Eliza Dushku in The Alphabet Killer (2008)

The Alphabet Killer: Allucinazioni di una poliziotta

Recensione del thriller The Alphabet Killer di Rob Schmidt, ispirato a eventi di cronaca nera del 1970 a Rochester.
The Alphabet Killer (2008) locandina film

The Alphabet Killer

Titolo originale: The Alphabet Killer

Anno: 2008

Paese di Produzione: Stati Uniti d’America

Genere: thriller, giallo

Casa di Produzione:Intrinsic Value Films, WideyeCreative Films

Distribuzione: One Movie

Durata: 105minuti

Regia: Rob Schmidt

Sceneggiatura: Tom Malloy

Montaggio: Frank Reynolds

Fotografia: Joe DeSalvo

Musica: Eric Perlmutter

Attori:Eliza DushkuCary Elwes, Bill MoseleyTimothy HuttonMichael IronsideMartin DonovanTom Malloy, Melissa Leo, Tom Noonan

Trailer americano di The Alphabet Killer

Recensione di The Alphabet Killer

Diretto da Rob Schmidt il lungometraggio a tinte investigative, che ruota intorno alla vita di una poliziotta talentuosa nell’accappiare criminali, è ispirato al serial killer che ha ucciso inizialmente a Rochester dal 1971 al 1973 tre bambine che possedevano la medesima iniziale nel nome, cognome e luogo di ritrovamento del corpo. In seguito, in giro per l’intera America, sono avvenuti ulteriori omicidi svolti con il medesimo modus operandi tanto da riuscire nel 2010 ad arrestare Joseph Naso, condannato a morte nel 2013 come l’assassino, così definito dai media, Alphabet Killer nonostante non ci sia una sua confessione e sicurezza della sua colpevolezza riguardante quei casi. Oltre a The Alphbet Killer è stato realizzato precedentemente un ulteriore film ispirato a tali vicende:  Wrong Turn – Il bosco ha fame del 2003.

Il film è uscito a febbraio in America per poi essere presentato in anteprima al Berlin Film Festival il 7 febbraio e in seguito al Ravenna Nightmare Film Festival in Italia, uscendo direttamente in Dvd.

Trama di The Alphabet Killer

Negli anni 2000 Megan Page è una stimata poliziotta di Rochester che si avvale di un approccio investigativo piuttosto maniacale ma che la porta sempre ad acchiappare il killer. La sua sfera privata è rosea vivendo una storia d’amore con un suo collega poliziotto, ma tutto la sua routine cambia completamente quando viene trovato il cadavere di una bambina nella vicina Churchville. Dal primo instante in cui la detective vede il corpo bruttalmente strangolato della vittima ha delle allucinazioni che, più il caso andrà avanti, più aumentaranno fino a quando inizierà a vedere il fantasma decomposto della bambina. Lo stress del caso la condurranno in una discesa verso gli inferi piena di confusione mentale fino a quando deciderà di suicidarsi, venendo salvata all’ultimo momento dal suo compagnio.

Dopo due anni di terapia Megan sa di essere affetta da schizzofrenia e si sta curando grazie al gruppo di riabilitazione tenuto da Richard Ledge, un uomo sulla sedia a rotelle, ma la sua vita lavorativa e affettiva è ormai distrutta. Al rientro in polizia è collocata nell’ufficio archivio e poco dopo il suo ritorno accade un omicidio di una bambina avvenuto con il solito modus operandi dell’assassino denominato Alphabet Killer.

Analisi di The Alphabet Killer

The Alphabet Killer non si può di certo annoverare tra i capolavori del genere investigativo non possedendo quella forza narrativa e quella suspense che i grandi gialli posseggono da Seven fino a Zodiac del 2017, ma nonostante ciò la storia, pur cadendo in momenti alquanto piatti e privi di efficaci colpi di scena ben progettati, riprende il filo di quel genere paranormale – spiritico investigandolo sotto una nuova lettura che pone l’accento sulla malattia mentale e sulla reale lettura della realtà umana che è sia soggettiva che oggettiva. Tale tematica è ben svolta solo nella parte conclusiva della storia creando un finale piuttosto intrigante nella sua struttura narrativa e di montaggio dove non si è completamente chiaro cosa stia realmente succedendo, ovvero non capiamo se siamo immessi dentro il mondo malato e distorto della giovane poliziotta o nella soggettiva realtà. Pur non facendo spoiler è tranquillamente asseribile che l’ultime scene sono quelle che possiedono una maggior forza emozionale lasciando allo spettatore quel senso di malessere che non si è provato per tutto l’arco filmico.

La sceneggiatura di The Alphabet killer del resto non riesce a essere credibili perdendosi spesso in vari passaggi di verosimiglianza, come il reintegro della poliziotta, ritenuta pazza, all’interno delle indagini, riuscendoci tra l’altro senza grandi difficoltà. Inoltre lo svelamento del colpevole, se non siamo nel campo dell’allucinazioni, risulta estremamente forzato come lo sono i suoi motivi che l’hanno spinto a compiere tali azioni brutali. La stessa attrice protagonista Eliza Dushku non è sempre credibile nella sua parte cadendo, nei momenti di maggior stress e allucinazioni, in espressioni al limite del credibile come nella scena della crisi in chiesa, ben realizzata da parte della regia ma non interpretata nel maggior modo possibile dalla giovane attrice. In The Alphabet killer troviamo la presenza di personaggi secondari ma ognuno di loro è scritto male e privo d’interesse, tanto da sembrare più dei meri strumenti per ampliare la storia che non figure utili al racconto, tanto da pensare che un film basato solo su di lei e la sua indagine solitaria fosse più funzionale a tale vicenda.

Va detto che in The Alphabet killer neanche la protagonista nel suo background è ben scritta, bast pensare non sappiamo se le visioni, presentateci ad inizio film ci sono sempre state oppure sono comparse alla vista del corpo per la prima volta, in tal senso alcune frasi sembrano rispondere a tale questione ma non completamente. Se però le visioni sono state avvertite per la prima volta all’inizio del film possiamo asserire che la donna non è mai sembrata preoccupata per ciò e che la sua stessa paura e terrore per tali allucinazioni di fantasmi viene tutta di colpo perdendo quell’effetto di verosimiglianza narrativa essenziale in un film.

Note positive

  • La parte finale nell’ottica realtà – allucinazione
  • Il montaggio finale

Note negative

  • Interpretazione attoriale di Eliza Dushku
  • La sceneggiatura
  • I personaggi secondari
  • Assenza di suspense durante l’indagine

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