Robert Downey Jr. e Robert Duvall in The Judge (2014)

The Judge: Un’altra grande interpretazione di Duvall

Trailer italiano di The Judge

Il Premio Oscar Robert Duvall (vincitore nella categoria miglior attore protagonista per Un tenero ringraziamento, Bruce Beresford, 1983), ottiene la settima nomination all’Academy Award per il ruolo in The Judge, film drammatico diretto da David Dobkin (2 single a nozze, 2005) e sceneggiato dal duo Nick Schenk (Gran Torino, 2008; Il corriere – The Mule, 2018) e Bill Dubuque (Quando un padre, 2016). A curare le musiche figura il quindici volte candidato all’Oscar Thomas Newman (Erin Brockovich – Forte come la verità, 2000; Revolutionary Road, 2008; Highwaymen – L’ultima imboscata, 2019), mentre la fotografia è progettata dal Premio Oscar Janusz Kaminski (Schindler’s List, 1993; Salvate il soldato Ryan, 1998). Mark Livolsi (già collaboratore di David Dobkin per 2 single a nozze) si è invece dedicato al montaggio, forte dell’esperienza maturata nella realizzazione di film come The Blind Side (John Lee Hancock, 2009) e Saving Mr. Banks (John Lee Hancock, 2013).

Trama di The Judge

Joseph Palmer (Robert Duvall) è un rispettabile giudice di Carlinville, in Indiana. A seguito della perdita dell’amata moglie, Joseph, pur terribilmente sconvolto, è costretto a incontrare l’avvocato Henry “Hank” Palmer (Robert Downey Jr.), secondogenito con cui ha stabilito, a causa di eventi passati, una relazione profondamente conflittuale. Nella cittadina, Hank ritrova però anche i fratelli Glen (Vincent D’Onofrio) e Dale (Jeremy Strong), oltre a Samantha (Vera Farmiga), un amore giovanile che lo riconduce a riscoprire Carlinville. Ma le tensioni con Joseph, che non accetta il ritorno del figlio, inducono Hank a lasciare velocemente la cittadina, tralasciando ogni possibile seconda possibilità. A cambiare la sua decisione, convincendolo a restare in Indiana, è una telefonata di Glen, che lo esorta a tornare a Carlinville per difendere il padre in un processo. Joseph, accusato di aver investito un persona, protagonista dell’unico errore della sua carriera in tribunale, deve quindi decidere se affrontare il processo con C.P. Kennedy (Dax Shepard), un avvocato della zona con un’esperienza limitata, oppure affidarsi a quel figlio “lontano” che, al contempo, può rappresentare la sua unica possibilità per evitare il carcere.

Recensione di The Judge

The Judge può essere semplicemente considerato un successo tout court. Del resto, il film diretto dal sorprendente David Dobkin, evita le principali insidie che potevano caratterizzare un ipotetico script orientato verso una profonda e toccante storia di famiglia. Un merito certamente condiviso con Nick Schenk e Bill Dubuque, abili sceneggiatori giustamente (e fortunatamente) ingaggiati dalla produzione. The Judge è infatti un riuscito mix tra la “ruvidezza” che contraddistingue alcune storie scritte da Schenk (Gran Torino, 2008) e la sensibilità che caratterizza la sceneggiatura, pur successiva, di Quando un padre (2016), opera di Dubuque. Entrambi i film citati rappresentano ciò a cui ambiva anche The Judge, incentrato sul (difficile) rapporto che intercorre tra Hank e il giudice Joseph.

In tale contesto, il tribunale raffigura solo l’unico punto in comune fra i due, continuamente in conflitto per via di eventi passati. Joseph, interpretato da un eccellente Robert Duvall, è un padre autoritario chiamato “Giudice” anche tra le mura domestiche. Tale particolarità denota proprio la personalità del capofamiglia, un uomo dedito all’attività giudiziaria e profondamente responsabile (e orgoglioso) di ciò che svolge. Ma il tribunale di Carlinville non rappresenta l’interezza di Joseph, che viene raffigurato anche come il “polo” dei Palmer. Intorno a lui gravitano infatti Dale e Glen, i figli che sono rimasti nella cittadina, e che lui considera, seppur diversamente, degni del suo rispetto. Dale, sempre “protetto” dalla sua telecamera, ha bisogno di aiuto; mentre Glen, il più responsabile di tutti, viene giustamente reputato meritevole di un incitamento per la maturità e la risolutezza con cui conduce la sua vita. Che poteva essere (completamente) diversa se non fosse accaduto un incidente. Glen era infatti una promessa del baseball, potenzialmente in grado di ottenere ciò che un Palmer non aveva mai raggiunto. Ma poi Hank, autore dello scontro stradale, aveva compromesso ogni cosa, costringendo Glen a “vendere gomme” invece che ottenere la ribalta di un campionato professionistico.

E ciò induce a comprendere un altro aspetto di Joseph: ovvero il suo radicato attaccamento alla famiglia. Perché “Il Giudice” non ha dimenticato quello che Glen poteva raggiungere, e il fatto che ciò rappresenti (ormai) un sogno spezzato, lo induce a perseverare con quell’atteggiamento conflittuale nei confronti di Hank. Non certo perché detesta suo figlio, ma per promuovere (e forzare) quel cambiamento che non ha ancora intrapreso. In fondo, nonostante la laurea in legge, Hank è l’opposto di Joseph. Privo di principi, difende i criminali perché “costa troppo per gli innocenti”. E poi detesta Carlinville, ripudiando le sue origini e comportandosi come “uno di città”. Una superiorità che però appare fragile non appena incontra Samantha, capace imprenditrice che ha saputo realizzarsi proprio nella cittadina; oppure se confrontata con lo status di suo fratello Glen, decisamente più affidabile nonostante le grandi aspettative infrante. Delle verità che, sommate al comportamento di Joseph, spingono Hank a scappare dalle sue responsabilità. Le stesse che lo richiamano a Carlinville. Le stesse che gli fanno comprendere il valore dell’onore e lo inducono a riflettere su ciò che è diventato. Sicuramente un legale ricercato e un indiscusso principe del foro. Ma allo stesso tempo, un figlio che ricerca semplicemente l’apprezzamento del padre. E che in fondo, non ha mai lasciato quella piccola cittadina dell’Indiana.

Note positive

  • L’interpretazione corale del cast (soprattutto di Robert Duvall)
  • La profondità narrativa della sceneggiatura

Note negative

  • La ridondanza di alcune scene (con la forzata volontà di emozionare lo spettatore)

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