The 100 – Stagione 6: Come riciclare una sceneggiatura

the 100 sesta stagione locandina

The 100: Stagione 6

Anno: 2019

Paese di Produzione: Stati Uniti d’America

Genere: Post apocalittico

Ideatore: Jason Rothenberg

Casa di Produzione: The CW

Stagione: 6

Episodi: 13

Attori: Eliza Taylor,  Paige Turco,  Bob Morley, Marie Avgeropoulos, Christopher Larkin,  Henry Ian Cusick,  Shannon Kook

Trailer italiano di The 100 6

Trama di The 100 6

Tutto ha inizio quando un gruppo di cento giovani criminali viene spedito da una stazione spaziale orbitante arrivando sulla superficie della Terra, per stabilire se questa fosse ancora abitabile dopo centinaia di anni da una guerra termonucleare che ne ha devastato l’atmosfera. Tra questi delinquenti troviamo i protagonisti Clarke, Bellamy, Octavia, Finn e Raven ai quali si aggiungeranno presto anche gli adulti trovando il loro posto nella storia. Ciò che i ragazzi si troveranno di fronte sarà un ambiente selvaggio e naturale, ma soprattutto perfettamente vivibile, tranne per il fatto che il pianeta è già abitato da clan di selvaggi sanguinari e guerrafondai. Obiettivo dei ragazzi, e degli adulti poi, sarà quello di sopravvivere e trovare il proprio posto nel mondo tentando di salvaguardare il proprio popolo, senza fare troppe vittime nel frattempo. Le vicende della serie tv prendono la loro strada già dopo la metà della prima stagione in confronto a quelle narrate nei libri. Avremo quindi a che fare con il primo contatto con i terrestri nella prima stagione, intrighi, lotte di potere e grandi battaglie nelle, meravigliose, stagioni seconda e terza e il dover fare i conti con le conseguenze delle scelte sbagliate nella quarta e quinta.

In questa sesta i protagonisti si ritrovano ad anni luce dalla Terra, su un nuovo pianeta che può accogliere il popolo di Clarke e Bellamy, sebbene chi lo abita sarà meno ospitale. Nuovi intrighi, nuove situazioni e tanta azione si svolgeranno in questa nuova stagione, in attesa del gran finale della settima e conclusiva.

Recensione di The 100 6

Nell’ormai lontano 2014 l’emittente televisiva americana The CW produsse e distribuì una nuova serie di genere Teen Drama: The 100. Tratta da una quadrilogia di romanzi per ragazzi creata dalla penna di Kass Morgan, il risultato arrivato sullo schermo ha preso a piene mani dalla trama dei libri e si è evoluto divenendo qualcos’altro, più maturo e sfaccettato, ma sempre restando legato al sottogenere d’appartenenza.

Per chi non fosse avvezzo a un certo tipo di terminologia allora va specificato che il Teen Drama è un genere della serializzazione televisiva coniato in America nel corso degli anni ‘90 dopo la messa in onda di Beverly Hills 90210, che ne è il capostipite. Si vuole fare riferimento, quindi, a un tipo di storie interamente incentrate sui classici problemi che affrontano gli adolescenti quali possono essere il bullismo, il primo amore, l’emancipazione nel sesso e la scoperta e accettazione di un differente orientamento sessuale. Generalmente gli adulti vengono tenuti in secondo piano dalle vicende e i problemi dei ragazzi sono volutamente esasperati per aumentarne la drammaticità (tipico di quel periodo di vita). Inoltre saranno sempre i giovani a risolvere la situazione e, come nel caso di The 100, questi ultimi si dovranno confrontare con attività prettamente per adulti quali la sopravvivenza in un ambiente ostile, il combattimento, la risoluzione di crimini e situazioni fisicamente e psicologicamente stressanti. Infatti se da un lato le serie Teen Drama classiche riguardavano soltanto le situazioni scolastiche e non, il genere si è nel corso del tempo ampliato spaziando dal fantasy al thriller, come in questo caso.

Tornando all’argomento di questa recensione, The 100 ha riscosso un fragoroso successo, con grandiosi alti ma anche disastrosi bassi, e nel corso di questo 2020 giungerà a conclusione con la settima stagione, probabilmente in arrivo in Italia entro la fine dell’anno. In questa sede si vuole parlare e analizzare la buona, ma non perfetta, sesta stagione.

Analisi di The 100 6

Si avvisa che la seguente recensione sarà composta da due segmenti, il primo in cui vengono analizzati gli aspetti positivi e il tutto con NO SPOILER, la seconda parte dove sarà necessario farne per sviscerare i motivi per cui questa stagione non è riuscita al 100%. Il prossimo blocco non ha spoiler.

Come con ogni stagione anche in questa si può dire che funziona il complesso filmico dell’intera produzione. La regia non è mai obsoleta o sopra le righe, la fotografia e gli effetti speciali sono nella media con uno smacco significativo rispetto ad altre serie simili con budget identici o inferiori. Gli attori rendono bene nelle scene, anche grazie agli anni che hanno passato a interpretare quegli stessi personaggi e a calarsi nella parte. Menzione d’onore a Eliza Taylor che nel corso della stagione interpreterà due personaggi differenti, con diverse personalità, atteggiamenti e in grado di essere sempre credibile riuscendo a spaziare nella prova recitativa. Ma ciò che riesce a rendere queste puntate nuove e accattivanti agli occhi dello spettatore è la profondità della tematica che tratta la trama. L’immoralità della sperimentazione ossessiva e oppressiva, dello sviluppo biotecnologico fuori scala e la proposta di un’idea di etica dell’uomo che ormai è cara alla serie e che viene esplorata in modalità, quasi, sempre nuove e interessanti. Stavolta, però, fa capolino anche l’aspra e delicata critica del modo con cui un individuo religioso, al punto di essere un fanatico, sia manipolabile, sulle modalità con cui individui carismatici e affascinanti riescano a creare divinità e religioni e al potere che esercitano sui ciechi fedeli, atteggiamenti tipici di una setta e che con questa sesta stagione vengono affrontati con la dovuta dose di sensibilità e con il giusto peso. Logicamente saranno presenti tantissime sequenze d’azione e colpi di scena che renderanno i toni movimentati e mai noiosi.

