Terrence Malick: un regista che questiona l’universo

Terrence Mallick

Terrence Frederick Malick

Regista, sceneggiatore e produttore cinematografico

Nazionalità: Stati Uniti d’America

Data di nascita: 30 novembre 1943

Filmografia

La rabbia giovane (Badlands, 1973)

I giorni del cielo (Days of Heaven, 1978)

La sottile linea rossa (The thin red line, 1998)

Il Nuovo Mondo (The New World, 2005)

The Tree of Life (2011)

To the Wonder (2012)

Knight of Cups (2015)

Voyage of Time (2016)

Song to Song (2017)

La vita nascosta (A Hidden Life, 2019)

Introduzione nell’universo cinematografico di Malick

In questo pezzo non recensirò nessun film ma vorrei semplicemente parlare di uno dei più importanti cineasti statunitensi della storia del cinema: Terrence Malick.

Regista molto particolare, Malick è conosciuto per il suo lavoro minuzioso che lo porta a essere considerato un perfezionista maniacale; le produzioni dei suoi film sono molto lunghe e spesso si prende dei lunghi periodi di pausa tra un lavoro e l’altro (ad esempio tra il terzo e il quarto film sono trascorsi ben vent’anni); ma sono proprio queste sue caratteristiche che negli anni ci hanno regalato undici meravigliosi lungometraggi che, citando il critico cinematografico Robert Ebert:<<Uno dei pochi registi i cui film non sono mai meno che capolavori>>.

Il suo cinema è spesso definito barboso, troppo lungo e pesante e senza un “nocciolo” che porti la storia da qualche parte, se la pensate in questo modo spero che le mie parole vi facciano prendere in considerazione l’idea di riprovare a vedere le sue opere sotto un’altra luce.

Il regista statunitense è sicuramente un cineasta unico e come ho già detto all’inizio particolare; prima di tutto si contraddistingue da qualsiasi altro cineasta perché è uno dei pochissimi registi che può vantare un proprio stile personale che riaffiora in ogni singola opera da lui creata. Ad esempio ritroviamo sempre l’uso del grandangolo e l’amata “poetic voice-over”, caratteri distintivi in cui lo spettatore riconosce immediatamente l’impronta registica inconfondibile del cineasta americano. Terrence Malick con ogni sua opera divide il pubblico, da una parte c’è chi lo ama follemente, dall’altra chi non lo apprezza per niente e lo vede come qualcosa di soporifero; se mi posso permettere, a mio modesto parere, chi non lo ama follemente non è in grado o forse non è ancora pronto per lasciarsi trasportare dal Cinema, e di farsi coinvolgere completamente in modo trascendentale da un’esperienza cinematografica che ad oggi, solo Malick riesce a regalare attraverso le sue opere.

Terrence Malick prima di affermarsi come regista aveva studiato filosofia all’università, ed uno dei suoi riferimenti in questo ambito era ed è tutt’oggi come si può ben capire dalla sua filmografia: Martin Heidegger. Filosofo tedesco che si è posto la grande domanda: qual è il significato dell’Essere. Se cominciamo ad immergerci nelle opere di Malick ci accorgiamo che questa domanda è il nocciolo di ogni suo lungometraggio: “Perché esistiamo?”, “Che cosa ci facciamo qui?”, “Qual è il senso della nostra esistenza e soprattutto come facciamo a trovarlo?”.

In tutti i lavori di Malick vediamo separati due grandi mondi, quello dell’uomo e quello della natura: i due grandi pilastri del suo cinema; i personaggi dei suoi film molto spesso svolgono lavori manuali, “concreti”, come l’architetto o il netturbino, sono persone che non si sono mai chieste il perché delle cose, perché sono state create e quale senso possa avere la loro esistenza su questa terra, persone che non si mettono a questionare il mondo ma colgono la vita come viene, la vivono senza pensarci troppo e soprattutto senza chiedersi se possono cambiarla in qualche modo, ed il motivo è perché credono di non averne il pieno controllo, quindi si lasciano semplicemente travolgere dagli eventi intorno a loro, senza capire che tutto è connesso, tutto cambia intorno in base anche alle loro scelte e ai loro comportamenti. Questi personaggi vivono nel mondo moderno, impregnato e soffocato dalla tecnologia, ed è proprio questa la piaga che non fa Sentire ai personaggi il legame con l’universo, con la loro profonda esistenza, quella che risiede dentro ognuno di noi; questa tecnologia che non li fa pensare nemmeno per un istante che intorno a loro possa essere presente un mondo che non è stato ancora intaccato dall’uomo, ma è rimasto illeso dalla presenza umana, ed aspetta solo che l’essere umano si metta in contatto con lui.

