Shame: intrigante, misterioso e avvincente ricerca del (vero) piacere

Shame locandina film

I contenuti dell'articolo

Shame

Titolo originale: Shame

Anno: 2011

Paese di produzione: Regno Unito

Genere: Drammatico

Casa di produzione: See-Saw Films, Film4

Prodotto da: Iain Canning,Emile Sherman,Bergen Swanson

Distribuzione: BiM Distribuzione

Durata: 99 minuti

Regia: Steve Mcqueen

Sceneggiatura: Steve Mcqueen, Abi Morgan

Fotografia: Sean Bobbitt

Montaggio: Joe Walker

Musiche: Harry Escott
Attori: Micheal Fassbender, Carey Mulligan, James Badge Dale, Nicole Behaire

Trailer italiano di Shame

Trama di Shame

Brandon Sullivan, un uomo di successo di New York, conduce una vita dedita al sesso e alla ricerca ossessiva del piacere in qualsiasi forma, divenendo una vera e propria dipendenza, causata da un grande senso di vuoto e di relazioni sane all’interno della sua sfera privata. Il suo mondo è futile e anche le donne con cui ha dei rapporti sono prettamente oggetti sessuali. L’uomo viene presentato come un seduttore ossessivo – compulsivo con particolari manierismi di abbigliamento.

La vita solitaria e inaffettiva di Brandon, interpretato da un camaleontico Micheal Fassbender, viene stravolta dall’arrivo improvviso di sua sorella, diametralmente opposto dal punto di vista emotivo, lasciandosi trascinare dalle emozioni più pure e forti. Il confronto tra i due Sullivan viene subito messo in luce durante l’esibizione di Sissy, la sorella, che riesce nel suo canto a risvegliare le emozioni del graciale Brandon.

Spoiler

Nel frattempo il protagonista trova interese verso una sua collega di lavoro, Marianne e i due iniziano a trascorrere del tempo assieme, ma ben presto i nodi interni all’uomo vengono a galla, dato che emerge immediatamente il lato più freddo e distaccato di Brandon, il quale mostra un grande disinteresse verso qualsiasi forma di relazione tra due persone. Dopo una discussione tra i due e la reazione basita di Marianne sulle dichiarazioni dell’uomo, questo comprende di non essere in grado di creare un legame intimo e sano con l’altro, essendo incapace di lasciarsi andare perfino durante l’atto sessuale. Dopo l’inevitabile rottura con Marianne, Brandon cade in un profondo stato di confusione e di perdità di coscienza, tanto da spingersi in una notte alla ricerca continua e alla fine infausta di un vero piacere. A un certo punto il protagonista si rende conto che la sua inefficace e negativa ricerca non gli ha portato altro che incontri casuali e dolorosi. Una volta compreso il suo disagio interiore e la sua precarietà dei proprio rapporti, si accorge della mancanza sia fisica che emotiva della sorella, la quale nel frattempo si trova nel bagno in una pozza di sangue.

Recensione di Shame

Sullo sfondo di una New York cupa e desolata, un uomo d’affari, conduce una vita dedita al sesso e alla ricerca del piacere,che sfocia in una vera e propria dipendenza. Con immagini suggestive e piene di significato,il regista Steve Mcqueen (12 Anni Schiavo, Hunger), riesce in modo perfetto a delineare il tormentoso e il travagliato percorso del protagonista verso una piena presa di coscienza di sé e di chi veramente merita attenzione e la sua dedizione.

Intitolato Shame, ovvero Vergogna, il lungometraggio drammatico è stato presentato in anteprima mondiale alla 68ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, dove partecipava in concorso, uscendo però senza nessuna statuina, preferendo premiare Faust di Aleksandr Sokurov. Inoltre in Italia per le sue scene perturbanti e di sesso esplicito, che è l’argomento interno alla narrazione filmica, Shame è stato vietato ai minori di 14 anni, diversamente dagli Stati Uniti dove era vietato agli under 17.

Shame di Steve McQueen, scritto in collaborazione con Abi Morgan, è una commedia nera da incubo piena di nevrosi e problemi intimi e disfunzionali della personalità attraverso le vicissitudini di una relazione di fratellanza danneggiata. Questo lungometraggio possiede lo stesso sguardo gelido e potente del lavoro precedente del regista, ovvero Hunger, ma necessario per mostrare il mondo interiore freddo e privo di felicità del protagonista stesso. La pulsione sessuale, la forza del malessere ansioso sono resi ancor più forti e immensi, raggiungendo pienamente il pubblico, grazie a una regia, basata con la macchina a mano, perfetta unito il tutto ad una musica, sopratutto nelle scene di corsa, che crea amplificare il tormento stesso dell’essere umano e della sua ricerca di sessualità e di farsa soddisfazione intima.

Il film descrive in modo ascendente il percorso di un uomo immerso in una società pieno di insidie e pericoli, dove l’unica fonte di “felicità” e benessere è il piacere sessuale. L’intera narrazione si sviluppa nel punto di vista del protagonista, il quale percepisce i legami affettivi e sentimentali come una minaccia e una forma di catena che non riesce a sciogliere. Proprio per questa sua incapacità traumatica Brandon Sullivan, rappresentato da un ottimo Micheal Fassbender, preferisce dedicarsi a una ricerca ossessiva di tutto ciò di cui ha bisogno per condurre la sua vita sola e distaccata. Durante lo sviluppo della storia, in Brandon nasce una nuova consapevolezza e presa di coscienza di ciò che veramente è giusto e buono da coltivare e ricercare, grazie al confronto con due donne: la sorella e Marianne.

La relazione e confronto con sua sorella costituisce l’incipit della trasformazione del personaggio e l’inizio del suo nuovo percorso di sviluppo che si dimostrerà difficile e arduo da raggiungere. Solamente dopo una fatidica notte di sesso e di perversione, il protagonista riesce a capire il valore delle persone, sopratutto di sua sorella Silly, che per ottenere la giusta attenzione da parte del fratello, decide di tagliarsi le vene. La scena finale, in cui l’uomo esce usce dall’ospedale dove ha portato di corsa sua sorella, dimostra tutto il disagio e tutta la debolezza di un uomo che si mostra per quello che è veramente, togliendo una vera e propria “maschera pirandelliana” e mostrando il suo vero lato emotivo.La potenza emotiva di questa scena viene rappresentata in modo perfetto, con una fotografia eccezionale e con una profonda interpretazione di Fassbender che da un contribuito maestoso per concludere un opera unica nel suo genere.