Jennifer Connelly in Snowpiercer

Snowpiercer: Una prima stagione che non colpisce

Recensione, trama e cast della prima stagione della serie tv Netflix Snowpiercer facente parte dalla continuity dell'omonima saga a fumetti
Snowpiercer serie tv locandina

Snowpiercer

Titolo originale: Snowpiercer

Anno: 2020

Paese: Stati Uniti d’America

Genere: fantascienza, drammatico, thriller, post apocalittico

Produzione: Tomorrow Studios, CJ Entertainment, Studio T

Distribuzione: Netflix

Ideatore: Graeme Manson

Stagione: 1

Puntate:  10

Attori: Jennifer Connelly, Daveed Diggs, Katie McGuinness, Mickey Sumner, Sam Otto, Alison Wright, Susan Park, Iddo Goldberg, Sheila Vand, Mike O’Malley, Annalise Basso, Jaylin Fletcher

Trailer di Snowpiercer

Recensione di Snowpiercer

Snowpiercer è una serie televisiva, distribuita settimanalmente su Netflix, che fa parte della continuity narrativa della graphic novel francese “Le Transperceneige in bianco e nero creata da Jacques Lob e Jean-Marc Rochette, incentrata sulla sopravvivenza all’interno di un treno della razza umana durante un congelamento del pianeta terrestre, dopo un catastrofico fallimento dell’ingegneria meccanica nel 2014. La serie televisiva si situa dopo la fase, contenente la trilogia prequel, denominata “The Extion event” e prima degli eventi della trilogia originale di Snowpiercer iniziata con Snowpiercer: The Escape. Esiste anche un lungometraggio facente parte della timeline ufficiale della narrazione post – apocalittica Snowpiercer del 2013 per la regia di Bong Joon-ho.

La serie televisiva è stata rilasciata in Italia a partire dal 25 maggio 2020 sulla piattaforma Netflix ed è stata immediatamente rinnovata per una seconda stagione, nonostante il poco plauso ricevuto da pubblico e critica che hanno accolto freddamente questa prima stagione.

Trama di Snowpiercer

Prima è cambiato il clima. I negazionisti sapevano perché ma mentendo ci hanno condannati. La guerra ha reso la terra ancora più calda. I ghiacci si sono sciolti e le specie ci sono estinte. Gli scienziati hanno cercato di raffreddare la terra per riparare i danni causati ma così facendo, l’hanno congelata fino al nucleo. Solo il visionario Signor Wilford ha previsto il futuro e ha preparato un grande treno – arca. Negli ultimi giorni del Gelo i ricchi, molti dei quali colpevoli si sono rifugiati sullo Snowpiercer lungo 1001 vagoni. Noi gente comune sopravvissuti dimenticati abbiamo assaltato il treno

Prefazione di Snowpiercer – la serie

Anno 2021, sette anni dopo la glaciazione che ha avvolto l’intera Terra, i superstiti della razza umana trascorrono la loro sopravvivenza all’interno di un un immenso treno, lo Snowpiercer, lungo 1.001 vagoni realizzato dal signor Wilford che ben presto all’interno del luogo diviene potente come un dio stesso, divenendo quasi un essere mitologico.

La vita dell’umanità sullo Snowpiercer è tutt’altro che giusta ma è drasticamente segnata dall’acquisto del biglietto del treno che diviene il metodo per creare una divisione sociale lungo il treno, così nascono quattro classi sociali che vanno dal lusso alla povertà. Negli ultimi vagoni vivono coloro che sono entrati abusivamente sull’arca di salvezza, è questi sono denominati “I Fondai” e vivono in un enorme stato di sfruttamento e di povertà divenendo anche dei cannibali a causa dell’assenza di cibo e d’acqua.

Le giornate del treno sono scandite dagli annunci vocali de “la voce del treno”, Melanie Cavill (Jennifer Connelly), che lavora al dipartimento ospitalità del treno con il ruolo di occuparsi della gestione degli animi sui vagoni. Tutto si complica dopo una serie di misteriosi omicidi in terza classe che costringe Wilford, attraverso Melanie Cavill, a prelevare Andre Layton, che lavorava nella vita reale come detective di polizia, da Il Fondo per catturare l’assassino.

Analisi di Snowpiercer

Il prodotto di casa TNT e Netflix nonostante un apporto importante da parte della Titan Comics, distributrice nel mercato anglofono di questi fumetti e custode della continuity narrativa, non riesce a colpire appieno lo spettatore divenendo una serie fredda emotivamente come lo è il mondo esterno in cui lo Snowpiercer, con il suo carico in 1001 vagoni, viaggia incessantemente senza mai fermarsi da ben sette anni. Anche il paragone con l’omonimo lungometraggio del regista di Parasite risulta pietoso, non riuscendo a riproporre al pubblico quella forza visiva di scenografia e di fotografia dal sapore futuristico/post-apocalittico di cui la serie avrebbe avuto bisogno, partendo per altro dal solito incipit narrativo: il fondo che vuole ribellarsi.

