obbiettivo, in tal senso se il tutto doveva essere un racconto di formazione l’intento non è pienamente riusciuto.

Interessante dal punto di vista tematico è il significato di comunicazione e di come farlo con le persone problematiche e in questo caso affette da una sindrome autistica, La scena del poliziotto che inizia a parlare in klingon, linguaggio conosciuto anche da Wendy essendo appassionata di Star Trek, mostra come per poter comunicare con l’altro bisogna conoscerlo e ascoltarlo fino ad entrare nel suo mondo, non a caso l’unico individuo umano che la ragazza andrà a toccare sarà proprio questo personaggio perchè è l’unico che la compresa realmente per ciò che è. Nessuno di noi in fondo è uguale all’altro e se ogni individuo ascoltasse l’altro e ognuno di noi facesse valere e vedere le proprie peculiarità senza nascondersi vivremo in un mondo in cui tutti saremmo completamente felici.

Note positive

  • Dakota Fanning regge bene il film sulle sue spalle

Note negative

  • Buchi di trama: alcuni passaggi sembrano troppo sbrigativi e inverosimili

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