Kevin Costner e Robert Duvall in Terra di confine - Open Range (2003)

Terra di confine – Open Range: Il cinema western secondo Costner

Trailer originale di Terra di confine – Open Range

Terra di confine – Open Range

Dopo la regia di Balla coi lupi (Dance with Wolves, 1990) e L’uomo del giorno dopo (The Postman, 1997), Costner realizza un nostalgico western basato sul romanzo The Open Range Men scritto da Lauran Paine nel 1990. Annette Bening, per l’interpretazione di Sue Barlow, ha ottenuto una candidatura ai Satellite Awards come miglior attrice non protagonista (la vincitrice è stata Maria Bello per The Cooler).

Trama di Terra di confine – Open Range

1882. “Boss” Spearman (Robert Duvall), Charley Waite (Kevin Costner), Mose (Abraham Benrubi) e il giovane Button (Diego Luna), sono quattro mandriani che attraversano il Montana con il loro bestiame. Quando Mose, inviato nella cittadina di Harmonville per acquistare provviste viene arrestato, “Boss” e Charley capiscono di non essere accettati dalla comunità, comandata dallo sceriffo Poole (James Russo) e dall’allevatore Denton Baxter (Michael Gambon). Per loro, fortunatamente aiutati da alcune persone della zona come Sue Barlow (Annette Bening), comincia uno scontro con l’élite di Harmonville, in cui “onestà” e “rispetto” rappresentano i valori da difendere ad ogni costo.

Recensione di Terra di confine – Open Range

L’eccellenza di Kevin Costner come regista non si scopre certo con Terra di confine – Open Range, ma il terzo lungometraggio (e fin qui ultimo) del protagonista di Un mondo perfetto (A Perfetc World, Clint Eastwood, 1993) può essere considerato l’ennesima prova di una capacità registica di primo livello. E questo non solo per le inquadrature (un plauso anche al direttore della fotografia James Muro) che esprimono nostalgia per quell’epopea del western ormai scomparsa, ma anche per la solitudine e il rammarico espressi dai colori, quasi fossero pennellate di un pittore capace di interpretare le emozioni dei personaggi. Che poi rappresentano l’autentica essenza del film. A cominciare da “Boss” Spearman, interpretato da un magnifico Robert Duvall (ammiratore di Balla coi lupi e fortemente voluto dal regista), manifesto di quei valori tanto omaggiati nella pellicola ma anche “maestro” del tormentato Charley Waite, fedele mandriano in perpetua fuga dai dolorosi ricordi del passato. Costner riveste questa parte con estremo giudizio, ricorrendo con parsimonia a sguardi intensi e contenendo le battute, realizzando così una figura “vera”, capace nel suo lavoro ma anche bisognosa di una guida, di una persona esperta che lo sappia indirizzare nella vita.

Perché Charley è un uomo fragile, spesso in difficoltà con le parole, e tuttavia, al pari di “Boss”, altrettanto valido come “espressione” di valori. Gli stessi valori che il Costner regista sottolinea instancabilmente nel corso della pellicola, costituendo dei personaggi affini all’ultimo Eastwood (per esempio Sully, 2016), ovvero eroi comuni che nella loro quotidianità (più o meno difficile) perseverano nel ricercare il meglio di loro stessi. Ciò, ovviamente, non li priva di difetti: “Boss” rimpiange una vita più stabile e Charley è alla continua ricerca di redenzione. Entrambi non rappresentano certo i classici eroi western, tuttavia, forse proprio per tale aspetto, sono più che mai capaci di indirizzare un forte messaggio alla società moderna, in cui non ci sono sparatorie da saloon come a Harmonville, ma si sta progressivamente perdendo il senso di parole come “lealtà” e “amicizia”. Quella che “Boss”, Charley, Mose e Button trovano nel dottore della cittadina e in Sue Barlow, interpretata da una Annette Bening (American Beauty, 1999) sentimentale al punto giusto. L’attrice nata a Topeka riesce nell’arduo compito di equilibrare romanticismo e risolutezza, ricoprendo un imprescindibile ruolo in alcune delle scene più toccanti della pellicola, come il dialogo, svolto durante un acquazzone proprio in casa di Sue,  tra “Boss” e Charley.

Con Terra di confine – Open Range, Costner si conferma quindi un ottimo regista, al tempo stesso perfezionista e disposto ad accettare l’improvvisazione, specialmente quella di Duvall. La sua passione per il genere, inoltre, si riconosce nella riproposizione di alcune figure emblematiche del western, come il mandriano ricco di valori, l’allevatore incline al sopruso e lo sceriffo corrotto. Allo stesso tempo, con un abile gesto, nella pellicola non vengono affrontati temi “scomodi”, discostandosi dai personaggi più stereotipati e riattualizzando lo stile descrittivo di un’epoca che, negli ultimi anni, è considerata ormai in decadenza. E il primo pregio di Costner forse può ritenersi proprio questo, ovvero allontanarsi da quelle produzioni “moderne”, precedenti al 2003 e conseguenze di un’esasperazione del cinema leoniano, avvicinandosi contemporaneamente ai grandi western americani.

Note positive

  • La rielaborazione del genere western considerando i classici lungometraggi statunitensi
  • Le interpretazioni di Robert Duvall, Kevin Costner e Annette Bening
  • La fotografia
  • Le musiche

Note negative

  • Nessuna da segnalare

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