Solaris e la ricerca infinita di noi stessi

Solaris e la ricerca infinita di noi stessi 1

Solaris

Titolo originale: Солярис (Soljaris)

Anno: 1972

Paese di produzione: Unione Sovietica

Genere: fantascienza

Produzione: Mosfilm, Chetvyortoe Tvorcheskoe Obedinenie

Distribuzione: Euro International Film

Durata: 160 minuti

Regia: Andrej Tarkovskij

Sceneggiatore: Andrej Tarkovskij, Fridrich Gorenstejn

Montaggio: Ljudmila Fejginova

Direttore fotografia: Vadim Jusov

Musica: Eduard Artem’ev

Attori: Donatas Banionis, Natal’ja Bondarčuk, Jüri Järvet, Anatolij Solonicyn, Sos Sarkisjan

Trailer di Solaris

Trama di Solaris

Il film, tratto da un romanzo del polacco Stanislaw Lem, vede nella prima parte della versione integrale la presentazione di Kris, psicologo in procinto di partire per decidere le sorti della stazione spaziale che si trova su Solaris, un pianeta extrasolare. Kris vorrebbe trascorrere questi ultimi momenti prima della partenza con il padre, ma un amico di famiglia, Henri Berton, interrompe l’ultimo saluto per avvertire e raccontare a Kris la strana esperienza vissuta in prima persona sulla stazione spaziale di Solaris; Kris liquida Henri dicendo che lui non crede a tutte le teorie studiate attorno al pianeta e non bada troppo al racconto dell’uomo.

Kris giunge su Solaris e si trova davanti una stazione spaziale quasi abbandonata che cade a pezzi; scopre che sono sopravvissute solo due persone all’interno e che un suo caro amico, il Dr. Sartorius è morto suicida e ha lasciato un video per Kris prima di togliersi la vita. Kris comincia a rendersi conto che le cose sono strane all’interno della stazione spaziale, comincia a vedere “ospiti” che abitano la stazione e si rende conto che Solaris ha un’influenza molto forte sulle persone; tanto forte che il pianeta può “riportare in vita” delle persone legate agli umani della stazione, persone legate ai desideri dell’uomo. Kris rivede così la moglie morta suicida anni prima, Hari, e inizia così un viaggio con se stesso fatto di ammissione di colpe passate e redenzione.

Perché andiamo a frugare l’universo, quando non sappiamo niente di noi stessi?

Cit. dal film Solaris.

Recensione di Solaris

Tarkovskij firma questa volta un film diverso dal solito, un unicum nella sua filmografia, questa volta non è fatto solo di silenzi e immagini importanti, “ingombranti” che portano avanti da soli tutta la narrazione, ma in questo caso anche i dialoghi e le spiegazioni sono importanti, siamo in un luogo a noi sconosciuto, un altro pianeta, Solaris, ed è giusto che il regista accompagni e aiuti lo spettatore. Negli altri lungometraggi una riflessione silenziosa e più onirica prevale, basti pensare a Stalker, capolavoro del 1979, molte volte accostato a Solaris proprio perché anche qui l’uomo intraprende un viaggio per mettersi a nudo davanti ai suoi errori, alla vergogna; quello di Stalker era un viaggio più cupo e drammatico dell’uomo, questo di Solaris è un viaggio e una creazione per l’uomo di una sua isola felice dopo la remissione dei suoi peccati; un atto di fede finale per una nuova possibilità data all’essere umano.

Tarkovskij mantiene i suoi punti cardini che sono fondamentali della sua firma, la spiritualità e la metafisica. Non da mai niente per certo, ma pone lo spettatore, disposto a seguirlo, all’inizio della strada del cambiamento, della presa di coscienza, delle sue colpe e del suo Essere umano, fragile.

La regia di Tarkovskij è costruita tutta su movimenti di macchina da sinistra a destra (normalmente indicano il futuro) e movimenti da destra verso sinistra (normalmente indicano il passato), lo scontro tra i due tempi, visti sia all’interno della narrazione e riportati anche nella tecnica di ripresa magistrale del regista russo, sono uno dei punti più alti del film.

La ricerca di noi stessi nello spazio

Tarkovskij, come aveva fatto Stanley Kubrick prima di lui con una delle pietre miliari del cinema, 2001: Odissea nello spazio (1968), spoglia l’uomo di ogni orpello, lo fa regredire, lo mette davanti alle sue grandi paure e alle grandi domande universali e lo manda nello spazio, facendo trasparire che sulla Terra non si possano trovare risposte concrete e solo uscendo da essa e guardandola da un’altra prospettiva forse si possa trovare il senso di tutto.

Kris, fin dall’inizio, nei meravigliosi primi 50 minuti quando siamo ancora sulla Terra e la famiglia si sta salutando (prima parte oltraggiosamente tagliata nella versione italiana), è tormentato, non si capisce da cosa o da chi, si percepisce solamente che non è convinto di questa missione, ma forse la curiosità e la sensazione di poter dare risposta a qualcosa d’ignoto lo spingono a partire.

Davanti a Solaris l‘uomo è fragile, viene messo davanti ad altre “persone”, “ospiti”, che vengono riportati in vita per mettere l’essere umano davanti ai suoi desideri che si legano a doppio filo alle sue colpe. Kris nella stazione spaziale di Solaris rivede Hari, sua moglie morta suicida anni prima, il senso di colpa per la sua morte lo stava lacerando e quando si ritrova davanti la moglie riscopre l’amore assoluto verso di lei e comincia a perdonarsi per il passato e a desiderare una nuova vita con lei.

Kris viene messo davanti alla macchia nera del suo passato e cerca di rimediare, non sprecando questa nuova possibilità che ha con la donna; ma non è così semplice perché sono pur sempre due mondi che collidono certo, ma due mondi diversi che anche se si sfiorano e si cambiano profondamente a vicenda non potranno mai rimanere allineati per sempre, infatti Kris e Hari non sono fatti per rimanere insieme, ma sono fatti per sfiorarsi, cambiarsi e accettarsi per lasciarsi diversi dall’inizio della collisione.

Nel pianeta Solaris, Kris trova la possibilità di risolvere il vuoto che aveva dentro, il senso di colpa che lo logorava per aver perso Hari, sulla Terra questo non poteva essere risolto. Nello spazio Kris non ha trovato nuove forme di vita aliene, o cose simili, ma ha ritrovato se stesso, l’uomo; viene messo a nudo davanti alle proprie fragilità, colpe, ai propri desideri che molto spesso sono proprio le nostre paure, ed è costretto a conviverci e a risolverle.

Kris alla fine si rifugia in una delle isole di Solaris, formatesi dopo la morte di Hari, quasi a significare che ora il nodo è sciolto, ha ritrovato la propria casa, la dacia paterna, un suo piccolo universo a cui ora finalmente può fare ritorno.

Note positive

  • Regia
  • Citazioni/riferimenti artistici
  • Fotografia

Note negative

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