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Profumo – Storia di un assassino (2006): Amore e Genio

profumo storia di un assassino la locandina del film

Profumo – Storia di un assassino

Titolo originale: Das Parfum – Die Geschichte eines Mörders

Anno: 2006

Paese: Germania, Spagna, Francia

Genere: Drammatico, Thriller

Produzione: Castelao Producciones S.A., Constantin Film Produktion, Nouvelles Éditions de Films

Distribuzione: Medusa Film

Durata: 147 min

Regia: Tom Tykwer

Sceneggiatura: Tom Tykwer, Andrew Birkin, Bernd Eichinger

Fotografia: Frank Griebe

Montaggio: Alexander Berner

Musiche: Tom Tykwer, Johnny Klimek, Reinhold Heil

Attori: Ben Whishaw, Alan Rickman, Rachel Hurd-Wood, Dustin Hoffman, Karoline Herfurth, David Calder, Simon Chandler, Jessica Schwarz, Sian Thomas

Trailer originale di Profumo – Storia di un assassino

Trama di Profumo – Storia di un assassino

17 luglio del 1789, una pescivendola dà alla luce un bambino, ma credendolo morto lo abbandona con incuranza in uno sporco e sudicio mercato. Il neonato però non vuole morire e così inizia a emettere i suoi primi respiri seguiti da un forte pianto che incuriosisce la folla del luogo e la polizia che cattura e impicca la madre del piccolo per infanticidio.

Jean-Baptiste Grenouille, rimasto orfano viene mandato nell’orfanotrofio di Madame Gaillard e ben presto inizierà a sviluppare un olfatto superiore alla norma. Proprio questo senso diverrà nel tempo la sua ossessione che lo poterà verso una strada fatta di omicidi per catturare l’essenza del profumo perfetto.

Ben Whishaw in Profumo - Storia di un assassino
Ben Whishaw in Profumo – Storia di un assassino

Recensione di Profumo – Storia di un assassino

È l’infettiva e nauseabonda puzza di un sudicio mercato parigino del XVIII secolo che la storia di Jean-Baptiste Grenouille inizia, con la sua improbabile sopravvivenza a un parto forzato e segreto il cui epilogo doveva essere più un aborto che una nascita. Questo individuo, protagonista della affascinante storia che lo riguarda, fu – nella finzione – uno degli uomini più geniali mai esistiti. Non se ne sente parlare ancora oggi – dice il narratore – perché il proprio genio riguardava un ambito che non lascia traccia: il regno degli odori. In realtà, come  si vede nello sviluppo della storia, qualche traccia la lascia. Omicidi, per esempio. Oppure un profumo miracoloso dai poteri ancora oggi talmente inimmaginabili per un essenza da ritenerli ancora una fantasia come le proprietà dell’elisir di lunga vita o del nettare degli dèi. 

Il Profumo (2006) per la regia di Tom Tykwer è il film adattamento di uno dei tentativi narrativi più interessanti del Novecento (il Profumo, 1985, Patrick Süskind), ciò che sta alla base della storia di Grenouille è cercare di far ingranare l’innata capacità geniale, che produce ambizioni estreme e grandiose, e lo stigma sociale come conseguenza e reazione dell’incomprensione di ciò che è insolito, diverso, inquietante, e infine criminale. Una storia che mostra nelle sue caratteristiche la separazione e l’incomunicabilità di due piani inconciliabili di realtà: quello comune e quello del genio. 

Passando attraverso un sublime mélange di noir, realismo magico e mystery, il Profumo sfocia nella filosofia ed è in essa che la diegesi trova la sua piena realizzazione, e la ricezione del contenuto della narrazione la sua penetrabilità nella coscienza dello spettatore. Con temi psicologici che richiamano lo Zarathustra di Nietzsche, e attraverso la natura filosofica dell’aspetto caratterizzante la genialità del protagonista, Süskind e dunque il film, racconta i tratti di una gnoseologia olfattiva, che si rivela in grado di produrre un oggetto unico e meraviglioso in grado di compiere prodigi. Come quello di rovesciare lo stigma e l’odio nel loro opposto, suscitando un tipo di riverenza caratterizzata da una peculiare forma di adulazione febbricitante, entusiasta e totale nei confronti di chi ne dispone. Quando Grenouille scopre l’esistenza dell’arte profumiera crede di poter realizzare il suo sogno: estrarre l’essenza olfattiva di ciascuna cosa. Ben presto, però, questo desiderio si trasforma nella volontà di creare un profumo unico, tratto da ciò che di migliore Grenouille abbia mai “odorato”, vale a dire, per lui, “conosciuto”: l’odore umano femminile.

Scena di  Profumo - Storia di un assassino
Scena di Profumo – Storia di un assassino

Quali sono i temi di questa narrazione particolare? Perché vale la pena sempre di nuovo parlarne? Districandosi tra l’affascinante scenografia e la suggestiva sceneggiatura, nascosto negli effluvi olfattivi degli oli essenziali, c’è il segreto dello sconosciuto: Grenouille e il suo essere fantasmatico, il profumo che produce, e l’amore. Cosi come del primo noi non sappiamo niente, per la sua straordinaria potenza che esercita nei comuni mortali non possiamo neppure immaginarne la fragranza e gli effetti inebrianti che potrebbe suscitare nelle nostre percezioni e nel nostro animo. Proprio come Grenouille non riesce a conoscere e resta alieno a qualsiasi declinazione dell’amore. Ciò però non appaga il protagonista, nel momento in cui si rende conto che nessun artificio tecnico, nemmeno la sua creatura, può renderlo capace di amare ed essere amato. Non riuscendo a trovare una via per vivere, Grenouille mantiene un distacco alieno dal, e al contempo lucido sul, mondo e sulla vita sino alla fine.

Insoddisfatto di quello che riteneva il suo scopo nella vita, continua a essere straniero in questo mondo, estraneo ai meccanismi emotivi e al gioco sociale e politico della vita. Viene al mondo da “assolutamente altro” e se ne va come tale, senza lasciare alcuna traccia.  

Oltre al netto conflitto tra generalità e vita, in ultima analisi, il film invita a riflettere se sia la genialità a essere estranea all’amore oppure l’amore stesso a essere migliore e più auspicabile della genialità. In entrambi i casi il significato e la trama del film sembrano voler sostenere che le due cose tendono a escludersi reciprocamente: le caratteristiche del genio, quali l’incomprensibilità e l’assoluta alterità sono estere all’amore, lo rendono impraticabile, assente. 

Note positive

  • Fotografia
  • Sceneggiatura
  • La selezione e la performance attoriale di un cast semi-stellare
  • L’abilità registica di gestire senza banalizzare o snaturare una storia psico – filosofica tanto affascinante quanto perturbante quale è quella del romanzo di Süskind.

Note negative

  • La sequenza della prostituta

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