Sotto il sole di Riccione: Il sentimento della gioventù

Trailer ufficiale di Sotto il sole di Riccione

Trama di Sotto il sole di Riccione

Ragazzi, conquistare una donna è un’arte.

cit. Gualtiero in Sotto il sole di Riccione

Un intreccio di sentimenti, gioie, delusioni, aspettative e divertimento, così si presenta al pubblico il lungometraggio ‘Sotto il sole di Riccione’ diretto dal duo Younuts!, prodotto da Lucky Red e fruibile nel catalogo Netflix dal 1° luglio 2020. Primo fra tutti i protagonisti, Ciro (Cristiano Caccamo), arriva nella capitale del divertimento, armato di chitarra e di tanta buona volontà, voglioso di sfondare nel campo musicale e pronto ad affrontare un provino che all’apparenza “non s’ha da fare”. Uscitone deluso e amareggiato, accetta non troppo felicemente l’incarico di bagnino nel ‘bagno 66’ di Riccione. Ben presto capirà che nella città romagnola, ricoprire quella posizione non è assolutamente da poco, al contrario richiede tante energie ma regala anche tante soddisfazioni. Con lo scorrere inesorabile dei minuti oltre alle mille avventure di Ciro, i protagonisti saranno i ragazzi del bagno Cesare, con le loro intriganti storie d’amore di mezza estate, fra queste, emotivamente parlando, quella che senza dubbio arriva al cuore di ognuno di noi è quella fra Vincenzo – Lorenzo Zurcolo – (ragazzo completamente cieco, accompagnato ossessivamente dalla madre Irene – Isabella Ferrari – che in permanente preoccupazione è finita per porre in secondo piano la sua vita personale) e Camilla – Ludovica Martino-  bloccata da un fidanzato troppo espansivo. Non sarà meno intrigante ed estenuante la cosiddetta ‘friendzone’ che dovrà affrontare Marco (Saul Nanni) con Guenda (Fotinì Peluso) sotto stretto consiglio dell’insormontabile Gualtiero (Andrea Roncato), colui che si considera il re indiscusso delle donne, nonostante col tempo si capisca che nemmeno lui è completamente soddisfatto sotto l’aspetto amoroso sebbene sia stato un abile conquistatore, poiché nella maggior parte dei casi, la quantità non è sinonimo di qualità. Le storie di tutti i personaggi in scena evolvono giorno dopo giorno, sotto quel radioso sole di Riccione, che fa da cornice ad ogni scena diurna e sfoceranno in una collana d’amore perfetta, sogno proibito di ogni adolescente durante la pazza estate romagnola.

Recensione di Sotto il sole di Riccione

Giunge a noi senza eclatanti preavvisi, quella che si può definire la versione moderna di Sapore di mare, lungometraggio del 1983, scritto dallo stesso autore, il quale 37 anni dopo decide di rimettersi in gioco con Sotto il sole di Riccione. Nonostante un inizio non idilliaco, non concordo con chi ha definito questo prodotto un nuovo fallimento italiano su Netflix, sottolineando come i personaggi manchino d’introspezione psicologica: al contrario secondo la mia visione, mentre nei primi minuti la narrazione filmica si presenti come standardizzata e poco attrattiva per un pubblico che senza dubbio si è creato una certa aspettativa in seguito alla lettura del titolo non banale, il duo Younuts sostenuti dalla scrittura d’esperienza di Enrico Vanzina, riescono senza troppi capolavori stilistici a presentare discretamente tutti i personaggi allo spettatore che a quel punto può cominciare ad avvicinarsi a ognuno di loro. Nonostante questo, ciò che lascia perplessi e che può risultare spiazzante è il personaggio interpretato da Cristiano Caccamo: malgrado sia il primo dei protagonisti a entrare in scena, la sua vicenda amorosa nel corso del film sarà l’unica a non incidere più di tanto, a causa di una scrittura che non gli permetterà più di tanto di mettere in mostra le qualità che fino a oggi ha saputo guadagnare, cadendo banalmente nella rappresentazione della sua bellezza.

Sebbene non perfetto, il prodotto finito risulta apprezzabile e perfettamente fruibile durante una calda serata d’estate, ma entrando maggiormente nei particolari audiovisivi, la prima cosa da sottolineare è la fotografia a tratti eccellente riservata in particolar modo per lo scenario offerto dalla città senza limiti, ma non solo, anche nel campo/controcampo dei dialoghi, con l’utilizzo delle luci risulta capace di attrarre e mantenere lo sguardo attento dello spettatore sullo schermo.

