Spontaneous: racconto di un aborto spontaneo

Spontaneous: racconto di un aborto spontaneo 1

Spontaneous

Titolo originale: Spontaneous

Anno: 2020

Genere: documentario, autobiografico

Paese: Stati Uniti d’America

Durata: 14 min

Regia: Lori Felker

Sceneggiatura: Lori Felker

Recensione di Spontaneous

“Non si sa mai quando qualcuno ha un aborto spontaneo; potrebbe accadere proprio accanto a te”. Questa la descrizione del cortometraggio di Lori Felker, che racconta tramite una serie di immagini personali e found footage la propria esperienza personale.

L’opera è interessante in primo luogo a livello estetico: le poche immagini appositamente realizzate per il film, che insieme alla voce narrante svolgono una funzione di filo conduttore, sono molto semplici ma calzanti e suggestive. L’uso del found footage è inoltre sempre spunto di riflessione, e in questo caso la giustapposizione e spesso anche la sovrapposizione del materiale preesistente a immagini personali della regista rendono l’operazione particolarmente originale.

La tematica del film, l’aborto spontaneo che l’autrice ha avuto nel corso di un festival in cui una sua opera era proiettata, è trattata in modo del tutto privo di intenti melodrammatici o moralistici: la regista non intende né presentarsi come martire né negare l’impatto che l’aborto potrebbe avere su una persona, semplicemente racconta la propria esperienza portando lo spettatore a cercare di trovarne il senso insieme a lei. Forse la donna non era pronta per avere un figlio e in qualche modo ha cercato l’aborto, forse il destino del feto, chiamato Bing Bong come l’elefante di Inside Out, non poteva che essere la sparizione, o forse alcuni fatti accadono appunto spontaneamente e una spiegazione non si potrà mai trovare.

Particolarmente incisiva è anche la circostanza in cui l’aborto è avvenuto: la donna si trovava infatti in una situazione sociale di festa, di cui lei in prima persona era parte, e nessuno dei presenti sapeva quello che stava accadendo dentro al suo corpo in quel momento. Ascoltare il racconto della regista e contemporaneamente immaginare la circostanza dal punto di vista di un astante ignaro della situazione è decisamente sconcertante per lo spettatore, che non può non chiedersi se per caso, come è scritto nella tagline, una persona non abbia subito un’esperienza del genere proprio accanto a sé.

Lati positivi

  • Uso del found footage sovrapposto a immagini personali
  • Tematica trattata in modo interessante e spesso destabilizzante

Lati negativi

  • Nessuno in particolare

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.