Uma Thurman in Pulp Fiction

Pulp Fiction: Un film nato dai pulp magazines

Recensione del cult movie Pulp Fiction, il secondo lungometraggio di Quentin Tarantino del 1994
Pulp Fiction locandina film

Pulp Fiction

Titolo originale: Pulp Fiction

Anno: 1994

Paese: Stati Uniti d’America

Genere: gangster

Produzione Miramax Films, A Band Apart, Jersey Films

Distribuzione: Cecchi Gori Group

Durata: 154 minuti

Regia: Quentin Tarantino

Sceneggiatura: Quentin Tarantino

Fotografia: Andrzej Sekuła

Montaggio: Sally Menke

Musiche: AA. VV.

Attori: John Travolta, Samuel L. Jackson, Uma Thurman, Bruce Willis, Tim Roth, Amanda Plummer, Maria de Medeiros, Ving Rhames, Eric Stoltz

Trailer italiano di Pulp Fiction

Recensione di Pulp Fiction

Dopo l’esordio alla regia con Le Iene (1992), Tarantino presenta la sua seconda opera, Pulp Fiction, uscito nelle sale di tutto il mondo nel 1994, vincendo la palma d’oro a Cannes, un Oscar e un Golden Globe per la miglior sceneggiatura. Film spartiacque del cinema degli anni 90, Pulp Fiction si ispira alla narrativa criminale dei pulp magazines, riviste economiche stampate su carta di bassa qualità che trattano di argomenti a sfondo violento e sessuale, in voga negli anni 30 e 40. Il film originariamente doveva essere un insieme di storie a tema, appunto, “Pulp”, scollegate tra loro, ma poi Tarantino decise di unirle in un unico lungometraggio.

Trama di Pulp Fiction

Ci sono quattro vicende che si intrecciano a Los Angeles. Una poco cauta coppia di rapinatori alla Bonnie & Clyde, “Zucchino” e “Coniglietta”, decidono improvvisamente di rapinare la tavola calda nella quale stanno facendo colazione, l’Hawthorne Grill. I gangster Jules Winfield e Vincent Vega, recuperano una misteriosa valigetta (un vero e proprio MacGuffin) e ripuliscono la loro auto imbrattata di sangue con l’aiuto del mitico Mr. Wolf, finendo nella tavola calda della prima storia. Vincent Vega deve portare a cena fuori la moglie del suo capo, Mia Wallace. Il pugile Butch, accordato per un incontro truccato, scappa dopo non aver rispettato il suo patto.

Analisi di Pulp Fiction

Il cammino dell’uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre; perché egli è in verità il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti.

Jules Winfield – Pulp Fiction

Pulp Fiction rappresenta una vera e propria rivoluzione nel cinema indipendente, con i suoi dialoghi fuori dal comune e le sue sequenze spinte. La regia è magistrale, le ambientazioni costruite sono perfette. Le musiche vanno dal Rock al Blues alla caratteristica “Surf music” mentre le vicende vengono narrate in un ordine non cronologico, proprio come in “Le iene”. Il regista di Knoxville sviluppa le storie e le lascia in sospeso, in un procedimento circolare il cui culmine si ha con il finale, che spiega tutto ciò visto in precedenza, terminando con una specie di “epilogo”.

Le scene di Pulp Fiction sono ormai entrate nell immaginario di ogni appassionato di cinema in questo pianeta. Sono, accompagnate da una colonna sonora perfetta, divenute dei veri e propri cult nel cinema internazionale. Ne sono un esempio la gara di ballo al Jack Rabbit Slim’s, con una performance esemplare da parte di John Travolta e Uma Thurman, oppure il monologo biblico di Samuel L. Jackson.

Tarantino regala una delle sue sceneggiature pungenti, farcite di dialoghi brillanti, surreali, grotteschi, che divagano in argomenti totalmente futili e fuor luogo, ma che comunque rimangono interessanti a prescindere dal contesto; dall’importanza di un massaggio ai piedi, ad una discussione teologica sul significato dei miracoli. D’altro canto, lo stesso titolo spiega la vera natura del film: come già detto si ispira alla narrativa “pulp” un termine usato per indicare un miscuglio di tempi e luoghi, e questo film ne è la massima espressione.

Note positive:

Regia e sceneggiatura
Interpretazioni degli attori

Note negative

La trama potrebbe sembrare poco centrata a causa della struttura labirintica della narrazione

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