Non succede, ma se succede

Titolo originale: Long Shot

Anno: 2019

Paese di produzione: Usa

Genere: Commedia

 

CAST TECNICO

 

Regia: Jonathan Levine

Sceneggiatore: Dan Sterling

Dop: Yves Bélanger

Musica: Marco Beltrami, Miles Hankins

 

Aspect Ratio: 1.85 : 1 (some scenes), 2.35 : 1

Durata: 2h 15 m

Produzione: Good Universe

Distribuzione: 01 Distribution

 

CAST ARTISTICO

Charlize Theron, Seth Rogen, O’shea Jackson Jr, Andy Serkis, June Diane Raphael, Ravi Patel, Bob Odenkirk, Alexander Skarsgard

 

Non succede, ma se succede… – Recensione film

Scegliere lui mi sembra perlomeno incauto!

cit. Non succede, ma se succede…

La commedia romantica di Jonathan Levine con Seth Rogen e Charlize Theron è un film sui ruoli, sull’amore, sulla passione, sul compromesso nella vita come nella politica e sull’integrità.

TRAMA

Il giornalista Fred Flarsky, integerrimo, orgoglioso e idealista si imbatte fortuitamente in quella che fu da bambino la sua babysitter ossia la affascinante e ammirata Charlotte Field, Segretaria di Stato e candidata a diventare il primo Presidente donna degli Stati Uniti. Fred finirà per lavorare per Charlotte come autore dei suoi discorsi elettorali. I due si avvicineranno sempre più dando vita ad una storia d’amore appassionata e sincera, ma scomoda per il ruolo di prestigio per cui Charlotte si candida a ricoprire.

Charlize Theron in Long Shot (2019)

ANALISI FILMICA

È un film molto attuale e puntuale Long shot, che arricchisce l’alchimia e la relazione intensa tra i due protagonisti di verità e messaggi importanti e non banali. Si ride di cuore dall’inizio alla fine, ma accanto al riso si riflette grazie ad un umorismo che sostituisce la comicità, secondo la definizione pirandelliana.

L’umorismo pirandelliano è infatti una forma di percezione della realtà oltre le finzioni, la riflessione critica che scaturisce dall’andare oltre l’aspetto comico, dall’analizzare le cause stesse della comicità. In Non succede, ma se succede… tutto ciò che è comico cela in realtà profonde verità: la necessità per un personaggio pubblico di apparire in un certo modo, spesso lontano da ciò che si è (la famosa maschera pirandelliana); la necessità di scendere a compromessi in un mondo di meschinità ed interessi che difficilmente permette comportamenti coraggiosi ed idealistici; la paura della gogna pubblica e mediatica, vera Inquisizione dei giorni nostri.

Charlize Theron and Seth Rogen in Long Shot (2019)

Si parla di fake news, di donne, di ambiente, di propaganda politica, e in generale di caduta di valori per cui diventa difficile distinguere chi è repubblicano da chi è democratico, chi è cristiano da chi non lo è. È un mondo fluido, volatile, confondente, intercambiabile il nostro, dove sogni e ideali sono in via d’estinzione. Ma se non ci sono sogni nè ideali, allora non ci può essere l’amore, non ci può essere il coraggio, non ci può essere l’integrità morale, e il rispetto per se stessi prima che per gli altri viene meno. Ciò che conta è il gossip, il modo di vestirsi, il modo di apparire, i click. Chi vuol essere un politico con un progetto si trova per forza di cose ad essere un politicante in perenne campagna propagandistica; chi vuole rimanere fedele ai propri principi diventa un perdente nella società.

Tutto ciò è evidente nel film, ma tutto ciò viene rovesciato, viene abbattuto dalla forza della finzione e della fantasia. Amor vincit omnia dicevano i Latini: forse l’Amore non vince ovunque, ma sicuramente può vincere nell’arte, nel cinema, prendendosi una rivalsa nei confronti di una realtà che spesso lo svilisce. La distanza tra “classi sociali e culturali” viene superata, gli ideali sconfiggono gli interessi e la felcità reale primeggia su quella costruita. È una favola moderna Long shot, contingente e universale allo stesso tempo, vicina e lontana, ingenuamente lieta e intelligentemente critica.

NOTE POSITIVE

  • Cast
  • Sceneggiatura
  • Temi di attualità

NOTE NEGATIVE

  • Ripetitività di alcune scene