Alice Englert e Finn Wittrock in Ratched 1x03

Ratched: Il prequel di Qualcuno volò sul nido del cuculo

Ratched locandina del film

Ratched

Titolo originale: Ratched 

Anno: 2020

Paese: Stati Uniti d’America

Genere: Horror

Produzione: Ryan Murphy Productions, The Saul Zaentz Company, Touchstone Television

Distribuzione: Netflix

Ideatore: Evan Romansky

Stagione: 1

Puntate: 8

Attori: Sarah Paulson, Finn Wittrock, Cynthia Nixon, Jon Jon Briones, Charlie Carver, Judy Davis, Sharon Stone

Trailer italiano di Ratched

Ambientata nel 1947, la serie Netflix di Evan Romansky si basa sul celebre romanzo del 1962 Qualcuno volò sul nido del cuculo di Ken Kesey, dal medesimo testo lettarario da cui è stato tratto il cult omonimo del 1975 diretto da Miloš Forman e premiato con cinque Oscar, incluso miglior film. La serie dunque non è altro che un prequel della storia narrata da Kesey incentrato sulle origini dell’infermiera Mildred Ratched.

Ratched, viene distribuita da Netflix con un ordine iniziale di due stagioni, dopo che il servizio di video on demand se ne è aggiudicato i diritti in seguito a una guerra di offerte che ha visto come concorrenti Hulu e Apple Tv+. Il progetto riunisce la protagonista Sarah Paulson con il produttore esecutivo Ryan Murphy, con il quale aveva già collaborato, anche più volte, in American Horror Story, American Crime Story e FEUD. Per andare a realizzare la serie Ryan Murphy ha dovuto effettuare un anno per anno per assicurarsi i diritti sul personaggio di Mildread Rathced e la partecipazione della proprietà Saul Zaentz e di Michael Douglas, detentori dei diritti di Qualcuno volò sul nido del cuculo per lo schermo. Oltre a dirigerne i primi due episodi, Murphy ne è il produttore esecutivo con Douglas. Le musiche invece sono state realizzate da Mac Quayle.

Trama di Ratched

La serie tv narra le vicende di Mildred Ratched, una giovane donna senza scrupoli che prende servizio come infermiera presso l’istituto psichiatrico di Lucia, in California per seguire da vicino le pratiche attuate dal visionario dottor Richard Hanover, nel tentativo di curare la mente umana. Ben presto si scopriranno però le vere intenzioni che hanno spinto la donna a lavorare nella struttura.

Charlie Carver, Judy Davis e Sarah Paulson Ratched 1x03
Charlie Carver, Judy Davis e Sarah Paulson Ratched 1×03

Recensione di Rathched

Ratched è una serie televisiva thriller e drammatica, a tratti con delle caratteristiche horror. Sembra
essere una denuncia delle atrocità commesse all’epoca anche se non c’è mai un giudizio esplicito verso questo aspetto. Le pratiche efferate e inumane che vengono messe in pratica nella struttura sono implicitamente introdotte fin dai primi istanti in cui viene mostrato il cancello dell’istituto psichiatrico: la scritta in ferro battuto ricorda moltissimo, infatti, quella che si trovava all’ingresso dei campi di concentramento quasi come monito verso lo spettatore

La prima cosa che si nota fin dai momenti iniziali del pilot è l’estetica poetica della serie tv, dove tutti gli elementi dell’impianto scenografico e fotografico, vanno a rendere Rathced accattivante dal punto di vista visivo, dimostrando come questi non siano elementi casuali o utilizzati per puro diletto dalla produzione ma hanno una specifica funzione all’interno del prodotto audiovisivo, in quest’ottica è indubbio asserire che l’elemento estetico che più di tutti salta all’occhio e che è risulta estremamente funzionale alla narrazione è l’uso del colore.

