red state locandina del film

Red State: Kevin Smith contro l’orrore del fondamentalismo cristiano

Recensione del film di Kevin Smith Red State un horror che si rifà ai classici del genere come Non aprite quella porta del 1974

Red State

Anno: 2011

Paese: Stati Uniti d’America

Genere: Horror, Azione

Casa di produzione: The Harvey Boys, NVSH Productions, Smodcast Pictures

Prodotto da: Jonathan Gordon

Durata: 1 hr 28 min (88 min)

Regia: Kevin Smith

Sceneggiatura: Kevin Smith

Montaggio: Kevin Smith

Dop: Dave Klein

Attori: Michael Parks, Michael Angarano, Kerry Bishé, Nicholas Braun, Kyle Gallner, John Goodman, Melissa Leo, Kevin Pollak, Stephen Root

Trailer italiano di Red State

Recensione di Red State

Dimenticatevi la scorrettezza goliardica di commedie come Clerks o Dogma. Il Kevin Smith di Red State, horror poco convenzionale che rifugge da qualsiasi etichetta, è crudelissimo, poco incline all’ironia e non fa sconti o prigionieri.

Tematicamente articolato e pieno di pathos, questo controverso lavoro del regista americano vomita veleno per un’ora e mezza circa, puntando ripetutamente il dito contro i mali della dipendenza da Internet, il fanatismo religioso (in questo caso cristiano), e l’inefficienza dei sistemi giudiziari di fronte a situazioni di estremo pericolo.

Il lungometraggio è stato presentato in anteprima mondiale al Sundance Film Festival nel gennaio 2011 ed ha avuto varie proiezioni in alcuni Festival americani. Red State però non è sbarcato al cinema ma direttamente, come anche in Italia, in Home-Video.

TRAMA DI RED STATE

Trevis (Michael Angarano), Jarod (Kyle Gallner) e Billy-Ray (Nicholas Braun) sono tre liceali in piena tempesta ormonale che un bel giorno contattano online una donna matura disposta a soddisfare le loro voglie. Decisi a intraprendere la notte di sesso della vita, i tre ragazzi finiscono nei pressi della tenuta dei Cooper, una famiglia di fanatici con a capo l’invasato pastore Albin (Michael Parks) che professa la parola di Dio a colpi di armi da fuoco mentre travisa i versetti della Bibbia e porta avanti una personale guerra armata contro la corruzione dei costumi.

Contrapposto ai fondamentalisti, l’agente speciale Keenan (John Goodman) cerca in tutti i modi di arginare la deriva sanguinolenta degli ordini fin troppo poco ortodossi di un boss dell’FBI.

Analisi del film Red State

Ispiratosi alla reale strage di Waco, Smith scrive un film sobrio nell’alternanza d’ironia e crudeltà, sfoderando al punto giusto dei logorroici ma sempre puntuali dialoghi che richiamano la penna di Quentin Tarantino. La crudezza della messa in scena viene enfatizzata dalla scrupolosa scelta delle ambientazione, in particolare gli interni claustrofobici della tenuta dei Cooper, memori e degni di casa Sawyer di Non aprite quella porta (1974) di Tobe Hooper.

Red State brilla di un’estetica secca e senza fronzoli nelle scene d’azione, violente e frenetiche come nella tradizione del miglior cinema di Sam Peckinpah, discendendo con ritmo fresco, fluido e imprevedibile nell’inferno di un’America oscura e sanguinaria forse estremizzata ma non lontana dalla realtà. Le dicotomie tra personaggi non sono mai banali, il buonismo viene allontanato dall’odore acre di sangue e cattiveria, gli spunti su cui riflettere invadono ogni frame con una neutralità da documentario appena intaccata da ironia beffarda e nichilismo.

Ammirevole la bravura degli attori, da uno strabordante ma mai eccessivo John Goodman, all’impressionante prova del feticcio tarantiniano Michael Parks (tutta da gustare la sua agghiacciante “omelia”). Sicuramente un lungometraggio che non incontrerà favori unanimi, il cui finale estremo (non nel senso di “truculento”) potrebbe infastidire le menti non sufficientemente aperte.

NOTE POSITIVE

  • Regia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • La neutralità ideologica

NOTE NEGATIVE

  • Il finale portato alle estreme conseguenze può infastidire qualche spettatore

Newsletter Updates

Enter your email address below to subscribe to our newsletter