Sulla mia pelle

Anno: 2018

Paese: Italia

Lingua: Italiano

Genere: drammatico, biografico

CAST TECNICO

Regia  Alessio Cremonini

Sceneggiatura Alessio Cremonini, Lisa Nur Sultan

Montaggio Chiara Vullo

Dop Matteo Cocco

Casa di Produzione:Cinemaundici, Lucky Red

Durata: 1h 40m

Formato: DCP

Aspect ractio: 2:35:1

CAST ARTISTICO

Alessandro Borghi:

Max Tortora

Jasmine Trinca

– “Buongiorno, sono Cucchi Stefano, nato a Roma il primo ottobre 1978”.
– “Si?”
– “Ehm si. Mi scusi, non riesco a parlà tanto bene.” 

cit. Sulla mia pelle

I tempi d’oggi, nella nostra cara Italia, sono duri e difficili e l’essere umano, raramente, riesce a intravedere dietro ad una nube di profonda tristezza e squallore uno spiraglio di luce, che riesce a penetrare nella nostra quotidiniatà ponendoci un bacio d’amore, che sussuri alla nostra anima ” Puoi farcela”.  Onestamente viviamo in una società in cui nessuno porge più una mano d’aiuto al proprio vicino in difficoltà ma il resto del mondo mostra solo il suo aspetto più negativo: la crudeltà e la pura indifferenza.

Non possiamo non notare che nel 2018, entro un panorama cinematografico nostrano avvolto da commediole più o meno insulse, il cinema autoriale ha messo sotto i riflettori storie di incredibili disperazioni, che danno un colpo allo stomaco al proprio pubblico. Sto parlando del Trio “Vite Spezzate”:  Dogman ( Matteo Garrone), La Terra dell’Abbastanza (Fratelli D’Innocenzo), Sulla mia pelle ( Cremonini),  due dei quali ispirati a eventi reali, che mostrano personaggi che senza effettive colpe, per scelte più o meno obbligate, si trovano a confrontarsi con ingiustizie e mondi a cui loro non appartengono e che li tengono legati alla paura: nessuno li aiuta, nessuno gli sta accanto, solo il male è il loro compagno di giochi. Queste sono le tre testimonianze del 2018 sulla cruda realtà del nostro beneamato pease fatto di corruzione, illegalità, delitti e di vite spezzate.

Sulla Mia Pelle è l’ultima opera uscita, in ordine cronologico, di questa coincidenza italiana. La pellicola di Cremonini è stata presentata come film d’apertura nella sezioni Orizonti alla 75essima edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Un film sofferente, che ti costringe a stare accanto allo suo protagonista dannato senza poter fiatare.

Trama

Riviviamo gli ultimi sette giorni di vita del “detenuto” Stefano Cucchi, geometra romano, dal giorno in cui è stato arrestato fino al suo decesso. La storia si ispira a fatti di cronoca avventuti nel 2009 basati sull’ingistuzia e la crudele morte che la polizia e gli eventuali infermieri carcerari hanno voluto infliggere al detenuto Cucchi, violentemente pestato a morte dalla polizia il giorno dell’arresto per possesso di 21 grammi di hashis e accusato di spaccio.

Analisi filmica

Assistiamo impotenti alla sofferenza di un essere umano, incapace di reagire perchè privato di ogni forza e di ogni diritto umano. Non possiamo alzare un dito davanti all’ingiustizia che Cucchi sta vivendo e non troviamo un briciolo di speranza per tutti i cento minuti di film.  Il regista ci fa vivere perfettamente l’esperienza vissuta da Stefano Cucchi, bloccato dalla paura di essere nuovamente malmenato, dai suoi familiari a cui non verrà mai dato il permesso di vedere il loro figlio con varie scuse inventate lì al momento, gli stessi infermieri, dottori e guardie carcerarie non muovono un dito verso il giovane morente ma gli danno solo una cura irrisoria e priva di senso.

Tutti i personaggi del film sono in stand-bye aspettano con le loro paure e ansie e nessuno è realmente artefice del destino a cui andrà incontro. Tutto è già stato deciso per loro e il finale è già inevitabile. Non è un caso che la prima scena del film mostra la morte di Cucchi, solo in una stanza fredda senza nessuno che gli stia accanto. Il regista vuole farci provare l’impotenza di poter contare qualcosa nella nostra vita, vuole farci assistere senza poter fare niente agli ultimi giorni di vita di un uomo a cui nessuna pietà e nessuna gentilezza è donata, a cui nemmeno il diritto di difendersi da un proprio avvocato è permesso.

Nella prima parte di “Sulla mia pelle” abbiamo un alternanza di inquadrature strette e larghe con macchina a mano alternato a fisse. Conosciamo il personaggio, spacciatore romano oltre che geometra Romano, impariamo a empatizzare con lui e conosciamo la sua famiglia. Il personaggio viene presentato senza veli e senza renderlo un santo ma per quello che realmente era: un ragazzo che ha sbagliato nella vita.

Con il procedere del film siamo sempre maggiormente incollati al protagonista con la macchina da presa con lunghi carrelli a macchina a mano lungo le sue camminate entro i corridoi del carceri e delle caserme di polizia. Contrariamente quando si trova allettato e dentro le celle troviamo una macchina da presa fissa con una scenografia scarna e cupa segno del devasto dentro l’anima che il detenuto sta provando. Più il suo dolore sale più noi siamo dentro di lui e con lui. Una persona può anche sbagliare ma per possesso di droga tutto quello che ha subito è fin troppo esagerato, venendo trattato come un efferrato serial killer se non adirittura peggio.

Giusta scelta è stata quella di non aver mostrato l’aggressione subita dal giovane, magistralmente interpretato da Alessandro Borghi, sia perchè non sappiamo come siano andate esattamente le cose tra lui e i poliziotti e sopratutto perchè non si vuole parlare di un aggressione fisica soltanto, ma la discesca nel buio di un uomo che per motivi assurdi ha perso la sua umanità trasformandosi in un oggetto, un essere senza valore. Varie e varie volte gli sentiamo chiedere il diritto di vedere il proprio avvocato, tutte le volte negatogli o peggio senza ricevere risposta.  La famiglia, allo stesso modo, non riceve nessuna informazione sullo stato di salute di Cucchi è darle non è solo un dovere ma prima di tutto buon senso e bontà d’animo verso persone che soffrono.

L’opera pone l’accento su un uomo che per un errore è stato distrutto fisicamente, psicologicamente e poi privato di tutti quei doveri che lo definiscono essere umano. Il tutto mostrato con pochezza di dialoghi, con scene e sequenze di estrema sofferenza in cui il pubblico, se possiede un cuore, non può che non provare disturbo e pena verso quell’uomo mandato al macello.

Note positive

  • La prova attoriale di Borghi è da premiare
  • Il coraggio di aver parlato di questa storia mostandola sotto l’aspetto dei diritti umani
  • La scelta registica
  • Emoziona

Note negative

  • Alcune battute dette nella prima parte come il saluto con la madre prima di essere arrestato sa un pò troppo di ultimo saluto benchè sia emozionante