I colori scelti in Ratched sono colori forti, vividi e saturi. Questa scelta dona alle scene rappresentata una sensazione di surrealismo che mette fin da subito in chiaro la distanza e della storia raccontata dalla realtà a cui siamo comunemente abituati. I colori forti e accesi sembrano anche simboleggiare la forza delle emozioni e dei sentimenti provati dai vari personaggi: come se non si fosse una via di mezzo ma tutto è caratterizzato dagli eccessi. Questa scelta inoltre sembra caricaturizzare i luoghi e gli ambienti rendendoli ancor più esagerati ed esasperati rispetto alla realtà. Per accentuare la saturità dei colori spesso vengono impiegate tinte complementari come il rosso è il verde, il blu e l’arancio. L’uso dei colori complementari crea dunque contrasto e dinamismo ma aiuta anche a bilanciare la scena restituendo un’immagine estremamente armoniosa e piacevole. Inoltre, spesso si ha la contrapposizione tra colori caldi e freddi che, ancora una volta aiutano a creare dinamismo e contrasto nelle diverse scene.

La serie è prevalentemente verde, verde acqua o blu, caratterizzata dunque da colori freddi che esprimono, tendenzialmente, tranquillità, calma, meditazione, isolamento, solitudine, tristezza. Sensazioni in profondo contrasto con ciò che invece vediamo sullo schermo. Questo aspetto di contrasto potrebbe essere considerato come una chiave di lettura della serie tv. Questa cura cromatica non caratterizza solo le scenografie e i costumi ma spesso influenza anche l’illuminazione. In alcune scene, infatti, l’illuminazione scelta dal regista non è naturale ma è caratterizzata da altre tinte. I toni che maggiormente sono utilizzati sono quelli del verde e del rosso. Anche questa scelta è funzionale alla narrazione infatti tende a sottolineare specifici momenti della storia: l’illuminazione verde, ad esempio, viene spesso impiegata durante momenti di lussuria [Mildred all’inizio di Ratched quando passa accanto a due impiegati dell’ospedale che fanno sesso illecitamente e anche quando ha una fantasia su Gwendolyn Briggs]. Dall’altra parte l’illuminazione rossa simboleggia la perdita di controllo [quando il dottore Hanover si droga tutta la scena diventa rossa].

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RATCHED (L to R) SARAH PAULSON as MILDRED RATCHED and CYNTHIA NIXON as GWENDOLYN BRIGGS in episode 103 of RATCHED Cr. SAEED ADYANI/NETFLIX © 2020

La bellezza estetica ed espositiva, di cui abbiamo parlato finora, risulta in forte contrasto con la bruttezza interiore dei personaggi. Questa sensazione di contrasto e stridio è un altro aspetto estremamente ricorrente durante tutta la serie tv. Immediatamente riusciamo a percepire un forte senso d’incoerenza dovuta alle contrapposizioni a cui assistiamo: quello che viene raccontato è smentito da quello che vediamo [la caposala dice che nella clinica i pazienti devono essere sedati con tecniche umane quando invece ci mostrano una sedazione tutt’altro che umana e delicata, oppure ancora l’unica persona che prova un po’ di compassione verso i pazienti e le crudeltà a cui vengono sottoposti non è altro che un infermiere con a faccia sfregiata che viene definito mostro e quindi che per natura dovrebbe essere abituato o per lo meno associate alla cattiveria e alla crudeltà. Oppure ancora vediamo un dottore prodigarsi per curare malattie mentali con tecniche efferate di cui pare credere l’efficacia ma si commuove quando per la prima volta riesce ad aiutare una paziente come se dunque non abbia mai creduto fino in fondo alle sue stesse pratiche. Ancora una volta viene detta una cosa ma viene poi mostrata l’opposto].

Anche il montaggio è particolarmente interesse, è infatti sempre dinamico, talvolta caratterizzato da
una doppia inquadratura per poterci dare la possibilità di vedere contemporaneamente le azioni e le emozioni di diversi personaggi. Questa tecnica, nello specifico, viene usata per mostra personaggi
affrontano la stessa situazione: diversi punti di vista che forniscono però una panoramica più completa rispetto a quello che potremmo concludere vendendo solo un punto di vista. In questo modo sembra quasi che il montaggio voglia portare lo spettatore a farsi una propria idea e un proprio giudizio in merito a ciò che viene raccontato e mostrato senza quindi essere prevalentemente influenzato da un punto di vista piuttosto che un altro.

