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Tornare a vincere – The Way Back: rivincita umana e sport nel film con Ben Affleck

Recensione del film Tornare a Vincere (The Way Back), l'ultimo film con Ben Affleck è una parabola sulla rivincita di un uomo attraverso lo sport.

Tornare a Vincere

Titolo originale: The Way Back

Anno: 2020

Genere: drama, sport

Paese di produzione: Stati Uniti d’America

Produzione: Warner Bros, BRON Studios, Jennifer Todd Pictures

Distribuzione: Warner Bros.

Durata: 93 minuti

Regia: Gavin O’Connor

Sceneggiatore: Brad Ingelsby

Montaggio: David Rosenbloom

Dop: Eduard Grau

Musica: Rob Simonsen

Cast: Ben Affleck, Al Madrigal, Janina Gavankar, Michaela Watkins, Brandon Wilson,

Trailer italiano di Tornare a vincere (2020)

Recensione di Tornare a Vincere

Lo scorso anno negli Stati Uniti oltre 15 milioni di persone hanno sofferto di dipendenza da alcool. I dati, sempre crescenti rispetto a quelli degli anni precedenti, racchiudono altrettante quindici milioni di storie di uomini e donne che vivono una malattia che disintegra lavoro, affetti, normalità. Complice spietato dell’avvio verso la dipendenza c’è il dolore. L’alienazione, l’abisso e infine la negazione. Si sceglie di scostarsi dai propri demoni entrando in una spirale autodistruttiva che si cerca di nascondere, e nascondersi, finché non sarà più possibile farlo.

Tornare a vincere è disponibile su: Apple Tv, Youtube, Google Play, TIMvision, Chili, Rakuten TV, PlayStation Store, Microsoft Film & TV, e in noleggio su Sky Primafila, Infinity, a partire dal 23 aprile a causa dei problemi legati al coronavirus che non gli hanno consentito di sbarcare al cinema.

Trama di Tornare a Vincere

Nell’ultimo film diretto da Gavin O’Connor (The Accountant, Pride and Glory) Ben Affleck è Jack Cunningham un operaio edile che tenta di allontanare la sua personale e devastante perdita nella sua altrettanto devastate e personale modalità: l’alcool. Un frigo che si riempie e si svuota in una sera, una bottiglia di vodka travasata in una borraccia portata a lavoro, una borsa frigo tenuta dietro il sedile posteriore sempre a portata di mano, una birra messa in freezer che rimpiazza quella che si sta per bere. A cena, in pausa in cantiere, al solito bar frequentato in passato anche dal padre, nel pranzo di ringraziamento di famiglia, sul divano perfino nella doccia. Ex campione di basket, sarà proprio lui che verrà scelto per allenare la sua stessa squadra i Bishop Hayes. Inutile dirsi che quella sarà l’occasione per uscire dal cortocircuito esistenziale in cui si ritrova attraverso una connessione che stabilirà con i ragazzi della squadra e con la sua vecchia passione.

Analisi di Tornare a Vincere

La storia di Tornare a Vincere dunque, è quella di un uomo comune che tenta di risalire la china attraverso lo sport. Il cinema, soprattutto quello americano, ha da sempre raccontato questo tipo di storie ma The Way Back rimane ancora troppo in superficie e puntellato qua e là di cliché prevedibili. Proprio perché il soggetto non è di per sé innovativo, la sceneggiatura scritta da Brad Ingelsby appare piuttosto superficiale senza mai emozionare davvero e senza esplorare appieno le dinamiche interne tra Jack e i ragazzi che allena. Il film, che arranca nel tentativo d’integrare e approfondire le due narrazioni parallele (l’ alcolismo e la squadra di basket), viene però portato avanti dall’interpretazione autentica e asciutta di Affleck. La sua performance è sicuramente migliore del film stesso. Impressionante la dissonanza fra la corporeità massiccia e gigantesca di Affleck/Cunningham e la fragilità interna di una ferita indicibile e inesplorata che lo fanno apparire marginato e marginale.

The Way Back ( Tornare a vincere) pesca dunque tra le milioni di vite dei cosidetti high functioning alcoholics ma sembra piuttosto ispirarsi e delinearsi secondo i contorni della personale esperienza di Affleck. L’attore 47enne entrato in rehab nel 2001, nel 2017 e poi di nuovo nel 2018 è sempre stato aperto a raccontare la sua personale battaglia con la dipendenza iniziata con un padre alcolizzato e altrettante storie familiari con la malattia mentale. Una specie di lascito fatale dunque, qualcosa d’impossibile da staccarsi di dosso come una seconda pelle. Ben e Jack si confondono, ci confondono in uno sdoppiamento tra attore/personaggio, tra script e vita reale che affascina in un film fiacco e incerto soprattutto nel raccontare la complessità del superamento del dolore.

Note positive

  • Interpretazione di Affleck

Note negative

  • La sceneggiatura

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