La regia di Sotto il sole di Riccione

Oltre a questo occorre sicuramente prendere in esame l’operato registico dei giovanissimi Younuts, i quali alla loro opera prima riescono a restare a galla con un film non banale e che, come sottolineato in precedenza aveva creato determinate aspettative già qualche settimana antecedente all’uscita. Loro sono Niccolò Celaia e Antonio Usbergo, classe 1986, che fino a poco tempo fa si erano misurati unicamente con videoclip musicali per artisti di un certo calibro, fra questi Jovanotti, Achille Lauro, Marco Mengoni, Marracash e The Giornalisti. Quest’abilità particolare nel cavalcare le colonne sonore nel film è senza dubbio sotto gli occhi di tutti, ma se in un primo momento gioca a loro favore, è la mancanza di esperienza tradotta in una scarsa fluidità fra una scena e l’altra che fa storcere un po’ il naso durante la visione e tenendo conto che essi erano sostenuti dalla scrittura del 71enne Vanzina, non si può che riservare una timida sufficienza per il duo. Per altro Vanzina durante un’intervista sottolinea come nel caso di ‘Sotto al sole di Riccione’ non si tratti di un musicarello, vale a dire quel sottogenere romano che si basa nel mettere in scena un cantante di successo e il suo nuovo album discografico oltre che far risaltare la moda e l’evoluzione tecnologica e sociale dei tempi poiché in tal caso si sarebbe dovuta inserire una scena in cui il cantante si portava la ragazza protagonista a sé e cominciava a cantare la canzone davanti ai suoi occhi. Proprio per questo non si può definire il film un musicarello, che per ricordare, ha raggiunto il picco della sua popolarità dagli anni ’40 agli anni ’60.  Possiamo concludere prendendo in esame due considerazioni importanti: la prima è il buon prodotto ottenuto nonostante il film sia nato e partito da una canzone ma soprattutto sottolineando il carattere sentimentale di questo e di tutti i suoi personaggi che nell’evolversi dei fatti non cadono nel banale tranello del sesso visto e rivisto, ma permangono sul piano sentimentale, sotto tutti gli aspetti molto più difficile da mettere in atto.

Analisi del messaggio di Sotto il sole di Riccione

Immediato e scontato il confronto fra Sotto il sole di Riccione e Sapore di mare dell’83, che per altro vedono due personaggi in comune i quali sicuramente hanno saputo dare tanto sotto l’aspetto stilistico e non solo, al film distribuito qualche settimana fa da Netflix. I due personaggi in questione sono Enrico Vanzina di cui abbiamo già parlato e Isabella Ferrari che è scesa in campo come attrice in entrambi i film. È proprio dal suo ruolo che si può partire per l’analisi morale del film, un ruolo che lei stessa più volte ha ribadito essere suo: una mamma ossessiva nei confronti del figlio, non capace di darsi pace nemmeno per un attimo tanto bene gli vuole, una mamma capace di cancellare e svalorizzare qualsiasi suo momento, anche intimo, per dedicarsi a pieno a suo figlio cieco da entrambi gli occhi, sostiene non possa farcela senza il suo aiuto.

Che possiamo pensare quando vediamo questo nel film? Personalmente ho provato emozioni, sensazioni e pensieri contrastanti sulla situazione, se è vero che in ogni momento e per ogni circostanza occorre trovare il perfetto equilibrio, sembra che Irene (Isabella Ferrari) non ne sia in grado, almeno fino a quel momento. Probabilmente Vincenzo (Lorenzo Zurfolo) è cresciuto di più durante la sua permanenza a Riccione rispetto a tutti gli altri anni della sua vita, ha capito le sensazioni di una madre abbandonata e sfiduciata nei confronti dell’amore, ma oltre a questo ha capito di aver bisogno di lei e che qualsiasi cosa succeda lei ci sarà. Oltre al loro rapporto andrebbero analizzati a dovere tutti i rapporti dei personaggi in scena ma si rischia davvero di svelare le parti più interessanti del film che senza dubbio si riescono a cogliere anche senza leggerle. Come sottolineato da Vanzina però, la particolarità di questo lungometraggio è appunto non tanto la sessualità ma il sentimento: il sentimento che annega dentro un giovane amico che non riesce a dichiararsi, il sentimento represso di un anziano bagnino che nonostante una vita di successi in campo femminile c’è qualcosa perso per strada o meglio, tralasciato e poco valorizzato che ha lasciato un segno importante e che forse per orgoglio o forse per vergogna non si trova la forza di ammettere, il sentimento tradito, il sentimento che esplode all’improvviso senza che ce ne accorgiamo. Il sentimento, questo è tutto ciò che circonda i protagonisti dell’estate romagnola, abili nel mascherarsi in mezzo agli altri, ma non troppo forti per riuscire a mascherarsi davanti a loro stessi.

Note positive

  • Sceneggiatura
  • Introspezione psicologica dei personaggi
  • Regia (a tratti)
  • Il ruolo di Tommaso Paradiso

Note negative

  • Introduzione alla storia (i primi 30 minuti)
  • Mancanza di personalità e distinzione
  • A tratti assomiglia ad un videoclip musicale
  • Il ruolo di Cristiano Caccamo