Pepi, Luci, Bom. Quando il cinema spagnolo risorse

Sono nato in un momento sbagliato per la Spagna, ma in un ottimo momento per il cinema ( cit. Pedro Almodovar)

Il cinema spagnolo è un cinema relativamente giovane.

Dico questo in riferimento al fatto che, fino al 1975, la vita culturale spagnola non ebbe vita facile a causa della dittatura di Francisco Franco. Certo ci furono esempi anche antecedenti alla caduta del regime, come per esempio la nascita del “Nuovo Cinema Spagnolo”, nato nel 1962 grazie agli aiuti statali richiesti dall’allora capo della Direzione Generale del Cinema, ma soprattutto dalla Scuola Ufficiale del Cinema, da cui usci una nuova generazione di registi giovani, principalmente con idee di sinistra, quindi avversi al franchismo (come ad esempio Carlos Saura e Fernando Fernàn Gòmez).

Pepi, Luci, Bom. Quando il cinema spagnolo risorse

Ma la vera svolta avverrà durante il processo di Transizione democratica (o Transizione spagnola), ovvero in un lasso di tempo compreso tra il 22 novembre 1975, con la proclamazione di Juan Carlos I di Borbone a nuovo Re di Spagna, al 1° marzo 1979, data delle prime elezioni.

Questo portò all’esplosione di una creatività esasperata e, nel caso del cinema, a una voglia di esibire la libertà espressiva raggiunta.

Uno degli esempi più eclatanti di questo desideri creativo fu senza dubbio la Movida madrilena, un movimento sociale ed artistico nato intorno alla rivista La Luna, e che, in ambito cinematografico, ebbe come massimo esponente Pedro Almodòvar.

“Sono cresciuto, ho goduto, sono ingrassato e mi sono sviluppato a Madrid. E molte di queste cose le ho compiute allo stesso ritmo della città. La mia vita e i miei film sono legati a Madrid come le due facce di una medaglia. Madrid è inafferrabile come un essere umano. Altrettanto contraddittoria e varia” (Pedro Almodòvar).

Il primo lungometraggio del cineasta spagnolo è una sorta di manifesto di questo periodo storico: uno dei film più rappresentativi della Movida madrilena e dei suoi eccessi dovuti alla liberazione dalla dittatura franchista.

La pellicola in questione è Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio (Pepi, Luci, Bom y otras chicas del montón) (1980),  e introduce già tutte le tematiche preferite del regista: sesso, diversità, personaggi femminili forti e soprattutto gusto del trash.

Il film ci presenta tre figure femminili che rappresentano le diverse anime della Spagna, ormai libera.

La prima è Pepi (Carmen Maura qui al suo esordio), oppiomane e mantenuta, la quale ha intenzione di vendere la propria verginità al miglior offerente; ma viene violentata da un poliziotto, una figura autoritaria che sembra ancora vivere all’epoca di Franco.

La seconda figura è la moglie del poliziotto, borghese annoiata e segretamente masochista: spera infatti che il marito la picchi (come capita a molte altre donne), ma quest’ultimo reprime la propria aggressività, almeno nelle mura domestiche, per poi sfogarsi nel suo lavoro.

Questo quadretto domestico è la perfetta sintesi dell’ipocrisia borghese, da cui Luci si staccherà per avviare un rapporto “lesbo” con la sadica Bom, trovando così la soddisfazione che mai aveva ricevuto dal marito.

Il film accumula avvenimenti paradossali e personaggi grotteschi per raccontare la libertà sessuale e la voglia di scoperta che caratterizzava quegli anni. Grazie al personaggio di Pepi (aspirante regista) Almodovar riesce anche a riflettere sul cinema stesso: il personaggio sogna di realizzare un film sulla quotidianità di Madrid, ma finirà col girare stupide pubblicità per prodotti assurdi.

“Mi appassiona da sempre la sensibilità femminile. D’altra parte cinema e cultura spagnola possono contare maggiormente su forti personaggi che su quelli maschili. Garcia Lorca l’ha detto e sostenuto molto prima di me” (Pedro Almodòvar).

Pepi, Luci, Bom. Quando il cinema spagnolo risorse

Il regista in questo modo rende Pepi un suo alter ego femminile, e questo episodio gli permette di fare una critica all’industria cinematografica, che elimina l’identità artistica del processo creativo a favore del consumismo imperante.

Possiamo quindi considerare questo film la nascita del cinema moderno spagnolo: da questo punto in poi tale nazione ha potuto raccontarsi come mai prima d’ora.

Note positive:

  • Il film è pervaso da un senso di libertà espressiva totale, dovuta al fatto che si tratta di una produzione indipendente.
  • Il regista spagnolo aveva solo 31 anni e stava vivendo un periodo storico estremamente stimolante per l’arte in ogni sua forma, e questo viene perfettamente fatto trasparire da ogni immagine, per quanto grezza e ai limiti dell’amatoriale.

Note negative:

  • La pellicola presenta molti dei limiti di un’opera prima: l’inesperienza del regista la si nota soprattutto nel lato tecnico, con inquadrature poco movimentate e montaggio poco ritmato, ma soprattutto il comparto audio è decisamente dozzinale.

Non è sicuramente un film adatto a tutti gli stomaci, viste le tematiche affrontate e certe scene ancora oggi risultano parecchio spinte. A mio avviso questo non è un vero difetto, ma è giusto sottolinearlo.

Emanuele Marchetto 

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