Tre Manifesti a Ebbing, Missouri – Il fuoco delle parole

Giornalista: Mildred Hayes, perché ha messo questi cartelloni? 
Mildred Hayes: Mia figlia Angela è stata ammazzata sette mesi fa. La polizia è troppo impegnata a torturare la gente di colore per risolvere un crimine vero. (cit. Tre Manifesti a Ebbing, Missouri)

Tre Manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri)  è una black commedy drammatica diretta dal drammaturgo anglo-irlandese Martin McDonagh, alla sua terza prova registica. Questo lungometraggio è sicuramente la sua pietra pregiata.

McDonagh è riuscito a creare un diamante molto raffinato da una storia molta complicata da trattare, sia dal punto di vista tematico che di verosimiglianza dei suoi personaggi.

La bravura del regista/sceneggiatore è stata quella di scrivere dei dialoghi, delle battute di una potenza unica e a creare dei personaggi cinici e rabbiosi che non sono mai caduti nella “finzione” o nella banalità; il loro arco di trasformazione è stato perfetto e il loro modo di parlare – a tratti sopra le righe – al pubblico è parso naturalissimo, dentro quel mondo crudele che è stato settato nelle prime scene del film.

Siamo in un mondo in cui l’amore sembra essere scomparso a favore di una enorme solitudine interiore che è sfociata nella rabbia.

Non è un caso che ha vinto il premio di miglior sceneggiatura non originale al festival di Venezia 2017 o che ha ricevuto ben quattro statuette al Golden Globe o del aver ottenuto ben sette nomination per il premio oscar 2018.

La trama della storia è di una semplicità disarmante.

Mildred Hayes è una donna interiormente distrutta, cinica e rabbiosa contro chiunque incontri e in special modo verso la polizia che non è ancora riuscita a trovare l’assassino di sua figlia, Angela, stuprata e poi bruciata. Dopo quasi un anno si accorge che lungo una strada, poco trafficata, ci sono tre cartelloni pubblicitari in completo abbandono. La donna decide di pubblicare su di questi tre frasi su sfondo rosso che daranno il via ad una serie di eventi che sconvolgeranno le vite della piccola cittadina di Ebbing.

"Stuprata mentre stava morendo"
"E ancora nessun arresto"
"Come mai, sceriffo Willoughby?"(cit. Tre Manifesti a Ebbing, Missouri)

Da questo momento la miccia è ormai accesa. La popolazione si schiererà contro la cinica Mildred, che pare combattere una battaglia solitaria, mentre appoggiano il povero sceriffo Bill Willoughby (Woody Harrelson), affetto da un cancro ormai incurabile.

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Tutto il film ha una scelta registica molto semplice ma che rafforza emotivamente i suoi personaggi e la storia stessa. Nella prima parte abbiamo tutte inquadrature fisse su cavalletto e dei classicissimi campo contro campo con dei primi piani sui suoi personaggi che lasciano lo spettatore inchiodato sulla espressività e sulle parole dette dai caratteri. Nella seconda parte dei film, abbiamo un ritmo più accesso e la macchina da presa incomincia a seguire maggiormente i suoi personaggi con carrelli,steadicam e piccole panoramiche.

Tre Manifesti a Ebbing, Missouri è basato interamente sulla potenza delle parole che come lame affilate vengono scolpite dentro il nostro essere. Le lettere scritte dal defunto sceriffo aggiungono un tocco drammatico all’intera vicenda narrata. La scena dell’incendio della stazione della polizia con il “cattivone”  agente Jason Dixon (Sam Rockwell), intento a leggere il messaggio inviatogli dall’aldilà, dalla sua figura “paterna”, mostra il tormento interiore dei suoi personaggi, che vivono in un modo fatto di parole crudeli e di azioni violente.

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Mildred come Jason si trovano in uno stallo emotivo a cui non riescono a venire a galla.

La figura che incarna tutto il senso dell’opera è indubbiamente Jason Dixon, un uomo che è sempre stato schiacciato dal peso della famiglia, dalla società e che non riesce più a comprendere il limite tra ciò che lui sia e ciò che non è, ma che allo stesso tempo è diventato. Allo stesso tempo Mildred è mossa solamente da un sentimento di vendetta e solo il nano James (Peter Dinklage) avrà il coraggio di mostrargli veramente chi sia ormai lei.

Tutta questa rabbia... genera solamente più rabbia. (cit. Tre Manifesti a Ebbing, Missouri)

L’amore dà e porta amore. Pronunciare parole buone trasporta amore e bontà interiore e ci fa sentire meglio. Azioni di rabbia, violenza e di distruzione non portano altro che altra rabbia e altro malessere. Questo è un circolo vizioso, è solo attraverso la bontà possiamo trovare la pace che cerchiamo.

Le parole che pronunciamo non sono altro che un estensione della nostra anima e del nostro essere interiore. Mildred non ha mai un espressione di sorriso verso qualcuno, non ha mai una parola di benevolenza ma il suo atteggiamento fisico e dialettale è mosso dalla rabbia che lentamente la sta mangiando. I tre cartelloni pubblicitari che decide di affiggere non solo altro che un estenuante grido di aiuto e di protesta verso quella società che non l’ascolta e non l’aiuta. La pubblicità è il mezzo migliore, nel mondo d’oggi, per far circolare un idea e un pensiero ed è quel mezzo che lei decide di utilizzare per dire la sua voce in un mondo a cui nessuno importa più il suo pensiero.

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La donna pretende che i poliziotti continuino le indagini sulla morte della figlia e che il colpevole venga messo al più presto in catene. Non pensa alle difficoltà del caso incontrate dalle forze dell’ordine ( che nel film non vengono mostrate sotto un buon aspetto) ma egoisticamente ritiene che queste non fanno un emerito nulla per ridare dignità alla morte di sua figlia. Lei non vede nient’altro oltre la sete di vendetta e di disperazione.

Sceriffo Bill Willoughby: Farei qualunque cosa per prendere l'assassino di tua figlia. Quei cartelloni sono scorretti nei miei confronti! 

Mildred Hayes: Nel tempo che ci hai messo per venire qui a frignare come una femminuccia, Willoughby, potrebbero aver massacrato un'altra poveretta! (cit. Tre Manifesti a Ebbing, Missouri)

Tre Manifesti a Ebbing, Missouri non è altro che un inno alla pace, un canto all’amore e ad agire per amore, lasciando perdere i conflitti passati, il senso di colpo e la vendetta ma di aprire il proprio sguardo verso la speranza e verso l’amore. Dai amore e riceverai amore!

Note positive

  • Gli attori sono stati straordinari, special modo Frances McDormand e Sam Rockwell
  • La sceneggiatura è al di poco perfetta, l’umorismo nero che fuoriesce dalla bocca dei suoi caratteri non appare fuori dagli schemi benché lo sia.
  • Descrizione accurata e ben fatta di una parte della società americana
  • La regia al servizio della storia
  • La bellissima colonna sonora
  • La scena del fuoco che brucia la stazione della polizia e il piccolo piano sequenza del pestaggio
  • Il finale è giusto e lascia un sottile amaro in bocca con un pizzico di sana tristezza.

Nota negativa:

  • Per motivi di gusto poteva essere evitato il piccolo flashback sulla figlia. Sicuramente è utile per ricalcare e far comprendere il senso di colpo che Mildred prova per la  sua morte oltre che com’era prima di tutto ciò la vita nella famiglia. E’ una bella scena ma forse non era essenziale

 

Stefano Del Giudice

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