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Sputnik (2020): La metamorfosi e simbosi | Trieste Science + Fiction Festival

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Sputnik

Titolo originale: Спутник

Anno: 2020

Paese: Estonia

Genere: Fantascienza, Horror

Produzione: Vodorod Pictures, Art Pictures Studio, Hype Film, National Media Group, Studio STS

Distribuzione: Sony Pictures

Durata: 1h 53min 

Regia: Egor Abramenko

Sceneggiatura: Oleg Malovichko, Andrey Zolotarev

Fotografia: Maxim Zhukov

Montaggio: Aleksandr Puzyryov, Egor Tarasenko

Musiche: Oleg Karpachev

Attori: Oksana Akinshina, Fedor Bondarchuk, Pyotr Fyodorov, Anton Vasiliev

Trailer del film Sputnik

Trama di Sputnik

Nel 1983, in pieno clima della Guerra Fredda che vede contrapposta la filosofia comunista e capitalista, la sala di controllo dell’URSS perde il contattato radar con la navetta spaziale Orbit-4, intenta nel viaggio di ritorno sul pianeta Terra. Il veicolo, una volta atterrato, svela agli occhi dei presenti una situazione misteriosa e sanguinolenta: il comandante mostra un corpo completamente mutilato, specialmente la testa, mentre l’altro membro dell’equipaggio viene trovato in uno stato confusionario e con alcuni problemi fisici. Questi vengono condotti immediatamente all’interno di una base scientifica segreta e il sopravvissuto viene immediatamente tenuto sotto osservazione e viene ripetutamente interrogato per comprendere ciò che è avvenuto in quel lasso di tempo in cui il segnale radar è completamente svanito.

La neuropsicologa Tatiana Klimova, sotto interrogatorio per il suo modus di lavoro piuttosto insensibile e duro e che vede in pericolo la sua stessa carriera, viene contattata dal Colonnello Semiradov il quale gli propone di collaborare con lui e la Nasa Russa per aiutare l’eroe spaziale Konstantin che si trova in uno stato di amnesia mentale. Giunta sul luogo la neuropsicologa scoprirà la verità sul paziente e sulla terribile creatura che vive all’interno del corpo dell’astronauta.

Recensione di Sputnick

Primo lungometraggio del regista russo Egor Abramenko, Sputnick ha causa della pandemia Covid-19 non è riuscito a trovare il suo meritato spazio nella distribuzione cinematografica in sala, perdendo perfino l’occasione di essere presentato in anteprima mondiale al Tribeca Film Festival nell’aprile 2020. Così la pellicola si è dovuta accontentare di una scarsa distribuzione on – demand, tenutasi esclusivamente all’interno dei confini Russi. In Italia è stato presentato in anteprima nazionale grazie al Trieste Science + Fiction Festival 2020 che gli ha consegnato il premio Asteriode, per la miglior opera prima in concorso.

Sputnick risulta un film dal forte carattere autoriale, all’interno di un genere pieno di sfumature che viaggia sul body – horror preferendo una connotazione maggiormente thriller e fantascientifica senza evitare la sottotrama di spionaggio militare, mostrando un regista maturo e di ottima prospettiva futura in grado di dare fin dal principio un climax cupo e freddo all’intera narrazione sfruttando, soprattutto nella prima parte, dei marcati carelli a precedere e all’indietro che rafforzano la suspense dell’intera storia che va a creare un’atmosfera che trascina e avvolge lo spettatore in un mondo pieno di mistero e di fascino dell’orrore. Il tutto è sorretto da una colonna sonora che aumenta l’inquietudine dei personaggi e che ben si mescola alle scene visive con il suo procedere martellante che si unisce perfettamente allo stile quasi sonnolento e lento del montaggio, che però risulta altamente funzionale al racconto audio – visivo. Il risultato finale lo avvicina come stile di registro allArrival di Denis Villeneuve con le sue inquadrature lente e melodie atmosferiche inquietanti.

La sceneggiatura del resto non risulta da meno andando a curare ogni dettaglio drammaturgico realizzando dei personaggi altamente empatici con lo spettatore nonostante la loro venatura rigida e fredda come quella della protagonista principale della storia, Tatiana Klimova, ben incarnata dall’attrice Oksana Akinshina, che mostra bene tutte le sfumature di un carattere narrativo piuttosto tridimensionale e che possiede all’interno di Sputnick un evoluzione piuttosto interessante e quasi inaspettata per la presentazione stessa del personaggio nella scena iniziale in cui ci viene descritta come un essere freddo e cinico disposto a far di tutto pur di salvare vite umane.

Anche il coprotagonista maschile Pyotr Fyodorov si dimostra un ottima spalla recitativa benché il suo Konstantin è stato maggiormente trascurato all’interno della sceneggiatura rendendolo meno interessante drammaturgicamente. Il tutto però manca di personaggi secondari di rilievo e di figure realmente di spessore per interpretare degli antagonisti, ruolo che viene affidato principalmente al Colonnello che però incute ben poco terrore nello spettatore.

L’effettistica e il mostro

Sputnick risulta fin dall’incipit il figlio di quel filone drammaturgico portato alla ribalta da Alien nel lontano ’79, riportando in scena una forma di alieno parassitario che vive e sopravvive essenzialmente all’interno della custodia umana incarnata dall’astronauta sopravvissuto. Interessante nel film è l’aspetto di ricerca scientifica in cui man mano che minuti passano si hanno sempre maggiori informazioni sull’entità aliena fino alla scoperta drammatica, ovvero che lo stesso Konstantin vive in una eterna simbiosi con l’essere sentendo essenzialmente tutto ciò che il mostro sente e prova, in quest’ottica fuoriesce una tematica cara alla cinematografia moderna come quella de La forma dell’Acqua di Del Toro, dove seppur con moltissime divergenze, si instaura una sorte di rapporto amoroso e di attrazione tra il mostro/Konstantin e la dura Tatiana Klimova.

Dal punto di vista tecnico effettistico non si può che apprezzare la realizzazione del mostro che può ricordare, seppur con le dovute divergenze, il Demogorgone di Strangers Things sopratutto per l’aspetto cromatico ma anche per una certa somiglianza nella costruzione fisica della creatura visibile in Sputnick. Grazie a questo essere il film mostra delle ottime scene a carattere horror che donano la giusta adrenalina di tensione all’opera ma difficilmente il film può essere classificato spaventoso se non a tratti verso la parte finale che mostra le vere e proprie incongruenze narrative e un the end piuttosto sempliciotto e scontato.

Egor Abramenko crea però con questa sua pellicola un film esperienza che andrebbe visto e sentito all’interno di una sala cinematografica per rendere al massimo e per donare quel senso non tanto di paura ma d’inquietudine e malessere allo spettatore. Indubbiamente un regista da tenere sottocchio e una film da vedere per tutti gli appassionati della fantascienza a tinte Alien o di quell’horror riconducibile a La Mosca, dove la metamorfosi e il mostro ne fanno maggiormente da padrone.

Note positive

  • Regia
  • Interpretazione di Oksana Akinshina
  • L’effettistica
  • La fotografia
  • ll montaggio
  • La colonna sonora

Note negative

  • Il finale troppo scontato
  • I personaggi secondari e l’antagonista troppo bidimensionali e inutili ai fini narrativi

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