Ritrova te stesso (Black Box): Alla scoperta del proprio io

ritrova te stesso locandina film

Ritrova te stesso

Titolo originale: Black Box

Anno: 2020

Paese: Stati Uniti d’America

Genere: horror

Produzione: Amazon Studios, Blumhouse Productions, Black Bar Mitzvah

Distribuzione: Amazon Prime Video

Durata: 100 min

Regia: Emmanuel Osei-Kuffour

Sceneggiatura: Wade Allain-Marcus, Stephen Herman, Emmanuel Osei-Kuffour

Fotografia: Hilda Mercado

Montaggio: Glenn Garland

Musiche: Brandon Roberts

Attori: Mamoudou Athie, Phylicia Rashad, Amanda Christine, Tosin Morohunfola, Charmaine Bingwa

Black Box, divenuto in italiano Ritrova te stesso, è il primo lungometraggio scritto e diretto dal regista Emmanuel Osei-Kuffour Jr., facente parte del progetto Welcome to The Blumhouse, creato dalla casa di produzione di Jason Blum e Amazon Studios per poi approdare all’interno di Prime Video. Welcome to The Blumhouse è basato su otto film a carattere horror/thriller che verranno rilasciati in due trance: quattro ad ottobre ( Black Box, The Lie, Evil Eye, Nocturne) e altri quattro ad inizio 2021. Il tutto rende questo progetto come una serie antologica a tema horror ( benchè non ufficialmente) da parte di Amazon ricalcando ciò che è stato realizzato in precedenza con Master of Horror e più recentemente da Into The Dark.

Black box e The Lie sono stati distribuiti a partire dal 6 ottobre su Prime video.

Trama di Ritrova te stesso

Sei mesi dopo un tragico incidente automobilistico, il giovane reporter fotografico Nolan si trova in mano una vita distrutta e annebbiata dove ogni cosa sembra svanirgli totalmente. Quel giorno di sei mesi fa l’uomo ha perso la propria moglie, mentre lui è rimasto in vita per puro miracolo ma con gravi problemi neurologici. La sua memoria non funziona più come dovrebbe, gli stessi ricordi del passato e sulle semplici cose della vita di tutti i giorni sono svaniti completamente dalla sua mente. Tutti i giorni per lui sono ormai una lotta per ricordare ciò che è avvenuto, ed ogni giorno è come ripartire quasi da capo.

A prendersi cura di lui c’è sua figlia Anna, una bambina spigliata di sette anni, che ha assunto il ruolo di capofamiglia aiutando in tutto e per tutto il proprio padre, e un suo amico di gioventù il dottor Gary Yeboah, che cerca di aiutare l’uomo nelle cure mediche.

Nolan stanco dei fallimenti della medicina tradizionale, su consiglio dell’amico, decide di parlare con la dottoressa Lilian Brooks che gli propone un metodo di guarigione molto particolare collegato all’ipnosi. Attraverso la black box, Nolan verrà trasportato all’interno del suo subconscio per risvegliare i propri ricordi. Negli anfratti della mente però ci cela un entità mostruosa che racchiude una terribile verità.

Recensione di Ritrovare te stesso

Nolan guarda un vecchio video di famiglia dove tiene in braccio sua figlia, la sua espressione è confusa, perplessa come se non riconoscesse realmente ciò che vede. Il suo sguardo poi ricade su un album di famiglia dove trova le foto in cui lui, sua moglie e sua figlia sono insieme e felici. Quelle foto però sembrano lasciarlo sempre più confuso, donandogli una sensazione di frustrazione. L’uomo si vuole alzare dal divano ma una forza proveniente da qualcos’altro lo costringe a rimanere seduto tentando di strozzarlo. La voce della figlia lo richiama alla realtà e lo spettatore scopre così , grazie anche ad una stanza piena di postit e dalle battute della bambina, mai didascaliche, che l’uomo è affetto da amnesia, dove la sua parte memorica a breve termine e a lungo termine è intaccato causandogli una perdita di qualsiasi informazione, trasformandolo solo in un guscio apparentemente vuoto.

