Taxi Driver: Disturbante discesca nei meandri della solitudine

“Pulita, come la mia coscienza”(cit. Taxi Driver)

Questa è una delle prime frasi messe in bocca al protagonista, Travis Bickle, quando gli viene chiesto a proposito della propria fedina penale. È una risposta importante la sua, una risposta che ci aiuta a comprendere meglio la sua evoluzione durante la pellicola, l’evoluzione della sua coscienza .

Travis è un uomo solo, come tanti al mondo, un uomo che ha scelto la solitudine di una torre d’avorio piuttosto che una vita fatta di relazioni. La sua indifferenza nei confronti delle situazioni e della realtà è disarmante, il suo personaggio ricorda fortemente Meursault, lo straniero (a se stesso e alla vita) che Albert Camus ci presenta nel suo forse più celebre romanzo.

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Travis è una persona che si reputa buona, stanco della cattiveria che scorge nel mondo, pronto a scagliarsi contro qualsiasi capro espiatorio all’interno della società: extracomunitari, prostitute, ladri, delinquenti; quelli che lui reputa spazzatura, invocando un diluvio universale che ripulisca le strade da questi soggetti.  E’ un uomo ingenuo, sceglie dei bersagli a cui spesso la società addita un’ etichetta negativa, spesso il suo odio non è frutto di una riflessione condotta personalmente.  Poi accade qualcosa, conosce una donna – angelo, non a caso vestita da Scorsese in bianco, episodio che evoca il primo incontro tra Dante e Beatrice ( anch’essa vestita di bianco).

Nella ragazza, Betsy ( interpretata da Cybill Shepherd), il nostro protagonista vede un’ancora di salvataggio, una luce a cui affidarsi per trovare una pace che non trova nel caos metropolitano di una trasandata New York.

La ragazza lavora nella campagna elettorale per il candidato senatore Palantine, cosa che porta Travis a vedere nel politico, come fosse una visione specchio, una salvezza; proprio come la vede nella ragazza che lo pubblicizza.

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Travis è impacciato, con tante difficoltà riesce a conquistarsi un appuntamento, e lo brucia portando la sua accompagnatrice in un cinema a luci rosse; luogo che abitualmente frequentava nella sua solitudine quotidiana. Travis non si pone il problema di cosa potesse pensare la persona al suo fianco, è troppo assuefatto alla solitudine per pensarlo.

La ragazza lo rifiuta, non risponde alle sue telefonate. A questo punto nel cervello del nostro protagonista scatta qualcosa, come un meccanismo, e Travis cerca di comunicarlo all’esterno quando ad un suo collega, durante la notte, si rivolge dicendo: “Ho delle cattive idee in testa”.

Travis sta maturando un odio, quello che aveva sempre provato ma in maniera più latente, che sta per esplodere. Il bersaglio ora diviene il senatore Palantine. L’equazione che il nostro protagonista fa è semplice, nel politico egli vede il suo fallimento con Betsy, e questo è proprio lui a dircelo: “era lui, era lui il simbolo di tutto quello che di male mi era sempre successo”.

A questo punto vanno fatte due considerazioni. La prima è che Travis è un reduce dal Vietnam, esperienza che, come ricerche mediche hanno constatato, ha influenzato la vita di molte persone una volta ritornate alla vita quotidiana. Un disturbo psichico a monte quindi, disturbo che probabilmente è anche la causa della sua insonnia.

Il secondo elemento è proprio l’insonnia: che può aver sicuramente compromesso la lucidità del pensiero di Travis, dopo la delusione amorosa provata.

Dodici ore al volante e non riesco a dormire… Porco mondo! I giorni sono interminabili, non finiscono mai. (cit. Taxi Driver)

La decisione è presa, Travis vuole uccidere il senatore e per farlo compra un arsenale di armi. Il piano salta, e il casuale incontro, o meglio secondo incontro, con una giovanissima prostituta (interpretata da Jodie Foster) funge da ispirazione per un nuovo mantra; l’obiettivo ora è salvare quella ragazzina da una vita di sofferenze uccidendo i suoi papponi.

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Travis è convinto di fare del bene, vuole fare in modo che qualcuno, a differenza sua, sia felice. Tuttavia, il mezzo che usa per arrivare a tale obiettivo è l’assassinio. Travis compie una carneficina, e poi, al momento di togliersi la vita, trova la pistola scarica. Una beffa del destino. Una cosa resta, la ragazzina è salva, il nostro protagonista è riuscito nel suo intento e per questo viene celebrato sui giornali newyorkesi come eroe.

Cosa è accaduto in questo finale se ci si riflette? Travis ha deciso di sacrificare la sua vita per fare del bene, ma cercando di fare ciò è entrato a far parte di quel meccanismo che egli stesso criticava e odiava, si è macchiato di omicidio divenendo un assassino.

Allora la domanda che il film ci lascia, dopo averci mostrato l’intimità di una personaggio disturbato, ma comune nella vita quotidiana, è : ” Travis, eroe metropolitano oppure assassino plurimo?”. In Taxi Driver Scorsese, non si limita ad essere un film di denuncia verso la carneficina in Vietnam che spesso il cinema di quegli anni criticava, il film ci porta a riflettere sulle idee di bene e male, di cosa sia giusto e sbagliato e di quanto sia difficile discernere ciò nella società corrotta nella quale viviamo, una società in cui di gente come Travis ce n’è tanta, e che molto spesso, non venendo aiutata, appare come protagonista di notizie di cronaca nera.

Note positive:

  • La magistrale immedesimazione di De Niro, una delle migliori interpretazioni viste sul grande schermo.
  • Le musiche di Herrmann, compositore di diverse musiche per Hitchcook, semplici ma malinconiche al punto giusto.
  • La sceneggiatura perfetta che ci permette di entrare sempre più nella psiche del protagonista.
  • La presentazione di una New York trasandata e abbandonata a se stessa, una giungla urbana che trasmette inquietudine

Note negative:

  • Nessuna.

Roberto Valente

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