il gruppo in The Invitation

The invitation: Come superare la perdita

the invitation locandina

The Invitation

Titolo originale: The Invitation

Anno: 2015

Paese di Produzione: Stati Uniti d’America

Genere: suspance

Casa di Produzione: Gamechanger Films, Lege Artis ,The Invitation, XYZ Films

Distribuzione: Drafthouse Films

Durata: 1h 40m

Regia: Karyn Kusama

Sceneggiatura: Phil Hay, Matt Manfredi

Montaggio: Plummy Tucker

Fotografia: Bobby Shore

Musica: Theodore Shapiro

Attori: Logan Marshall-Green, Tammy Blanchard, Michiel Huisman, John Carroll Lynch, Lindsay Burdge, Mike Doyle, Jordi Vilasuso, Michelle Krusiec

Trailer italiano di The Invitation

Trama di The Invitation

Will ( Logan Marshall-Green) è un uomo distrutto e annientato interiormente dopo aver perso il proprio piccolo figlio. Il lutto entra dentro di lui e Will non riesce più a uscire da questo tormento autolesionista interiore non volendo dimenticare quel dolore che gli ricorda il proprio bambino.

Un giorno riceve l’invito a un party organizzato dalla sua ex moglie, Eden che non vede più da due anni. L’invito appare subito misterioso e strano ma l’uomo decide di andare insieme alla sua nuova compagna Kira. Il luogo del ritrovo è la vecchia casa di Eden e di Will, il luogo in cui è avvenuto il tragico momento che ha sconvolto le vite dei due innamorati. Giunto nella sua passata abitazione l’uomo rivede i suoi vecchi amici che non ha più rivisto da due anni, forse dal momento in cui è avvenuta la tragedia. L’unico assente è il ritardatario Choi, che deve arrivare da un momento all’altro. Non sono presenti solo gli amici di Will ma anche due nuovi individui amici di David.

Il party mostra fin da subito una strana atmosfera segnata anche dallo sguardo stesso di Will piuttosto turbato e preoccupato per la sua stessa ex moglie che appare divenuta una hippie che fa uso di droghe. La stessa donna ora vive con il suo nuovo compagno David, è pare aver abbandonato tutto il suo dolore e dimenticato lo stesso figlio, vivendo una vita senza il suo ricordo. L’atmosfera diverrà sempre più tesa quando Eden e David raccontano al gruppo della loro esperienza illuminata e mostrano un video sulla morte ai loro ospiti. Questo evento turberà tutti, specialmente Will che inizierà ad andare in paranoia a causa anche dei suoi ricordi che possiede all’interno di questo ambiente.

Recensione di The Invitation

Dal regista di Æon Flux – Il futuro ha inizio, Karyn Kusama, fuoriesce una thriller psicologico alquanto particolare e interessante presentato in anteprima mondiale nel marzo 2015 al festival South by Southwest. Nonostante il cineasta di Brooklyn abbia ottenuto un discreto successo con i film precedenti questa pellicola non riesce a trovare spazio all’interno del circuito cinematografico fuoriuscendo esclusivamente nei circuiti video e televisivi e in seguito sulle varie piattaforme on demand, grazie a cui è possibile recuperarlo.

C’è qualcosa, qualcosa di strano qui

Will – The Invitation

Il lungometraggio di Karyn Kusama si apre con una scena che immette lo spettatore immediatamente dentro una situazione di pericolo imprevisto, che fa saltare i guardanti dalla sedia per l’imprevidibilità con cui avviene. Will e Karen parlano in macchina di una festa e improvvisamente investono un coyote. Questa scena, apparentemente inutile, serve per approfondire fin dai primi minuti della storia il nostro protagonista mostrandoselo subito in mezzo ai due sentimenti su cui l’intero lungometraggio si basa: Ferocia e Pietà, la ferocia sta in Will che uccide l’agonizzante animale con un click, ma in questo atto c’è anche la pietà di andare ad alleviare la sofferenza di un essere vivente ormai in fin di vita. In questa scena interessante possiamo però trovare alcuni errori da parte dei costumisti: un individuo che va a uccidere un animale deve obbligatoriamente avere nei vestiti o nelle mani qualche traccia di sangue, qui invece se escludiamo una gocciolina ( ridicola) sulla fronte, l’uomo appare immacolato come il suo stesso click privo dei resti del coyote.

Tale scena seguita da i titoli di apertura di The Invitation sono le uniche che vanno a mostrare l’esterno e le strade di Los Angeles con la macchina da presa che va a mostrare la scritta Hollywood per far comprendere, senza l’uso di battute, il luogo geografico in cui il film è ambientato. Il resto dell’opera, se escludiamo il finale stesso che si riapre all’esterno seppur da lontano, è ancorato in uno spazio chiuso e claustrofobico in cui lo spettatore si incarna completamente in Will e vede e sente quello che lui prova pur senza l’uso di reali soggettive. Il party fin dalla presentazione stessa di Eden e del suo compagno David immette nello spettatore il timore di essere all’interno di una setta, sia per i loro vestiti che comportamenti. Risulta interessante in The Invitation il cambio di prospettiva dagli altri film dell’orrore, qui saranno proprio i padroni di casa che andranno a sottolineare ai loro ospiti di non fare parte di una setta ma bensì di aver fatto in Messico un percorso interiore insieme ad altre persone aventi un trama interiore da lutto. La serata otterrà con il passare dei minuti un atmosfera sempre più surreale, sia per l’alcol che per i giochi e i video mostrati su questo famigerato corso spirituale del Messico.

Attraverso vari rimandi pop come alla Setta di Manson The Invitation si spacca in due aumentando il pathos stesso di una narrazione, che se escludiamo gli ultimi venti minuti, risulta essere alquanto dialogica e priva di azione fisica. La storia mostrata attraverso gli occhi del suo protagonista che ha fin dall’inizio la sensazione che stia per accadere qualcosa di terribile e di orribile in quella casa, ma allo stesso tempo i suoi pensieri e comportamenti appaiono anche all’uomo stesso segnati da una crisi interiore causata da quei ricordi terribili legati al suo stesso lutto. Lo spettatore stesso man mano che passano i minuti, nonostante tutta la prima parte risulta troppo lunga, non sa più quanto il pericolo sia presente o quanto stia nella mente stessa di Will. In questa duplice connotazione e nella stessa riflessione sul lutto risulta l’aspetto principale di spessore del film e della sua stessa forza.

The Invitation mostra una regia piuttosto ben fatta e accattivante che alterna una fotografia piuttosto solare e luminosa con una musica serena e spensierata in un lungometraggio piuttosto oscuro e inquietante. Se escludiamo alcuni minuti eccessivi nella prima parte che allungano troppo la storia e il l’ultima scena finale fin troppo sopra le righe, il film risulta interessante.

Note positive

  • Riflessione sul lutto
  • Mostrare il tutto attraverso i tormenti di Wil
  • Attori
  • Sceneggiatura

Note negative

  • Errore di verosimiglianza nella prima scena
  • Qualche minuto di troppo nella prima parte e seconda metà
  • La musica che stona con il film

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