Santa sangre: Un racconto “junghiano”

Santa sangre locandina

Santa Sangre

Titolo originale: Santa Sangre

Anno: 1989

Paese: Messico, Italia

Genere: Horror

Produzione Intersound

Distribuzione: VIDEA

Durata: 119 min

Regia: Alejandro Jodorowsky

Sceneggiatura: Alejandro Jodorowsky, Roberto Leoni, Claudio Argento

Fotografia: Daniele Nannuzzi

Montaggio: Mauro Bonanni

Musiche: Simon Boswell

Attori: Sabrina Dennison, Blanca Guerra, Adan Jodorowsky, Madejesus Aranzabal, Axel Jodorowsky, Ted Jodorowsky, Guy Stockwell, Thelma Tixou, Faviola Elenka Tapia

Trama di Santa Sangre

Il piccolo Fenix vive con disagio la sua infanzia nel circo guidato dal padre Orgo, dissoluto e ubriacone, nonché lanciatore di coltelli. Concha, la mamma di Fenix, acrobata trapezista, è a capo di una singolare setta religiosa dedita al culto di una presunta santa martire, a cui vennero tagliate le braccia dai suoi stupratori perché con esse cercava di difendersi. Gelosa, Concha, dopo aver assistito alla demolizione della sua chiesa da parte delle ruspe del proprietario del terreno, scopre la tresca tra Orgo e la passionale Donna Tatuata. Questa, a sua volta, l’abbiamo vista bistrattare con gusto la figliastra Alma, una gentile sordomuta che con Fenix ha stretto un profondo legame di solidarietà tra disillusi. Furente, Concha getta dell’acido sugli amanti, ma Orgo, reso pazzo dal dolore, usa i suoi coltelli prima per staccare di netto le braccia alla moglie e poi per sgozzarsi. La Donna Tatuata fugge portando con sé Alma, davanti agli occhi disperati di Fenix che in un solo momento ha perso tutto.

Diventato adulto, Fenix è rinchiuso in un manicomio dal quale evade quando la mamma sbuca dal nulla per riprenderselo. I due iniziano una nuova vita artistica simbiotica, nella quale Fenix funge da “braccia” della madre in curiosi spettacoli all’interno di un oscuro teatrino. Ma il fragile equilibrio si spezza: sanguinosi delitti cominciano a verificarsi nella città e ricompare anche Alma, alla ricerca del suo Fenix.

Recensione di Santa Sangre

Il sangue scorre a fiumi nel sesto film di Jodorowsky, un melodramma distorto e barocco. Per palati forti.

La “danza” dell’anima, quella soffocata dai traumi infantili, di un piccolo mago circense, di un “bambino prodigioso”. E’ un animo “parlante”, che lascia scorrere ossessioni tormenti, allucinazioni e paranoie. Fenix vorrebbe scappare dalla gabbia familiare fatta di violenza fisica e psicologica, eccessi, complessi edipici, fanatismi religiosi ,imposizioni. Dove non c’è spazio per l’emotività e la sensibilità,manca l’anima. Parla di se’ lo “psicomago” Jodorowsky, un’ autocitazione biografica della sua infanzia e giovinezza di un essere solitario ed emarginato. Un racconto “junghiano” dove sono riversati e mescolati tutti i conflitti interiori e le antiche memorie in chiave surrealista. Prostitute mostruose, nani “orientali”, clown, tatuaggi, un circo, trapezisti, mimi, lanciatori di coltelli, elefanti, il culto fanatico di una santa senza braccia e una piscina dove è adorato il suo sangue, straccioni puzzolenti, matti e soldati alla Frankenstein.

Città del Messico è il luogo ideale per rappresentare questa assurda corte dei miracoli, che trova in una città esplosiva e affascinante la sua collocazione ideale. Un luogo reale quindi, ma anche un luogo dell’anima…un inconscio profondo, dove sono annidati incubi e deliri di morte. Fenix è la creazione d’un alter-ego registico, non a caso sia fanciullo che adulto è interpretato dai figli (o nipoti) di Jodorowsky. Un ragazzo etereo e lunare che si perde in fantasie compensatorie per sfuggire alla terribile realtà.

La vicenda dei Santa Sangre segue un tracciato visionario, distorto e allucinato, la “madre-padrona”,”il padre-padrone”, archetipi d’un passato amaro e da distruggere. Fenix non riesce a stabilire un contatto diretto tra se e le ossessioni, non le metabolizza lasciandosi tormentare e distruggere da esse, confondendole con la realta’. Un aspetto condensato dalla regia nel bagno sanguinolento, fonte di vita inespressa, sgorgante dalle ferite d’un male retroattivo. “Santa Sangre” è una compensazione da cinema molto personale, una vicenda apparentemente sconclusionata,ma in realtà ricca di stratificazioni e significati profondi, traboccante d’immagini indimenticabili (il funerale dell’elefante) e tanta vitalità.

Fenix riesce a ritrovare se stesso e a liberarsi dalle figure genitoriali, e dai suoi lati oscuri solo attraverso l’amore di Alma, una ragazza-mimo sordomuta, che è l’unica persona capace di empatia e di amore, essendo ancora “pura.” Jodorowsky gioca molto anche con i nomi dei suoi personaggi, per rendere più chiaro il percorso interiore del ragazzo. Fenix (Fenice)si distacca dalle imposizioni genitoriali (il padre Orgo che significa orgasmo, e la madre Concha ovvero vagina), e trova il suo io più profondo con l’amore vero ovvero Alma (anima), supera le espressioni meramente sessuali e impulsive trasmesse dalla famiglia, riscoprendo il suo “animus” e il suo lato emotivo, che erano stati sempre repressi da genitori che non amando loro stessi, proiettavano un amore morboso e soffocante sul figlio.

Tutto è perfetto in Santa Sangre : attori bravissimi e semi sconosciuti, una fotografia grezza,ma che resta impressa, scene grottesche e altre commoventi,una splendida colonna sonora. Un film imperdibile, un gioiello onirico che resta “tatuato” nella parte più profonda e sconosciuta di ognuno di noi.

Note positive :

  • Una trama intricata e originale
  • Splendida colonna sonora
  • Scene indimenticabili

Note negative :

  • Estrema visionarietà e simbolismo, che lo rendono non accessibile a tutti