Margot Robbie in Tonya (2017)

Tonya: Una drammatica storia vera

Trailer italiano di Tonya

Il regista nato a Sidney, Craig Gillespie, torna al cinema sportivo dopo Million Dollar Arm (2014), film prodotto dalla Walt Disney Pictures e incentrato sulla vera storia di Rinku Singh e Dinesh Patel, due lanciatori di baseball capaci di stupire durante il reality televisivo The Million Dollar Arm (2008). Scritto da Steven Rogers, candidato proprio per Tonya al BAFTA Film Award nella categoria miglior sceneggiatura originale, e montato da Tatiana S. Riegel (già collaboratrice di Gillespie), il lungometraggio è prodotto dalla stessa Margot Robbie. Quest’ultima condivide il set con Sebastian Stan, Allison Janney e Paul Walter Hauser (poi protagonista di Richard Jewell nel 2019 per la regia di Clint Eastwood). Basato sulla storia vera della pattinatrice artistica su ghiaccio Tonya Maxene Harding, il film ha ottenuto 3 nomination all’Oscar 2018, vincendo con Allison Janney il Premio come miglior attrice non protagonista.

Trama di Tonya

LaVona Harding (Allison Janney) è ossessionata dal rendere sua figlia Tonya (Margot Robbie) una campionessa di pattinaggio artistico su ghiaccio. Grazie alla coach Diana Rawlinson (Julianne Nicholson), la bambina riesce a perfezionarsi, gareggiando con avversarie più grandi di età e, nonostante questo, ottenendo diverse vittorie. Ma la convivenza con la madre, soprattutto a seguito della partenza del padre, non è semplice, e Tonya decide di sposare Jeff Gillooly (Sebastian Stan) per allontanarsi dai frequenti abusi di LaVona. La tranquillità è soltanto occasionale, perché i litigi con Jeff diventano sempre più frequenti, conducendo persino Tonya a licenziare Diana Rawlinson. Eppure il talento della Harding è indiscutibile: nel 1991 diviene la prima donna statunitense ad eseguire con successo un triplo axel, e nel 1992, pur dopo gare deludenti, partecipa alle Olimpiadi invernali di Albertville, in Francia. Concluso il periodo sportivo, Tonya torna a Portland dove trova impiego come cameriera, ma l’incontro con la sua ex coach, spinge la Harding a tornare nell’ambiente del pattinaggio artistico, con l’obiettivo di vincere una medaglia alle Olimpiadi invernali del 1994. Un percorso che viene complicato dalla tragica aggressione elaborata dal “bodyguard” di Tonya, Shawn Eckhardt (Paul Walter Hauser), ai danni della sua avversaria Nancy Kerrigan (Caitlin Carver), conducendo la Harding verso una pericolosa situazione in grado di compromettere la sua carriera. 

Recensione di Tonya

Tonya di Craig Gillespie costituisce di certo una delle più interessanti interpretazioni di Margot Robbie. L’attrice, giunta alla ribalta con The Wolf of Wall Street (M. Scorsese, 2013), dimostra una grande sinergia con il (complesso) personaggio di Tonya Harding. Disperatamente sotto il comando della dispotica Allison Janney, ma anche ribelle e anticonformista, la figura della Harding riesce a trasmettere altre potenzialità della diva australiana, perfettamente a suo agio nel rappresentare il grottesco dramma di una “meteora” dello sport statunitense. E questo perché nella sua recitazione troviamo un caleidoscopio di comportamenti: voglia di rivalsa, assoluta abnegazione, ingenuità, delusioni e, più di tutto, un’encomiabile volontà nel voler cambiare le “regole” del gioco. Ovvero, quelle rigide barriere che caratterizzavano il mondo del pattinaggio artistico su ghiaccio, settore spiccatamente elitario che imponeva codici e stabilite “persone che ce la possono fare”. Un invisibile e, nonostante questo, estremamente tangibile blocco che Tonya cerca ostinatamente di abbattere, cercando di sovvertire la propria situazione con qualsiasi mezzo.

In tal senso, la protesta della Harding/Robbie nei confronti dei giudici sportivi in una sequenza del film, rappresenta una disperata raffigurazione della storica lotta tra classi sociali, in cui l’attrice nata a Dalby manifesta tutta la sua rabbia (e debolezza) nei confronti di un successo che le è precluso soltanto perché “non è come le altre”. La Harding, infatti, risulta perdente non perché superata da avversarie più brave, ma al contrario per il suo naturale anticonformismo, per la non rappresentazione di ciò che una pattinatrice dovrebbe essere: un modello di eleganza e stile. Un obiettivo a cui Tonya, nonostante il suo talento assoluto, non può ambire. Perché non proviene dalla stessa estrazione sociale delle sue avversarie, o più semplicemente, perché è costretta a confezionare autonomamente un vestito adatto al pattinaggio di figura.

Ed è incredibilmente empatico assistere a ciò che lei realizza (errori compresi) per sfondare quelle barriere, esempio di una donna che rifiuta regole e preferenze e che, nonostante tutto, verrà sempre ricordata come la prima statunitense a compiere con successo un triplo axel. Ma il significato di Tonya, sebbene già denso, non finisce certo qui. L’opera di Gillespie è del resto una distaccata interpretazione di quello che ha rappresentato la controversa figura della Harding. Utilizzando un montaggio di stampo documentaristico (un plauso a Tatiana S. Riegel), il regista di Sidney costituisce un interessante “contatto” tra i personaggi di allora e di oggi, evidenziando contrasti senza tempo, ma anche cambiamenti e impassibile fermezza. Quella che contraddistingue la figura del bodyguard Shawn Eckhardt (ottimo Paul Walter Hauser), convinto di un ruolo che non ha, oltreché personaggio coinvolto nel caso che ha reso nel 1994 la Harding uno dei principali argomenti dell’opinione pubblica.

Tuttavia, il rimando alla terribile aggressione di Nancy Kerrigan, avvenuta il 6 gennaio 1994, prova anche la scelta di Gillespie, che appunto lesina dal commentare i fatti, non prendendo le parti di nessuno e riprendendo “semplicemente” ciò che sembra essere accaduto. Ovvero un autentico dramma, non solo per Tonya, ma anche per Nancy e poi Jeff Gillooly, LaVona Harding e lo stesso Shawn Eckhardt. Un evento talmente sconvolgente da essere persino richiamato, suscitando la disapprovazione della Harding, in un discorso di Barack Obama nel 2007. Ma anche perfetta raffigurazione di quelle conseguenze a cui (talvolta) può condurre un ambiente in cui latitano parole come sostegno, amicizia, rispetto. Indirizzando la vita della Harding verso un costante kiss and cry, tanto conosciuto dalle pattinatrici su ghiaccio come il luogo in cui si attendono i giudizi tecnici e artistici, e che per Tonya ha significato molte delusioni ma anche qualche straordinaria vittoria. A ricordo di quel purissimo talento a cui doveva essere data un’occasione, e da cui, forse, si poteva ricevere molto di più.

Note positive

  • L’interpretazione corale del cast (soprattutto Margot Robbie, Allison Janney e Paul Walter Hauser)
  • La sceneggiatura di Steven Rogers
  • Il montaggio di Tatiana S. Riegel
  • Le musiche, curate da Peter Nashel, capaci di ricostruire un’epoca

Note negative

  • Nessuna da segnalare

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