Surviving Death: cosa c'è dopo la morte? recensione serie

Surviving Death: cosa c’è dopo la morte? (2021): Un viaggio nell’inspiegabile

Surviving Death cosa c'è dopo la morte locandina serie

Surviving Death: cosa c’è dopo la morte?

Titolo originale: Surviving Death

Anno: 2021

Paese: Stati Uniti d’America

Genere: Documentario

Produzione: Netflix

Distribuzione: Netflix

Regia: Ricki Stern, Jesse Sweet

Sceneggiatura: Leslie Kean

Musica: Paul Brill

Stagione: 1

Puntate: 6

Trailer di Surviving Death: cosa c’è dopo la morte?

Dal regista e produttore Ricki Stern (Joan Rivers: A Piece of Work, Reversing Roe) prende forma una nuova serie documentaristica prodotta e distribuita su Netflix a partire dal 06 gennaio 2021, che analizza le tematiche trattate dalla giornalista Leslie Kean all’interno del suo libro, realizzato nel 2017, “Surviving Death: A Journalist Investigates Evidence for an Afterlife” divenuto in breve tempo un vero e proprio bestseller.

Trama di Surviving Death: cosa c’è dopo la morte?

Un viaggio all’interno di alcune teorie spirituali sulla possibilità che la vita continui oltre la morte e il deterioramento del nostro corpo fisico e lo spegnimento del cervello. Un racconto che trasporta la spettatore entro alcune storie e speranze di una vita ultraterrena raccontate attraverso la voce dei protagonisti che hanno vissuto quegli eventi in prima persona e dunque che ne hanno fatto esperienza. All’interno di Surviving Death: cosa c’è dopo la morte? siamo condotti in un tragitto spirituale anche tramite vari studiosi di queste materiale spirituale tra studi di fisica, psichica e psicologica, con cui ricercano di raggiungere una sorta di verità e di maggior comprensione di questi eventi inspiegabili. La domanda finale è: Queste manifestazioni spirituali sono reali? O sono frutto di follia o allucinazioni pre – morte?

Surviving Death, episode 1 “Near-Death Experiences”
Surviving Death, episode 1 “Near-Death Experiences”

Recensione di Surviving Death: cosa c’è dopo la morte?

Surviving Death: cosa c’è dopo la morte? si dimostra fin dalla prima puntata come una serie a stampo investigativo in grado di condurre e accrescere una curiosità su questo argomento così poco trattato nella cultura europea e occidentale come quella Americana, ove la morte e le sue conseguenze sono tutt’ora un enorme tabù, in cui l’uomo fa fatica a superare il dolore della perdita e a comprendere tale evento, quando questo sembra la fine di tutto. Surviving Death si pone come un indagine sul mondo ultraterreno andandolo a mostrare attraverso sei puntante di circa cinquanta minuti, solitamente chiuse nell’arco narrativo, ben cinque macro argomenti:

  1. Esperienza pre morte
  2. Medium
  3. Comunicare con i morti
  4. Apparizioni di defunti
  5. Reincarnazione

Dal punto di vista prettamente tecnico visivo la serie non possiede grandi innovazioni di genere documentaristico pur poggiandosi su un ottima fotografia paesaggistica e un incredibile colonna sonora in grado di donare quel clima di soprannaturale e misticismo di cui Surviving Death: cosa c’è dopo la morte?, la sua innovazione e caratteristica più riuscita sta nella modalità scelta con cui narrare la storia che potrebbe cadere facilmente entro uno scetticismo generale, ma qui non accade grazie a un guizzo di genialità del cineasta Ricki Stern che decide di eliminare totalmente lo sguardo soggettivo dalla narrazione e di non sfruttare una voce narrante onnipresente ma che fosse giusto, al fine di donare uno sguardo prettamente oggettivo, dare voce in prima persona a coloro che hanno avuto esperienze spirituale e incomprensibili per gran parte della popolazione, a loro sono stati affiancati studiosi del settore che pur osservando tali eventi con fascino mistico mostrano nella loro analisi dei dati un approccio prettamente scientifico in cui ricercano uno schema generale su questi dati inspiegabili e incomprensibili (a oggi) alla razionalità umana, ma nonostante questi non siano scientificamente provabili non possiamo dire che non esistano per un semplice dato, che viene ripetuto nell’arco delle sei puntante, che fin da quando l’uomo ha avuto origine ha sempre parlato di visioni spirituali, in ogni cultura primitiva o moderna.