Snowpiercer inizia con una sequenza piena di fascino che sembrerebbe andare a mischiare istanti filmati con scene animate tipiche dei fumetti. La prima stagione si apre con un meravigliosa scena animata che va a far una rapida, un po didascalica, presentazione dell’universo narrativo della storia attraverso una voce over, in cui vediamo un fiore che nasce in un binario per poi crescere e sgretolarsi a causa dell’inquinamento, missili che scoppiano nel cielo e il ghiaccio che lentamente si propaga dal cielo fino a terra; infine in una clima temporalesco e oscuro vediamo per la prima volta dal di fuori il gigantesco treno con la grossa W di Wilford con una lunga coda di disperati, che ricorda i campi di concentramento seppur lontanamente, che cercano di salire sui vagoni sotto un incensante neve e con militari pronti a sparare con le loro armi sulla fonda d’individui disperati che vogliono salire sull’arca di Noè senza biglietto per salvare la loro pelle e che diverranno ben presto i fondai del treno. Di colpo l’immagine diviene reale e noi siamo dentro la rissa di gente che vuole salvarsi la vita a tutti i costi, ed è qui che facciamo la conoscenza con il nostro primo protagonista della storia Layton Andre, che con sua moglie riesce a entrare all’interno del vagone senza ticket divenendo così un fondaio, i disgraziati del treno. Lo Snowpiercer si chiude lasciando dietro di sé disperazione e morte. Questa scena iniziale preannuncerebbe una serie che gioca su un forte impatto emozionale sfruttando saggiamente l’uso dell’animazione quasi fumettistica ma la serie abbandona questo linguaggio preferendo utilizzare una computer grafica non al’altezza degli altri prodotti visivi, dato che le inquadrature del treno dal fuori sono visivamente brutte apparendo finte, tanto da ritenere che era più opportuno mostrarle attraverso l’animazione fumettistica.

La regia e i dialoghi, come del resto i costumi e la scenografia, non posseggono una grande qualità autoriale, a differenza della colonna sonora che è valida, ma divengono altamente commerciali facendo perdere forza alla narrazione.

La sceneggiatura in Snowpiercer

La serie ideata da Graeme Manson mostra nelle prime puntate una vena prettamente investigativa che vuole introdurre allo spettatore i personaggi all’interno dello show partendo dal suo protagonista Layton Andre, un fondaio che accetta l’incarico come investigatore del treno solo per poter realizzare e condurre in avanscoperta l’inizio di una rivoluzione del fondo contro la prima classe del treno, al fine di poter ottenere tutti i medesimi diritti di libertà individuale. Attraverso gli occhi di Layton facciamo la conoscenza dell’ecosistema dello Snowpiercer e dei suoi abitanti. Onestamente uno spettatore potrebbe già porre un quesito all’interno di questo incipit: perché per risolvere un caso si deve rischiare di svegliare il Fondo, un luogo pieno di rivoltosi? Come fa a non essere presente un detective vero e proprio nelle prime classi? Tali domande non ottengono risposta ma i problemi riguardanti il personaggio di Layton sono molteplici partendo propriamente dalla scelta dell’interprete Daveed Diggs che offre una performance attoriale piuttosto discutibile e che non riesce a reggere sulle spalle l’intera serie rendendosi inversamente un carattere altamente superficiale e bidimensionale che non cattura l’attenzione da parte del pubblico che nell’arco della prima stagione inizierà a trovarla sempre più fastidioso, come anche i personaggi messi al suo fianco come Bess Till o la sua ex moglie Zarah o Sayori. La stessa detective story diviene priva di spessore e le prime cinque puntate non ottengono quella forza necessaria per invogliare lo spettatore a continuare la visione della storia.

La seconda parte diventa più preponderante nell’aspetto rivoluzionario ottenendo un ritmo più vivace e interessante anche grazie alla comparsa definitiva del vero protagonista della serie che non risulta essere Layton, che diviene una mezza pedina, ma Melanie Cavill che ottiene sempre maggior minutaggio all’interno della storia e un notevole fascino d’introspezione del personaggio dovuto, sopratutto, alla bravura attoriale di Jennifer Connelly che riesce a dare forza al carattere con la sua performance nonostante le carenze di sceneggiatura che avvolgono anche il suo personaggio, mostrando nettamente dove risiede il vero guasto della prima stagione di Snowpiercer, ovvero nella mancata caratterizzazione e approfondimento dei personaggi della storia che assumono una dimensione completamente bidimensionale sorretta avvolte solo da alcune segreti e misteri che divengono ben presto il nucleo di maggior attenzione della storia.

Solo attraverso Melanie Cavill abbiamo un approfondimento tematico, seppur piuttosto superficiale, sul senso di potere e giustizia sociale, gioca sul dualismo tra volontà personale e intimistica contro la ricerca del bene superiore. Il personaggio di Layton serviva proprio per approfondire tale concetto ma ciò non è avvenuto come doveva avvenire.

La prima stagione non riesce a sviluppare tutto il materiale a disposizione nei modi corretti ma con l’ingresso della serie del Signor Wilford interpretato da Sean Bean e la comparsa della figlia di Melanie, la storia puù ampliarsi in nuovi lidi facendo comprendere come può essere collegata al lungometraggio dato che per ora sembrano quasi far parte di due diverse continuity narrative.

Note positive

  • L’interpretazione di Jennifer Connelly
  • La scena iniziale
  • La musica

Note negative

  • Il personaggio di Layton e il suo interprete
  • La computer graphica
  • Mancanza di approfondimento dei personaggi
  • Pessimi personaggi secondari

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