Sound of Metal

Sound of Metal, il grido del silenzio

Sound of Metal, il grido del silenzio 1

Sound of Metal

Titolo originale: Sound of Metal

Anno: 2019

Paese: USA

Genere: Drammatico

Produzione: Caviar, Ward Four

Distribuzione: Amazon Prime Video

Durata: 120 min (2 hrs)

Regia: Darius Marder

Sceneggiatura: Darius e Abraham Marder

Fotografia: Daniël Bouquet

Montaggio: Mikkel E.G. Nielsen

Musiche: Nicolas Becker, Abraham Marder

Attori:  Riz Ahmed, Olivia Cooke, Paul Raci, Lauren Ridloff, Mathieu Amalric

Trailer ufficiale sub eng di Sound of Metal

Trama de Sound of Metal

Il batterista Ruben (Riz Ahmed), ex tossicodipendente pulito da quattro anni, e la sua fidanzata Lou (Olivia Cooke), insieme a cui forma il duo musicale Blackgammon, vivono una vita all’insegna del vagabondaggio assoluto nella loro roulotte tra concerti e serate. Il musicista inizia a percepire uno strano ronzio alle orecchie che, in un brevissimo arco di tempo, lo porterà alla quasi totale sordità, non permettendogli di continuare a fare musica. Sopraffatto da paure e incertezze, trova rifugio, sotto spinta di Lou, in una comunità di sordomuti dove imparerà pian piano, sotto l’ala protettrice di Joe (Paul Raci), a fare i conti e a convivere con la sua nuova condizione, pur non abbandonando l’idea di sottoporsi a un intervento chirurgico che gli permetterà di tornare a sentire, per poter ricongiungersi con la sua musica e la sua Lou, nel frattempo trasferitasi a Parigi da suo padre (Mathieu Amalric).

Recensione de Sound of Metal

Dopo aver dato vita alla sceneggiatura di The Place Beyond the Pines (2012) ed essere stato alla regia di Loot (2008), Darius Marder arriva spavaldo nel 2019 con Sound of Metal sbarcato in primis al Toronto International Film Festival dello scorso anno, pensato successivamente in uscita ufficiale il 14 agosto 2020, ma posticipato per ragioni legate al Covid-19 a noi ben note; approda in definitiva su Amazon Prime Video il 20 Novembre.

Volendo imbastire un discorso critico approfondito legato alla seguente produzione, come prima cosa risulta singolare e piacevolmente sorprendente la scelta di uno sceneggiatore (perché tale è la mansione ricoperta prevalentemente da Darius Marder nel panorama audiovisivo) di ritrovarsi a dirigere un film che per un buon 65% è un film muto. Motivo primario che chiaramente risiede sia in motivi drammaturgici di narrazione della vicenda – essendo il protagonista sordo -, sia tuttavia, risulta notevolmente visibile una vera  e propria scelta registica di raccontare in modalità voiceless una storia che potenzialmente poteva essere narrata anche sotto diversi punti di vista e pertanto tramite espedienti tecnico – narrativi differenti. Il punto di vista adottato, che alla realtà dei fatti sarebbe più corretto identificarlo come punto di vista uditivo, infatti, alterna un’istanza narrativa oggettiva esterna alla vicenda drammatica e un punto di vista estremamente soggettivo coincidente con il protagonista Ruben: ecco quindi che il risultato ottenuto prevedrà un montaggio perfettamente coerente tra primi e primissimi piani sul musicista incorniciate da un audio profondamente ovattato equipollente alle sensazioni percettive proprie del personaggio, per poi passare a inquadrature a carattere più oggettivo (establishing shot, panoramiche, campi medi e lunghi) caratterizzate dalla presenza di un comune elemento sonoro privo di particolari distorsioni ai fini della narrazione.

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Fotogramma tratto dal film

Se la ricezione primaria è quella di un romanzo a episodi, dato lo schema narrativo saltuario composto da tante e brevi sequenze narrative che forse troppo abusano di ellissi all’interno della sceneggiatura e conferiscono con buona probabilità scarso spessore drammatico all’evento cruciale stesso, nonché la perdita dell’udito da parte del batterista, nello sviluppo graduale della pellicola tale lieve mancanza di profondità drammatico – narrativa si spiega e si risolve in maniera assolutamente giustificata spostando il focus del progetto sul conseguente sviluppo personale e processo emotivo che investe il protagonista nella metabolizzazione e accettazione della sua nuova condizione, restituendo allo spettatore un prodotto estremamente ricco in quanto a drammatizzazione emotiva degli eventi imbevuta di una classica morale favolesca che invoca il cosiddetto “never give up” utilizzato sempre più su larga scala ma in maniera per nulla noiosa o scontata in questo caso.

Ad accreditare poi una notevolissima nota di merito a un prodotto che già fino a questo punto presenta tutte le carte in regola per essere definito un film di successo, vi è la strepitosa interpretazione attoriale di Riz Ahmed nei panni di Ruben Stone. Con una fitta esperienza sul set, anche per progetti di un certo standard, ricordiamo tra questi Lo Sciacallo – Nightcrawler (Dan Gilroy, 2014) in cui recitava nelle vesti di Rick, aiutante del protagonista (Jake Gyllenhaal), questa volta Ahmed dimostra doppiamente le sue grandi capacità attoriali dovendo interpretare un personaggio che per la metà del tempo non ha battute; attraverso la costruzione di una fisicità tanto dura quanto fragile allo stesso tempo, micro-espressioni facciali che dipingono un accurato ritratto delle più crude sensazioni di paura, frustrazione e solitudine, l’attore britannico restituisce una maschera priva della maschera stessa, un personaggio reale, terreno fatto essenzialmente da uno spettro psicologico e caratteriale che si trova a fare i conti con un cambiamento tanto imponente da condizionarne un’intera esistenza.

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Fotogramma tratto dal film

Sound of Metal è, alla resa dei conti, un progetto arrivato in punta di piedi – per questioni legate al Covid-19 e non -, di cui non si sospettava minimamente di aver bisogno e non ci si aspettava di poter apprezzarne le qualità tecnico-artistiche fino a questo punto, capace fino alla fine di ribaltare questa errata supposizione e restituirne la chiave di una re-interpretazione e visione (del film stesso e del mondo, oserei dire) ahimè lontana dal vizio quotidiano in cui siamo immersi, travolti e assordati dal nostro stesso rumore.

Note positive:

  • Distorsione sonora per restituire un audio ovattato coincidente con quello del personaggio
  • Focus sul processo di accettazione della sordità
  • Interpretazione attoriale di Riz Ahmed

Note negative:

  • Schema narrativo troppo saltuario all’inizio che non da troppo significato drammatico alla perdita dell’udito in sé

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