La serie possiede maggiore forza quando nelle singole puntante si hanno delle storie di indubbio valore e che possiedono un loro fascino intimo e che hanno dell’incredibile, come quella dei bambini che possiedono prove mentali e di ricordi su una vita passata e di cui possono tranquillamente dimostrare che quei ricordi sono reali, come accade al bambino che era un pilota o a quello che dice di essere stato un attore di Hollywood. Stesso discorso vale per la prima puntata dove abbiamo un maggior riscontro scientifico, mentre la parte riguardante i Medium, che occupa due puntante, non possiede un reale interesse per un semplice motivo: non abbiamo nessuna prova effettiva o credibile, e nemmeno le telecamere hanno la possibilità di vedere una serata medium. Le puntante riguardanti i medium non sono totalmente riuscite e mostrano un incredibile aurea di dubbio e di perplessità, anche siamo presenti a una ricerca di comunicazione con gli spiriti la medium appare quasi ridicola e le informazioni che dona sono semplicemente affermazioni rintracciabili sul web, rendendo queste due puntante poco interessanti e che spezzano il ritmo di una serie che invece risulta bene fatto escludendo questo macro argomento.

Leslie Kean: giornalista e autrice del libro Surving Death
Leslie Kean: giornalista e autrice del libro Surving Death

Il superamento del lutto e il senso di morte

Surviving Death: cosa c’è dopo la morte? mostra non solo una ricerca di verità sulla vita ultraterrena ma va a mostrare un mondo quasi sconosciuto fatto di ricerca di medianità e di comunicazione con i morti, in cui prendono vita anche dei corsi per imparare l’arte che consente di entrare in contatto con l’al di là o luoghi per superare il lutto ricercando dei segni di comunicazione per il defunto, elementi in grado di donare un sollievo alla famiglia che così può credere che il proprio caro sia in un mondo migliore.

Questo argomento immesso nelle puntante 4 e 5 mostra una verità assoluta, come l’individuo possano suggestionarsi attraverso dei falsi simboli che vengono raccolti dai familiari come l’essenza del loro deceduto e che vedono in quei segnali avvolte piuttosto irrisori come il volo di una farfalla lo spirito di colui che hanno perduto. Tale eventi e tali corsi dimostrano come questi siano fatti non tanto per aiutarli a comunicare con l’altro ma per dargli un sollievo e una speranza che la vita continui dopo la morte fisica in modo da poter affrontare al meglio questo lutto che potrebbe senno distruggerli e portarli entro un lungo tunnel.

Secondo la visione generale e materialistica della realtà esiste solo la materia fisica. Quindi se il cervello smette di lavorare la coscienza smette di esistere, così l’idea di questa parte di coscienza che continua a esistere è in conflitto con un principio piuttosto basilare. Ma l’interrogativo di cosa succede dopo la morte incuriosisce l’uomo da sempre

1×01 Surviving Death: cosa c’è dopo la morte?

La domanda dell’intera serie è rintracciabile nella prima puntata, forse la più interessante insieme alla sesta, in cui si apre un quesito piuttosto importante che pone al suo interno vari quesiti come: chi siamo noi? Esiste un energia o un anima? Dopo la morte del cervello la coscienza sussiste? Le storie mostrate nella serie suggeriscono che ciò può avvenire, se crediamo ai loro racconti, ma allo stesso tempo nessuno di loro parla mai di una visione paradisiaca nel senso religioso andando contro al credo religioso che forse poteva e doveva essere maggiormente analizzato all’interno di questa stagione che indubbiamente apre mille domande ma dona poche risposte.

Note positive

  • Tecnica visiva
  • Modo di raccontare le storie
  • Sguardo oggettivo

Note negative

  • Assenza di figure religiose
  • La parte riguardante i Medium

One comment

  1. Bella recensione: penso che si tratti di una serie interessante

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