The Witch: L’oscurità del bigottismo

The Witch: L'oscurità del bigottismo 1

The Witch

Titolo originale: The Witch: A New England Folktale

Anno: 2015

Paese di produzione: Stati Uniti d’America, Canada, Regno Unito

Genere: Horror / Drammatico

Casa di produzione: A24

Prodotto da: Daniel Bekerman, Lars Knudsen, Jodi Redmond, Rodrigo Teixeira, Jay Van Hoy

Durata: 1 hr 37 min

Regia: Robert Eggers

Sceneggiatura: Robert Eggers

Montaggio: Louise Ford

Dop: Jarin Blaschke

Musica: Mark Korven

Attori: Anya Taylor-Joy, Ralph Ineson, Kate Dickie, Harvey Scrimshaw, Ellie Grainger, Lucas Dawson, Julie Richings, Bathsheba Garnett, Sarah Stephens, Wahab Chaudhry

Trailer ita di The VVitch

Trama di The Witch

L’avversario spesso viene sotto forma di caprone. E sussurra. Sì, sussurra…è Lucifero e lo sai! Lo sai!

CIT. THOMASINE (ANYA TAYLOR-JOY) – The Witch

New England, XVII secolo. William (Ralph Ineson) e Katherine (Kate Dickie) conducono una vita all’insegna della devozione intransigente assieme ai loro cinque figli (tra cui l’emergente Anya Taylor-Joy) in una zona ai margini di un bosco oscuro. Ma quando il loro figlio più piccolo scompare senza lasciare traccia, il raccolto va a male e dalle capre si inizia a mungere sangue, la famiglia va a disgregarsi sempre più inesorabilmente…

The Witch: L'oscurità del bigottismo 3
Anya Taylor-Joy in The Witch
The Witch: L'oscurità del bigottismo 5
Una scena di The Witch

Recensione di The Witch

Film d’esordio del regista Robert Eggers, The Witch riesce nell’intento che molti horror moderni puntualmente mancano: inquietare senza eccessi con una trama compatta e appassionante. Ambientato nel New England del 1600, The Wtch è un horror di gran classe che sceglie di lasciare la componente soprannaturale sugli spalti perché è chiaro fin dalle premesse che a Eggers interessa raccontare la disgregazione di un’istituzione familiare già alla base cagionevole, e di come bigottismo, odio, paranoia e superstizione possano avere un ruolo fondamentale in questo fenomeno. Insomma, viene fatto un horror che guarda al sociale come nei migliori esempi del genere, da Romero a Carpenter (non mancano pure i riferimenti al cinema di Ingmar Bergman che ai cinefili più navigati sicuramente non saranno sfuggiti).

Analisi di The Witch

Partiamo dalla magistrale direzione degli attori. Eggers presenta i suoi protagonisti dannati e sin dalle prime battute senza via di salvezza, come schiavi di una fede in Dio troppo cieca ed estrema. La famiglia protagonista è composta da individui impotenti e consumati da dentro dalle credenze che persino nei momenti pià caricati mantengono salda la loro credibilità, specialmente il personaggio di Katherine (Kate Dickie ci ha deliziati con un altro splendido ruolo da invasata dopo Game of Thrones). Anche i protagonisti più giovani sono tratteggiati con grande mestiere: l’innocenza dei due gemellini inquieta al punto giusto e molto brava è pure la giovane Taylor-Joy, la cui interpretazione è senza dubbio la più soddisfacente.

Per quanto riguarda il lato tecnico e artistico in sé è pure inutile dilungarsi: la lentezza della regia è ideale per costruire un clima di tensione mentre gli spazi naturali freddi e la fotografia smorta, alla The Revenant, ben accentuano l’atmosfera malsana del tutto. La narrazione si sviluppa in continuo crescendo con Eggers bravissimo a centellinare i vari elementi di un racconto ossessivo, che non lascia tregua per un secondo. Lo spavento fine a sé non è contemplato, e anche la violenza non è poi eccessiva, ma sono proprio inquietudine e angoscia inettate sottopelle con lo scorrere dei minuti a fare la voce grossa.

Il finale colpisce e lascia scossi per cattiveria e pessimismo, sintetizzando ogni particolare con cui Eggers ci ha accompagnati per più di un’ora e mezza. Forse in fase di sceneggiatura si poteva fare di più, ma molto probabilmente alcune approssimazioni sono volute. In conclusione, The Witch si eleva in maniera imponente sui tanti horror ripetitivi usciti da qualche lustro a questa parte. Se abbiamo davanti un capolavoro lo deciderà solo il tempo, ma di sicuro è un film da gustarsi a pieno titolo, anche se non si ama il genere.

Note positive

  • Regia e fotografia
  • Gli interpreti
  • La costruzione di una tensione angosciosa e ossessiva

Note negative

  • Qualche approssimazione di sceneggiatura, probabilmente voluta