Ora per parlare di ciò che non convince va segnalata la prossima presenza di SPOILER.

Innanzitutto cosa non va ma che può essere perdonato di The 100 6?

L’uscita di scena di alcuni personaggi a cui non è stato dato minimamente spazio e la cui dipartita era ormai prevedibilissima, quali Kane e Abigail. Va detto, oltretutto, che il modo con cui il personaggio di Raven viene sviluppato è semplicemente imbarazzante. Essendo uno dei comprimari di prim’ordine ci si aspettava un approfondimento più consistente se si considera che già nella prima puntata il suo fidanzato muore, di nuovo, e non viene esplorato né il suo dolore né i suoi sentimenti o le viene data un’evoluzione adeguata. Incarnando un personaggio forte, tenace, intraprendente, scaltro e in grado di mantenere con fermezza la propria moralità e il senso del dovere ai massimi livelli, apparendo ormai come il grillo parlante del gruppo, il fatto che giunti alla penultima sfilza di puntate si sia deciso di relegarla quasi a personaggio secondario è una scelta tremendamente infelice. Inoltre la storyline di Madi dà l’impressione di vedere una parodia de “L’esorcista”.

Tuttavia ciò che lascia perplessi più di tutto è la decisione di avere tra le mani un soft reboot (ovvero una storia del tutto nuova senza però sacrificare ciò che è avvenuto in passato) dato dal viaggio spaziale su un altro pianeta che donava di per sé un potenziale di scelte infinito. I protagonisti potevano trovare un pianeta disabitato ma ricco di pericoli animali e ambientali, oppure stabilirsi lì e con un flashforward mostrarci l’inizio di una nuova civiltà o, in scenari impossibili ma deliziosi, avrebbero potuto ritrovare una civiltà aliena con cui entrare in contatto. Come detto erano infinite le possibilità ma la decisione degli sceneggiatori in The 100 6 è stata quella di riciclare personaggi, personalità e situazioni dalla seconda stagione.

The 100 6 assomiglia alla seconda stagione della serie tv

Sì, perché tutto ciò che accade e tutte le new entry che vengono incontrate sono uno spudorato copia incolla di una delle storie più amate e riuscite. Ecco i punti salienti di The 100 6 e si può subito notare quanti deja vu vengano alla mente:

I protagonisti atterrano su un pianeta tecnicamente perfetto e bellissimo, ma che risulta essere tremendamente ostile e mortale. I giovani ragazzi avranno a che fare, nelle puntate più avanzate in questo caso, con dei clan di selvaggi vestiti con pelli di animali e con i volti dipinti da pitture tribali, ma soprattutto particolarmente violenti e aggressivi. Octavia verrà salvata da uno di questi individui che mantiene la propria umanità e fermezza d’animo e tra loro si instaurerà l’inizio di un probabile sentimento. Clarke, Bellamy e gli altri troveranno rifugio all’interno di una cupola, con annesso bunker, dentro la quale abita un gruppo di individui civilizzati e con tecnologie all’avanguardia che prima li salverà, poi li renderà prigionieri, cavie da laboratorio e infine nemici giurati. E infatti questo excursus viene a crearsi poiché il segreto della salvezza degli abitanti della cupola risiede nel sangue dei 100. Il loro capo è un uomo saggio, parco e magnanimo, dilaniato fino alla fine con la propria moralità riguardo gli esperimenti da fare sui protagonisti, moralità che la figlia malvagia e senza scrupoli, pur di ottenere ciò che vuole, non ha. I protagonisti inoltre, considerando gli errori commessi sulla Terra, decideranno di essere meno violenti e guerrafondai ma il risultato finale sarà esattamente il contrario di ciò che si erano preposti.

Ciò che è chiaro durante la visione della stagione di The 100 è la pigrizia degli sceneggiatori d’inventare una trama nuova sfruttando un grande potenziale, preferendo riutilizzare ciò che già gli era riuscito bene. Il ritmo, l’azione e la produzione in sé funziona, ma la narrazione e la struttura della trama sono un insulto a un vero fan di The 100, e chi è arrivato fin qui lo è davvero. La speranza risiede nel fatto che la conclusione in arrivo quest’anno possa essere sfruttata con più raziocinio, anche se a giudicare dall’Anomalia che chiude la stagione e che assomiglia tantissimo all’incipit della terza, le speranze sono poche.

Note positive

  • Regia, fotografia, effetti speciali e recitazione di buon livello
  • Eliza Taylor, Clarke, è stata più brava del solito a interpretare due personaggi
  • Ottime le tematiche di fondo

Note negative

  • Morti importanti poco incisive e telefonate
  • Madi che imita l’esorcista
  • Relegare Raven a ruolo marginale
  • L’occasione sprecata di creare una storia bella e originale
  • Riciclo privo di dignità della sceneggiatura della stagione due
  • Nuovi personaggi mal caratterizzati
  • Nuove situazioni mal gestite