Perfect Sense scena film

Perfect Sense: Un virus misterioso si propaga nell’umanità

Recensione di Perfect Sense, un film di epidemia mondiale del 2011 con due grandi attori come Ewan McGregor ed Eva Green
Perfect Sense locandina

Perfect Sense

Anno: 2011

Paese di Produzione: Germania, Regno Unito, Danimarca, Svezia

Genere: fantascienza, romantico

Casa di produzione: Zentropa Entertainments, Subotica Entertainment

Durata: 1h 28m

Regia: David Mackenzie

Sceneggiatura: Kim Fupz Aakeson

Montaggio: Jake Roberts

Fotografia: Giles Nuttgens

Attori: Ewan McGregorEva Green

Trailer italiano di Perfect Sense

Recensione di Perfect Sense

Presentato in anteprima al Sundance Film Festival 2011, il regista David Mackenzie ( Young Adam, Hallam Foe) crea una storia in Perfect Sense alquanto disturbante nella sua tematica e nella sua drammaticità mostrando tutta la fragilità dell’umanità e l’importanza stessa di ogni singola funzione sensoriale del nostro stesso corpo, che tante volte diamo per scontato, senza ricordarsi che ogni singolo muscolo e parte del nostro organismo ha uno scopo ben preciso e fondamentale per far muovere correttamente la nostra macchina biologica: se un singolo componente si blocca, il nostro mondo non può che mutarsi per sempre.

Trama di Perfect Sense

Nel mondo incomincia a comparire una strana malattia: alcuni individui scoppiano in momenti di folle pianto e d’incredibile tristezza, una volta ripresosi da ciò si rendono conto di aver perso l’olfatto, non riuscendo più a percepire nessun profumo nel mondo. Ben presto l’umanità dovrà far conto con questa perdita e la stessa memoria del senso olfattivo con il tempo andrà a perdersi completamente.

Perfect Sense mostra il tutto attraverso la storia di due individui bloccati da delle loro debolezze e problematica interiore che non gli permettono di vivere appieno la vita stessa, sto parlando di Susan, epidemiologa, e Michael, uno chef che lavora in un ristorante sotto casa della giovane. Il lungometraggio mostra, in contemporanea alle perdite sensoriali l’inizio e l’evolversi della loro storia d’amore.

Analisi di Perfect Sense

C’è l’oscurità, c’è la luce, ci sono uomini e donne, c’è il cibo, ci sono i ristoranti, le malattie, c’è il lavoro, il traffico, i giorni così come li conosciamo, il mondo così come lo immaginiamo. Sopraffatti dal dolore, le persone sono segnate da tutto ciò che hanno perso. Amanti che non hanno mai avuto, tutti gli amici partiti, il pensiero di tutte le persone ferite…

Susan – Perfect Sense

Siamo lontani da quei capolavori cinematografici che trattano di epidemie mondiali da virus come Contagion, sempre del 2011, o il classico La città verrà distrutta all’alba (1973), non tanto per l’originalità della storia dato che Perfect Sense si basa su una idea narrativa alquanto geniale e di enorme potenza emozionale, probabilmente ancor di più dei due film citati sopra, ma si ritrova colpevole di una sceneggiatura di Kim Fupz Aakeson che arranca per tutto il racconto non riuscendo né a creare due protagonisti tridimensionali con cui poter empatizzare ma che rimangono per tutta la durata visiva due semplici macchiette, né a donare quel clima ansiogeno e di pathos che il lungometraggio avrebbe avuto bisogno a causa anche di molteplici dialoghi scritti male che non riescono ad aumentare, neppure sotto l’aspetto tematico, l’interesse narrativo. La storia invece diventa un ibrido innaturale tra vari generi: film di cucina, thriller fantascientifico ecologico e romantico in cui diventa prigioniero di se stesso non trovano il giusto ossigeno per poter espandersi in maniera naturale.

Perfect Sense risulta, così, nel suo evolversi una storia dall’incredibile banalità non tanto per il finale, che lo spettatore si immagina già dall’inizio della pellicola, ma sopratutto per il modo in cui la narrazione procede che risulta piuttosto superficiale nella sua incapacità di mostrare quel dramma e quella paura dell’essere umano nell’assistere a tale epidemia dall’esito scontato. Dal punto di vista di sceneggiatura l’unica nota d’interesse risulta l’essere la modalità con cui l’umanità riesce a reinventarsi ogni qual volta un elemento sensoriale scompare, facendo così nasce la cultura dei suoni e delle vibrazioni oppure quella del cibo tattile, freddo o caldo e croccante.

Il lavoro del cineasta David Mackenzie non incide nemmeno nell’aspetto registico che oltre a mostrare alcune sequenze eccessivamente traballanti sull’attore Ewan McGregor che non hanno senso d’esistere essendo fini a sé stessi, fatica a gestire i suoi due grandi attori cinematografici, che oltre l’attore scozzese di Big Fish vede nei panni dell’altra protagonista Eva Green, i quali si rendono partecipi di una prova attoriale pallida e poco naturale non riuscendo a incidere all’interno della storia e apparendo, sopratutto nel momento della rabbia, piuttosto irrealistici. Il punto di forza dell’intera storia rimane però quel senso di preoccupazione che riesce, seppur in minima parte a raggiungere lo spettatore, grazie a un montaggio che in alcune scene riesce a mantenere alta l’attenzione dello spettatore sopratutto attraverso i momenti in cui vediamo istanti di vita mondiale con sotto la voice over della protagonista Susan.

Note positive

  • Montaggio
  • Idea alla base del film

Note negative

  • Interpretazioni
  • Regia
  • Sceneggiatura

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