I personaggi di Malick

I personaggi nei film di Malick all’inizio della narrazione sono come addormentati, assuefatti dal mondo soffocante intorno a loro, ma a un certo punto nel racconto succede qualcosa, molto spesso sono eventi esterni che vanno in qualche modo a intaccare la vita del personaggio, lo risvegliano da questo torpore, e lo riportano alla realtà; quando questo accade i personaggi entrano in uno stato di ansia, angoscia, preoccupazione tale che cominciano a rimettere in discussione tutta la loro vita vissuta fino a quel momento, sembra che si estranino dal loro corpo e comincino ad attraversare stati di vuoto, assenza, il mondo che li circonda continua la sua vita normalmente ma parallelamente a loro, sembra che ogni loro certezza stia pian piano cadendo e scivolando via dalle loro mani, per la prima volta possono realmente Sentire cosa stia loro succedendo.

E’ proprio in questa sorta di limbo che l’uomo o la donna presentataci da Malick cominciano una profonda riflessione con se stesso/a e con l’universo, cominciano a realizzare di non poter pensare ad essa/o distaccata/o dal mondo e quindi di dover instaurare una connessione con esso, comprendono di non essere immortali, invincibili e che il loro corpo prima o poi potrà essere scalfito, e quindi cominciano a “pesare” la propria vita, a chiedersi il perché si debba vivere, si domandano il cosiddetto “meaning of being“, il significato dell’essere, questione che prima non si ponevano minimamente visto l’assuefazione dalla praticità del lavoro manuale e dalla vita che conducevano.

Malick per questa nuova “porta” che si è aperta al personaggio cerca di trovare un nuovo linguaggio per approcciarsi ad essa, a questa nuova fase della vita, e soprattutto per dar modo alla persona di descrivere le emozioni provate, le sue azioni ed intenzioni, un nuovo linguaggio come cercava di usarlo Heidegger per descrivere diversi concetti del suo pensiero.

Le tre fasi e la temporalità nel cinema di Malick

Il cinema e le storie raccontate da Terrence Malick sono composte da diverse fasi: la prima, la fase dell’assuefazione e del buio intorno alla propria esistenza; la seconda, l’inizio della realizzazione degli errori commessi fino a quel momento e la conseguente caduta all’interno di un tunnel fatto di vuoti e attese, di risposte che il personaggio comincia a formulare vedendo finalmente il mondo in maniera diversa; la terza ed ultima fase, dove il personaggio ha stretto una connessione con la natura, gli animali e l’universo intorno a lui, ha cominciato a capire e a vedere in maniera diversa la sua esistenza e il senso che può e che deve provare a dare ad essa: ha instaurato una sorta di connessione cosmica.

Un altro elemento molto importante che caratterizza il cinema di Malick è la temporalità, il regista statunitense ci insegna che nulla è per sempre, tutto è in costante movimento e cambiamento soprattutto noi stessi; i posti che conosciamo in cui viviamo sono in continua evoluzione, e anche noi apportiamo il più delle volte dei cambiamenti ad essi, la natura stessa è in evoluzione; i luoghi e la natura possono cambiare con o senza l’intervento dell’uomo, dobbiamo tenere a mente che non siamo onnipotenti verso qualsiasi altra cosa che noi reputiamo inferiore, noi siamo solo un minuscolo granello che costituisce l’universo. Malick nel suo cinema parla dell’importanza che l’uomo dà di se stesso, attraverso l’impronta che l’essere umano può e vuole lasciare nel mondo (molto spesso sbagliando), ma parla anche di come molto spesso l’uomo non capisca quanto effimera possa essere la sua vita, o semplicemente quanto in fretta un singolo momento possa scivolare via, parla di come l’essere umano si senta immortale nel corso della sua esistenza e di quanto poco provi a dare senso ai momenti che compongono ogni singolo attimo della sua esistenza. Non riuscendo ad essere al timone della propria vita molto spesso non si è “aperti all’essere”, cioè aperti alle esperienze che l’esistenza palesa davanti all’essere umano e che esso non prende nemmeno in considerazione, e soprattutto non è aperto a Vedere, Sentire e scegliere liberamente, con la propria coscienza (altro tema molto importante per Malick: la libera scelta del singolo individuo), perché assuefatti dal mondo circostante che impone e soffoca l’individuo con scelte prese da altri.

I personaggi di Malick, approfonditi soprattutto ne i protagonisti de La sottile linea rossa e A Hidden Life, si ribellano al pensiero impostogli da altri, e si chiedono se la ribellione del singolo possa fare la differenza; altra grande domanda con cui l’essere umano molte volte si trova a dover fare i conti.

Il cinema di Terrence Malick cerca di smuovere lo spettatore dal suo torpore, di svegliarlo e indicargli che c’è un’altra via, un altro modo di vedere e soprattutto di Sentire e vivere quello che succede, sia intorno che dentro noi stessi; ci invita a stringere la mano alla realtà, a percepirla in prima persona, a fare scelte ponderate e personali e non date da altri, ma Sentite. Terrence Malick da quasi cinquant’anni usa il cinema come veicolo per invadere le nostri menti con le “grandi domande” e ci invita a questionare noi stessi, il mondo intorno a noi, e soprattutto ci insegna a trovare una risposta dentro di noi per trovare una connessione universale.