Questa tecnica di montaggio è spesso inoltre funzionale a un altro aspetto su cui la serie tv gioca molto: ovvero la decisione come risultato di una manipolazione. O meglio: in diverse occasioni non vediamo l’infermiera agire di prima persona nel ledere la persona altrui ma vediamo come manipolando la mente di altri personaggi più deboli e indifesi di lei riesca a spingerli a compiere atti indescrivibili. Dunque, spesso lo spettatore si trova a chiedersi dove finisca la colpa della Ratched e dove inizi quella dell’altro personaggio. Lei è veramente responsabili di alcuni crimini oppure la responsabilità è da imputarsi agli altri e alla loro debolezza nel non essere in grado di contrastare un pensiero così crudele? La doppia inquadratura sottolinea proprio questa divisione delle colpe mostrandoci come l’infermiera di allontani quasi indifferente mentre l’altra persona agisce spinto da lei.

Sarah Paulson in Ratched 1x08
Sarah Paulson in Ratched 1×08

Mildred Ratched

Un elemento estremamente positivo di Ratched è l’interpretazione della Paulson che riesce perfettamente a incarnare e rappresentare l’infermiera sadica e senza scrupoli, protagonista della serie. È interessante notare che tutta la storia è di fato portata avanti prevalentemente da donne risolute e determinate. La protagonista è dunque affiancata da numerose donne diverse tra loro che incarnano i più disparati caratteri femminili. Le femme fatale sono dunque un elemento ricorrente della serie tv che sottolinea la forza e l’importanza della figura femminile anche in un epoca in cui questa era ritenuta secondaria o non altezza.

Ritornando alla protagonista, Mildred Ratched è un personaggio particolarmente complesso e intricato. A tratti vediamo la sua risolutezza e la sua determinazione mentre in alcuni momenti risulta essere un personaggio particolarmente fragile. È una donna che inizialmente ha ben chiaro il suo scopo ma più si avvicina all’obiettivo più questo viene messo in discussione facendola dubitare di tutto e provocando in lei una sorta di crisi d’identità che si concluderà solo grazie all’aiuto altrui. Crede di sapere cosa deve fare e che ruolo deve ricoprire ma in realtà è continuamente soggetta e incertezze che mettono in dubbio tutto ciò per cui sta lavorando e lottando. È un personaggio estremamente mutevole perché cambia spesso opinione o atteggiamento [inizialmente vuole curare il lesbismo ma poi decide di aiutare le donne a scappare). Sembra dunque che spesso sia una persona incoerente, perché prima fa una cosa poi cambia idea: questo aspetto non è da imputare a dei buchi di trama o a degli errori nella sceneggiatura ma semplicemente al fatto che anche lei tutto sommato ha una mente particolarmente problematica e in una mente disturbata non può che regnare caos e confusione. Proprio per questo cambia spesso obiettivo, mantenendo però sempre una buona lucidità mentale. Anche lei dunque non è una persona normale perché è diversa da quello che la società si aspetta da lei (lesbismo).

Ratched è quindi un miscuglio di emozioni e sentimenti: ora gelida e impassibile, ora dolce e amorevole, non esita a dar fondo al proprio talento manipolatorio per interesse personale. È una mistificatrice che raggiunge i suoi scopi con determinazione e pazienza e la cui freddezza deriva da traumi passati che si scopriranno solo in itinere. Una perfezione quasi maniacale rappresentata dalla sempre perfetta capigliatura.

Un altro tema ricorrente nella serie è il distaccamento dalla realtà non solo tra i pazienti della clinica ma anche tra le persone che sembra normale e non malate come a caposala che è convinta fermamente di essere desiderata da dottore quando invece tutto ciò che pensa è semplicemente frutto della sua mente. Come quasi a suggerire che per poter avere dei problemi mentali non occorre essere malati o che forse, un po’ tutti, abbiamo questo tipo di problema visto che capita a chiunque di fantasticare sui più svariati argomenti. Oppure ancora il dottore fa uso di farmaci per allontanarsi dalla realtà e poterla accettare: Tutte le persone che sembra normali se paragonate ai pazienti del manicomio in realtà sono anch’esse profondamente intaccate.

È interessante notare alcune citazioni cinematografiche come quella fatta a Shutter Island di Scorsese [l’infermiere con la faccia sfigurata che saluta è paragonabile alla vecchietta che nel film di Scorsese invita al silenzio]

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