The martian – sopravvissuto

Salve, io sono Mark Watney, un astronauta… Sto tenendo questo diario come testimonianza nel caso non ce la faccia. Qui sono le… le 06:53 di SOL 19 e sono ancora vivo… Be’, evidentemente. Ma credo che questa sarà una bella sorpresa per i miei compagni e per la NASA. E per il mondo intero, davvero. Quindi… “Sorpresa”! …Non sono morto a SOL 18 e quello che posso immaginare è che questo pezzo dell’antenna delle comunicazioni primarie si sia conficcato dentro il mio bio-monitor e anche dentro la mia pancia. Però l’antenna e il mio sangue per fortuna sono riusciti a sigillare la tuta, cosa che mi ha tenuto in vita, anche se l’equipaggio mi avrà creduto morto. Non ho modo di contattare la NASA, ma anche se potessi ci vorrebbero quattro anni prima che una nuova missione mi raggiungesse e sono in un Hab progettato per durare trentuno giorni, se l’ossigenatore si rompe muoio soffocato, se il rigeneratore d’acqua si rompe muoio di sete, se si apre una falla nell’Hab muoio per esplosione… E se per miracolo non succede niente di tutto questo, a un certo punto non avrò più cibo. Dunque… Sì… Sì. ( cit. The Martian)

 

Nessuno di noi può vantarsi di essere stato da solo su un intero pianeta. Lo stesso non può dirsi per Mark Watney, il personaggio interpretato da Matt Damon nel film di Ridley Scott.

The Martian – Sopravvissuto, è tratto dal libro campione d’incassi di Andy Weir e contiene uno spoiler già nel sottotitolo italiano del film, che rivela un finale comunque ben chiaro già all’inizio della pellicola.

In 141 minuti (151 nella versione extended) non c’è un vero momento di ansia per il protagonista poiché, benché non manchino momenti di tensione, il dubbio che il botanico protagonista non riesca a tornare sulla Terra non ci assale mai del tutto.

Il lungometraggio è intenso e spettacolare, non annoia mai nonostante duri più di due ore, e molte riprese di Marte incantano lo spettatore facendogli chiedere dove la troupe possa aver trovato degli scenari così incredibili (risposta: nei teatri di posa più grandi del mondo, a Budapest) ma la pellicola è purtroppo permeata da un’aura di invincibilità a stelle e strisce, che fanno presagire il lieto fine.

Il personaggio di Watney, in pieno stile americano, non si lascia mai prendere dal panico e riesce ovviamente ad essere botanico, ma anche chirurgo, ingegnere e chimico, con l’aiuto di provvidenziali dispense trovate per caso tra gli effetti personali dei suoi colleghi. Colleghi esperti nel loro settore, e che quindi non dovrebbero avere bisogno di tali dispense.

Il direttore della NASA Teddy Sanders (interpretato dall’attore di Jeff Daniels, che molti ricorderanno per Scemo e Più Scemo ) è forse uno dei personaggi meglio caratterizzati, insieme al capitano della missione spaziale Melissa Lewis (col volto di Jessica Chastain), poiché entrambi risultano avere pregi e difetti umani.

Sanders, un uomo di potere che non vuole far scoppiare inutili scandali, cerca di limitare i danni anche a costo di prendere decisioni impopolari e sbagliate, ma che comunque lo spettatore si aspetterebbe da un uomo nella sua posizione; parallelamente, il personaggio della Chastain dirige la missione con rigore ma lasciandosi influenzare dagli affetti, come ci si aspetta da un superiore che si sente responsabile per l’incolumità della propria squadra.

Due curiosità molto americane sul film riguardano il raiting PG-13 che il film ha ricevuto in patria (ma non in Italia), a causa di qualche parola scurrile e di un fotogramma del sedere nudo di Matt Damon, e la sceneggiatura originale del film: è stata posta all’interno dell’Orion, un veicolo spaziale progettato per un possibile sbarco su Marte nel 2021.

Lati positivi:

  • Tiene alta l’attenzione nonostante la durata
  • Paesaggi marziani molto suggestivi

Lati negativi:

  • Finale prevedibile
  • Protagonista stereotipico americano

Consigliato: Sì ma con riserve

Chiara Morelli

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