The Lighthouse recensione film

The Lighthouse (2019): l’espressionismo del XXI secolo

The Lighthouse locandina del film

The Lighthouse

Titolo originale: The Lighthouse

Anno: 2019

Paese: Canada, Stati Uniti d’America

Genere: Horror

Produzione: A24, New Regency, RT Features

Distribuzione: Universal Pictures Home Entertainment

Durata: 110 min

Regia: Robert Eggers

Sceneggiatura: Max Eggers, Robert Eggers

Fotografia: Jarin Blaschke

Montaggio: Louise Ford

Musiche: Mark Korven

Attori: Robert Pattinson, Willem Dafoe

Trailer originale di The Lighthouse, 2019

Trama di The Lighthouse

Nel 1890 Ephraim Winslow (Robert Pattinson) si reca su un’isola remota e misteriosa del New England, per lavorare un mese come guardiano del faro, sotto la supervisione dell’anziano custode Thomas Wake (Willem Dafoe). Entrambi saranno colti da una tempesta improvvisa, che li costringerà a vivere rintanati, senza potersene andare. Il tutto porterà ad allucinazioni continue e deliri, che faranno pensare, a ciascuno, che il compagno stia perdendo la ragione.

Recensione di The Lighthouse

Che la pallida morte con l’orrido artiglio faccia d’un antro oceanico il nostro giaciglio. Dio che dell’onde ascolti veemenza salvi l’anima che invoca clemenza. Alle quattro settimane

The Lighthouse

Recensire The Lighthouse è un impresa ardua, poiché il film in questione è forse una delle pellicole più complesse e non strettamente complicate (Tenet di Christopher Nolan) che siano state distribuite, ahimè in Italia solo in home-video, negli ultimi 20 anni. La storia al livello di soggetto si presenta apparentemente semplice, raccontando di un giovane, Ephraim, recatosi in un isola deserta del New England per svolgere un lavoro di sorveglianza al faro, supervisionato dall’anziano Thomas Wake, rimasto per sua scelta bloccato lì da anni.

Un isola che crea nei suoi stessi elementi naturali (la rocca, le onde) e nei suoi animali (gabbiani) la paura e l’angoscia nello spettatore, il quale sarà costretto a convivere, come i nostri protagonisti, con i suoni di questi uccelli, non dissimili dagli schiamazzi di hitchcockiana memoria* e con il rumore del faro che penetra nelle ossa, facendo da sonoro a un’atmosfera tetra e ipnotica.

Il tetro è reso proprio grazie ai fondamenti del cinema espressionista tedesco, di cui sembra che Robert Eggers abbia piena memoria, sia dalla fotografia, resa tutta su un gioco di luci e chiaroscuri, con sprazzi d’illuminazione artificiale (lampada) e tagli di luce, intenti ancor di più a dare quella scenografia e quel clima d’orrore, ornato dalle lezioni di Robert Wiene (il gabinetto del dottor Caligari, di Fritz Lang (Metropolis), di Paul Wegener (Der Golem) e di Friedrich Wilhelm Murnau (Faust). Tutte pellicole e autori che si consiglia vivamente di conoscere, prima di affrontare la visione di questo manifesto espressionista del 21° secolo.

Lezione di cinema tedesco anni 20′, che si fa largo sopratutto nell’interpretazione degli attori, come da regola estraniati dal quotidiano e portati a tirare fuori tutta la propria interiorità e i propri tormenti, una recitazione grottesca e sovraccarica, impreziosita da primi piani con effetti persecutori e demoniaci. Su quest’ultimo punto infatti The Lighthouse non si dimostra solo un kammerspielfilm* di relazioni alla Roman Polanski , ma assume il lato horror e sovrannaturale, sia dal cinema tedesco, che dalla letteratura espressionista, evocando in più riprese Edgar Allan Poe e Howard Philips Lovecraft, mantenendo però sempre una propria autenticità.

Un cinema americano inusuale né pretenzioso né commercializzante, che fa sperare in un rinnovamento del made in Usa, con la presenza di una corrente giovanile, che da Eggers arriva ad Ari Aster per poi giungere a Jordan Peele , autori che con una differente originalità, stanno facendo sentire la voglia di una rinascita del cinema americano, di cui ve ne sarebbe davvero bisogno.

Sta solo a noi pubblico decidere quando farla sopraggiungere, per questo The Lighthouse è un film che va sostenuto, assieme a questi tre artisti, i quali con fatica, stanno provando a far riemergere un cinema qualitativamente bloccato, dalle proprie ceneri, seguendo sempre le lezioni europee, in questo caso dell’espressionismo tedesco, riaggiornandole, senza il timore di sperimentare. Null’altro da dire, se non di correre a comprare immediatamente il dvd di questo film, contenente anche le scene eliminate e un making of imperdibile, per chiunque tenga alla settima arte e al mercato dvd/blu-ray, fonte vitale per qualsiasi artista e cinefilo.

*hitchcockiana memoria : riferimento a Gli Uccelli,1963, Alfred Hitchcock

*kammerspielfilm : è stato identificato come una delle tre fondamentali correnti del cinema tedesco d’avanguardia, assieme al cinema espressionista ed alla nuova oggettività. Il cinema Kammerspiel pone un forte accento sul primo piano e sulla percezione delle sfumature nelle emozioni dei protagonisti.

Note Positive

  • Fotografia eccelsa con sapiente uso del chiaroscuro e dei tagli di luce
  • Recitazione sublime dei due interpreti (Pattinson e Dafoe)
  • Lezione espressionista aggiornata con intelligenza

Note Negative

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