L’incipit di Ritrovare te stesso risulta interessante donando quel mix prefetto di mistero, sentimentalismo con una buona suspense horror, mostrando fin da subito il mondo ordinario in cui Nolan vive fatto di instabilità, assenza di ricordi, perdita della propria identità e da un tormento interiore, incubi mostruosi che lo attanagliano continuamente, forse causati da un trauma profondo. Questo inizio va anche a mostrare in maniera chiara e concisa quale sia il tema del lungometraggio di Emmanuel Osei-Kuffour Jr: la ricerca dell’io, un viaggio all’interno di se stesso per recuperare l’identità perduta e per rinascere dalla ceneri. Il viaggio di Nolan sarà basato sull’essere di nuovo lui stesso, per poter aiutare la propria bambina a crescere ed evitare l’intervento dell”assistente sociale che potrebbe portargli via la propria figlia.

Ritrovare te stesso possiede una regia soddisfacente, soprattutto nelle scene dell’ipnosi in cui vediamo gli occhi di Nolan muoversi a gran velocità incrementando la tensione narrativa, e una sceneggiatura che nella prima parte narrativa risulta ben scritta andando a fare un lavoro di semina e raccolto notevole. Lo sceneggiatore mostra vari indizi all’interno del lungometraggio per accrescere l’incertezze del pubblico che entra così in un clima di maggior interesse, come la contrapposizione tra i ricordi dell’uomo in foto e quelli presentati da lui all’interno dell’ipnosi. In questo senso possiamo trovare una grossa pecca riguardante l’ipnosi: il personaggio ha solo due ricordi, e sarebbe stato più interessante mostrarli almeno un paio inoltre il mostro appare troppo riconoscibile visivamente e si poteva andare a crearlo stilisticamente in maniera più mostruosa, per incutere quel clima horror che la pellicola possiede poco, calandosi più in un prodotto di suspense che d’orrore.

Un ottima premessa che cade nel nulla

La pellicola di Prime Video cade completamente all’interno di una seconda parte fin troppo mal scritta e mal sviluppata a differenza della prima. Ritrova te stesso risulta un buon prodotto cinematografico fino al primo ( e unico) colpo di scena, in cui lo spettatore si trova davanti ad un evento che non aveva minimamente ritenuto possibile e preso in considerazione. Il guaio è che questo evento inaspettato incanala la storia dentro un’appiattimento narrativo dal punto di vista tematico, in cui lo spettatore stesso perde la sua empatia verso quel protagonista che inizia a vederlo come un essere antipatico.

La rivoluzione sul personaggio principale allontana lo spettatore dal film soprattutto a causa di una sceneggiatura non all’altezza, soprattutto perché si nota in maniera preponderante la mancanza di figure secondarie di livello, compreso il villan, che rimangono come mere macchiette che non creano nessun dialogo costruttivo con “Nolan” o con l’esterno. Lo sceneggiatore introduce all’interno di questa parte il problema del maltrattamento domestico e della violenza sulle donne, ma se questo tema poteva funzionare messo in questo modo serve a poco, solo a condurre lo spettatore verso un finale prevedibile e privo di pathos dove risentiamo un mancato apporto filosofico e psicologico al tema dell’io interiore. Il tutto ricade su una scena finale inutile, con la dottoressa Lilian ( il personaggio più mal scritto di Ritrova te stesso che risulta un ottimo esempio di come non scrivere dei personaggi cinematografici) che potrebbe preannunciare il seguito della pellicola, di cui probabilmente non abbiamo bisogno di assistere.

Ritrova te stesso è un film che può intrattenervi ma sicuramente non è quel horror in grado di poter creare tensione e paura allo spettatore.

Note positive

  • Inquadrature sugli occhi
  • La buona premessa
  • Un cast che non eccelle ma che mostra una buona interpretazione

Note negative

  • Mancato approfondimento della violenza domestica
  • Assenza di un villan tridimensionale
  • Personaggi secondari
  • Seconda parte, dopo il colpo di scena