Soul: Scoprire il vero senso della vita

Soul: Scoprire il vero senso della vita 1

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Soul

Titolo originale: Soul
Anno: 2020
Paese: Stati Uniti d’America
Genere: animazione, commedia, drammatico, avventura
Produzione: Pixar Animation Studios, Walt Disney Pictures
Distribuzione: Walt Disney Studios Motion Pictures, Disney Plus
Durata: 101 minuti
Regia: Pete Docter, Kemp Powers
Sceneggiatura: Pete Docter, Kemp Powers, Mike Jones
Fotografia: Matt Aspbury, Ian Megibben
Montaggio: Kevin Nolting
Musiche: Trent Reznor, Atticus Ross

Trailer del film d’animazione Soul

Soul è il film d’animazione che ha aperto la Festa del Cinema di Roma del 2020 nonché uno degli ultimi film ad essere proiettati in sala, proprio pochi giorni prima della chiusura totale delle sale cinematografiche, a causa della pandemia, lo scorso 26 ottobre. L’uscita ufficiale infatti è stata programmata fin da subito sulla piattaforma Disney+ in data 25 dicembre.

Il lungometraggio ha ottenuto un importante riconoscimento ai Golden Globe 2021 dove ha è stato premiato come Miglior film d’animazione e per la Migliore colonna sonora originale, realizzata da Trent Reznor, Atticus Ross e Jon Batiste.

Trama di Soul

Joe Gardner è un insegnante di musica delle medie che sogna di suonare nel jazz club di New York Half Note e di diventare un importante pianista jazz. L’occasione sembra arrivare quando viene chiamato per sostituire un musicista nel complesso di una nota sassofonista, Dorothea Williams.

Un incidente lungo la strada separa però la sua anima dal corpo e la conduce nell’Altro Mondo, l’al di là, da cui riesce a fuggire per ritrovarsi nell’Ante Mondo, chiamato l’Io seminario, dove le anime completano la propria personalità e, con l’aiuto di un mentore, si preparano alla vita sulla terra. Qui Joe diventa casualmente il mentore di 22, un’anima non intenzionata a vivere e con la quale comincerà un viaggio, tra il mondo reale e quel che c’è prima, che permetterà a entrambi di apprezzare veramente la vita.

Recensione di Soul

Il lungometraggio è testimone di un momento storico confusionario e incerto, del quale in un certo senso ne è anche un frutto: sì, perché Soul celebra la vita, e in particolare quella quotidianità che manca ad ognuno di noi, tramite l’esperienza della morte. Il regista e sceneggiatore del film Pete Docter, che con Inside Out (2015) aveva raccontato le emozioni umane entrando nella mente della bambina Riley, travalica il mondo terreno, per esplorare cosa c’è prima e dopo la vita, chiedendosi che cosa ci stiamo a fare al mondo e qual è davvero il senso della nostra esistenza.

All’inizio del film Joe ottiene il posto fisso come professore di musica, quella posizione generalmente agognata e allo stesso tempo temibile, che gli garantirà un futuro stabile e sicuro; tuttavia la sua più grande aspirazione è diventare a tutti gli effetti un pianista jazz, il mestiere per cui sostiene di essere nato. Suonare con Dorothea Williams sembra quindi l’occasione di cominciare una nuova vita, anzi, di cominciare a vivere per davvero, come se tutto ciò che fosse accaduto prima fosse insulso, inutile; Joe è troppo focalizzato sul suo scopo per godersi la strada per raggiungerlo e, soprattutto, come afferma metaforicamente Dorothea, continua a cercare l’oceano nonostante ci nuoti già dentro.

La vera occasione di Joe, la sua seconda possibilità, si presenta quando la sua anima si separa dal corpo e finisce nell’Ante Mondo e, in particolare, nell’incontro con 22, l’anima che, contrariamente all’uomo, non vuole andare a tutti i costi sulla terra ma restare nel mondo ultraterreno, ovattato e senza problemi.

I due protagonisti rispecchiano due atteggiamenti abbastanza diffusi al giorno d’oggi: Joe si svincola, sì, da una catena di montaggio che lo vorrebbe con un posto fisso e un futuro già scritto, ma nel suo anticonformismo c’è sempre quella frenesia e quella meccanicità di chi non deve godersi nulla ma collezionare risultati. Cosa resta, poi, alla fine del giorno?

22 invece è disillusa, troppo spaventata da un mondo che non conosce e che potrebbe, come afferma la stessa, calpestarla. Non riesce a completare il suo pass per la terra poiché le manca la scintilla, quella che, erroneamente, Joe ritiene essere la passione per cui si è nati e che per lui è appunto la musica.

Ma che cos’è davvero questa scintilla? Soul ruota attorno a tale domanda e la sua risposta ci dà sollievo: la scintilla non è lo scopo, ma indica semplicemente che si è pronti a vivere. Non è dunque un talento, quel valore aggiunto che si ha dalla nascita e che molti di noi acquisiscono più tardi o non trovano affatto. La scintilla va cercata proprio altrove, nel come si vivono certe passioni, nella soddisfazione quotidiana di sé che non necessariamente deve coincidere con quel che sappiamo o vogliamo fare: il barbiere di Joe ha rinunciato agli studi da veterinario per le spese dovute alla malattia della figlia, ma, pur non essendo nato per fare il barbiere, conduce una vita felice. Il punto infatti non è raggiungere a tutti i costi l’obiettivo, ma essere felici nel farlo, nutrire e curare ogni giorno la propria anima (come suggerisce il titolo). Nell’Io Seminario il ruolo del mentore è quello di essere un’ispirazione, non di trasmettere un’aspirazione (la musica, la cucina, la biologia); il film gioca proprio su questa ambiguità, che poggia sulla convinzione di Joe che l’ultima casella da riempire sia lo scopo.

Si rende conto del contrario quando, dopo quella che doveva essere la serata della sua vita all’Half Note, non è soddisfatto come pensava. In uno dei momenti più potenti di Soul, Joe compone una canzone osservando tutto quello che 22 ha raccolto nella sua breve vita nel corpo dell’uomo: un pezzo di bagel, il rocchetto della madre, la crosta della pizza, una samara volata giù da un albero; sono tutti correlativi oggettivi, semplici sprazzi di vita che evocano in Joe i ricordi della sua esistenza, non legati ai traguardi o ai fallimenti, ma agli affetti e a un’autentica ordinarietà. Le ultime note al pianoforte suonate con un padre, una buona fetta di torta, i piedi nella sabbia, un viaggio di ritorno in metro godendosi il tramonto; sono queste, come ci chiedevamo prima, le cose che restano alla fine del giorno.

Soul quindi ci invita ad assaporare ogni momento, a guardare con occhi nuovi quello che già abbiamo e a fermarci, come abbiamo fatto in questo anno folle, per dare valore alla nostra monotona, quanto necessaria, quotidianità. Un invito non scontato e fondamentale a godersi davvero la vita, perché, da un momento all’altro, può capitare di mettere il piede nel posto sbagliato.

Note positive

  • Animazione impeccabile
  • Temi attuali
  • Perfetto equilibrio tra comicità e drammaticità

Note negative

  • Tematiche esistenziali e filosofiche poco accessibili per i bambini



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