Split (2017) – il thriller psicologico di M. Night Shyamalan

Split (2017) - il thriller psicologico di M. Night Shyamalan 1

Split

Titolo originale: Split

Anno: 2017

Paese: Stati Uniti

Genere: Horror, Thriller

Casa di produzione: Blinding Edge Pictures, Blumhouse Production

Distribuzione: Universal Pictures

Durata: 117 min.

Regia: M. Night Shyamalan

Sceneggiatura: M. Night Shyamalan

Montaggio: Luke Franco Ciarrocchi

Musiche: West Dylan Thordson

Attori: James McAvoy, Anya Taylor-Joy, Haley Lu Richardson, Betty Buckley, Brad William Henke, Jessica Sula, Kim Director

Trama di “Split”

Le 3 adolescenti Casey, Marcia e Claire vengono rapite in un parcheggio di Philadelphia dal giovane Dennis e imprigionate in un sotterraneo. A sorvegliarle però non c’è solo Dennis, ossessivo compulsivo, ma a turno anche la maniaca Patricia e il piccolo Hedwig, di nove anni. Quello che sconvolge le ragazze è scoprire che Dennis, Patricia e Hedwig hanno tutti lo stesso volto e lo stesso corpo: quello di Kevin Wendell Crumb, giovane affetto da una grave forma di disturbo dissociativo dell’identità. Kevin ha 23 differenti personalità che emergono in momenti distinti e che si danno battaglia l’una con l’altra, ognuna con l’obiettivo di prevalere sulle altre. L’unica persona in grado di dialogare con le molteplici identità è la dottoressa Fletcher, psichiatra che ha in cura Kevin da molti anni. E mentre Marcia e Claire architettano un piano per fuggire, l’idea di Casey è invece quella di studiare le diverse personalità di Kevin e cercare di convincere Hedwig ad aiutarle a scappare. Ma se a parte Dennis nessuna delle 23 personalità di Kevin appare troppo pericolosa, una ventiquattresima è pronta a prendere il sopravvento e a sbarazzarsi delle altre: la bestia, alla quale Patricia e Dennis intendono sacrificare Casey, Marcia e Claire.

Recensione di “Split”

Dopo anni nell’oblio contrassegnati da qualche insuccesso, M. Night Shyamalan torna a dirigere una pellicola dai toni cupi e oscuri. Nel 1999 si era imposto al grande pubblico con Il sesto senso e nel 2000 aveva diretto Unbreakable, la storia di un uomo che dopo un incidente ferroviario scopre di avere una forza sovrumana. 16 anni dopo il cineasta americano di origini indiane dà un seguito a Unbreakable e scrive e gira Split, che si scopre esserne il sequel solo nei minuti finali (ma la locandina è comunque un indizio). Ispiratosi alla storia vera di Billy Milligan, Shyamalan sfrutta un personaggio affetto da disturbo dissociativo dell’identità per crearne una figura ambigua, emblematica, divisa (“split” appunto) tra più personalità e lo fa diventare un pericoloso e imprevedibile criminale. Il regista però non si sofferma alle apparenze, ma indaga in profondità le cause che possono portare a questa frattura di identità e costruisce un conflitto proprio tra le identità stesse. Per questo motivo Split può essere definito un thriller psicologico.

Split funziona perché crea la giusta tensione e suspance, non è prevedibile e non sfocia mai nel genere splatter. Lo aveva capito anche Jason Blum, produttore visionario di Split e di molti dei film horror più apprezzati degli ultimi anni e che aiuta Shyamalan a riemergere dal dimenticatoio. Il regista dal canto suo fa bene il suo lavoro e si circonda di un team di professionisti: dal costumista spagnolo Paco Delgado (candidato all’oscar per i costumi di The Danish Girl) al direttore della fotografia Mike Gioulakis, vecchia e apprezzata conoscenza di Shyamalan. I 3 attori protagonisti rientrano senz’altro tra i fiori all’occhiello di Split: seppur non composto da volti famosissimi, il cast azzeccatissimo garantisce il successo del film.

Le 23 personalità di Kevin hanno tutte il volto di James McAvoy, che si rivela un ottimo trasformista. Avere come costumista Paco Delgado sicuramente avrà facilitato il lavoro all’attore scozzese, ma per uomo alla soglia dei 40 anni non deve essere stato un gioco da ragazzi calarsi nei panni di un bambino o di una donna. Per la sua performance James MacAvoy avrebbe meritato anche qualche riconoscimento personale. Ad accompagnare la prestazione da brividi di McAvoy troviamo la giovanissima Anya Taylor-Joy, che interpretando Casey dà prova anche lei di un grande talento. La dottoressa Fletcher ha invece il volto di Betty Buckley.

Shyamalan arricchisce la narrazione di simboli in modo da dare alla storia il ritmo di un orologio in cui tutto torna e si ripropone: la ricorrenza del numero 3 (tre identità dominanti, tre ragazze rapite) si rifà a Freud, il simbolo della spirale (come le scale a chiocciola che Kevin scende per lasciare la casa della psichiatra) richiama l’idea del labirinto e viene usato dal regista per spiegare la confusione mentale del protagonista. Il tema della prigionia emerge invece tramite i sotterranei dello zoo in cui le ragazze vengono imprigionate e la gabbia in cui si chiude Casey per sfuggire alla bestia.

Nonostante Split sia il secondo della trilogia iniziata nel 2000 con Unbreakable e finita nel 2019 con Glass, questa pellicola sta benissimo anche da sola e non ha bisogno degli altri due pezzi per reggersi in piedi: d’altronde Kevin Wendell-Crumb mica cade a pezzi come l’uomo di vetro…

NOTE POSITIVE

  • James McAvoy rende credibile ognuna delle personalità: superbo!
  • La trama non è scontata e numerosi sono i colpi di scena;
  • Il modo originale in cui Shyamalan affronta temi difficili.

NOTE NEGATIVE

  • La bestia in versione Spiderman forse è un tantino esagerata.

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